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Michele D'Alterio è
nato a Caserta nel 1968.
Si è diplomato nel 1990 all'Accademia di Belle Arti di Napoli sotto la guida
del Maestro Armando De Stefano.
Svolge attività di insegnamento in scuole pubbliche e presso enti privati
della provincia di Caserta nelle materie Discipline Pittoriche e Computer
Grafica.
Si occupa, oltre che di pittura, di grafica, illustrazione, web design,
fotografia, video e multimedialità. Nel 1998 ha creato a Caserta lo Studio
Dharma dove opera come grafico creativo.
Nel 1996 ha partecipato come illustratore alle selezioni della Mostra del
Libro per ragazzi di Bologna.
Dal 2003 la sua produzione pittorica si fa più corposa, attraverso un
percorso di ricerca che partendo dal surrealismo e dall’espressionismo tende
a sondare territori artistici e linguaggi nuovi, servendosi anche di una
intensa sperimentazione sui materiali.
Nel 2004 ha esposto le sue opere nelle seguenti mostre:
- Gaeta: "Porticato gaetano";
- Caiazzo, Casa della Cultura: "Frammenti di senso";
Nel 2005:
- Santa Maria Capua Vetere: "B-Fronte", Galleria Il Pilastro;
- Roma, Trastevere: "Ab Ovo" a cura dell’Associazione Aistetikà.
Nel 2006:
- Capua, libreria Guida; personale.
- Belvedere di S. Leucio (Caserta), partecipazione alla performance dei
docenti dell’Istituto d’Arte.
Vive ed opera a Caserta.
La sensibilità surreale di Michele D'Alterio di
Marco di Mauro (www.marcodimauro.org)
Michele D’Alterio, esperto di grafica
pubblicitaria e web design, non ha mai abbandonato la pittura, intesa come
ripiegamento su se stesso e proiezione della propria intimità. Nelle sue
recenti opere, in bilico tra figurazione e astrazione, il paesaggio naturale
incarna i lineamenti dello spirito. Nelle fitte rughe del supporto plastico
o cartaceo, nei tocchi di colore denso e materico s’intuiscono le pieghe
dell’anima, che l’artista campano esterna e traduce nella forma del
paesaggio. Con una sensibilità surreale, Michele D’Alterio tende a coniugare
due attitudini opposte: da un lato l’esigenza di aggredire la tela con
impeto nervoso per assecondare i suoi moti interiori, da un altro la volontà
di stemperare le sue pulsioni nell’armonia del paesaggio naturale.
Nelle sue opere confluiscono reperti di vita quotidiana, quali sacchetti di
plastica e frammenti di gomma, avulsi dal proprio contesto per assumere la
dimensione di segni. I riverberi della vita urbana si coniugano a visioni
oniriche, scenari senza tempo dove la profondità non è data dalla
prospettiva tradizionale, bensì dal progressivo diluirsi della materia
pittorica.
Il formato verticale, ispirato alla pittura dell’estremo Oriente, suggerisce
una tensione ascensionale. Le dimensioni della cornice, deliberatamente
superiori a quelle del quadro, esprimono la volontà di non reprimere la
tensione della scena, che idealmente si sviluppa oltre i confini della
tavola.
sito:
www.dharma.it
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2006 |