Intervista a John Surman e John Taylor

Intervista ai protagonisti dei seminari di guida all’ascolto del Pomigliano Jazz Festival

Articolo di Emanuele Sparta


Note biografiche:

John Surman è nato nel 1944 a Tavistok, nel Devon. Polistrumentista (sax baritono, sax soprano, clarinetto basso) e compositore, è considerato uno dei maggiori esponenti del jazz europeo. Ha suonato tra gli altri con con Miroslav Vitous, Dave Holland, Karin Krog, Jack DeJohnette, Elvin Jones, Paul Bley, Bill Frisell, Paul Motian, Gil Evans.
John Taylor è nato a Manchester nel 1942. Pianista e compositore, tra le sue collaborazioni più importanti vanno ricordate quelle con Miroslav Vitous, Enrico Rava, Gil Evans, Lee Konitz, Peter Erskine, Charlie Haden. Dal 1993 insegna piano jazz al Cologne College of Music.


E. Sparta: Qual è stato il vostro primo approccio con la musica e con la musica jazz in particolare?
John Surman: Ho scoperto la musica jazz quando avevo quattordici o quindici anni ascoltando la radio. All’epoca non c’erano i Real book o le trascrizioni che oggi hanno a disposizione i giovani, semplicemente suonavo quello che ascoltavo. Non ero certo in grado di suonare come Coltrane, ma suonare insieme a lui alla radio mi regalava una grande emozione. Poi mi sono trasferito a Londra per studiare clarinetto al college, lì ho iniziato a suonare nei locali jazz.
John Taylor: Quand’ero molto piccolo ascoltavo mia sorella più grande suonare il piano e desideravo imitarla. Appena fui abbastanza grande da arrivare alla tastiera iniziai a farlo, ma non conoscendo la musica cercavo solo di riprodurre ad orecchio ciò che sentivo. Poi mio padre m’insegnò a leggere la musica e quando fui più grande mi mandò da un’insegnante di piano. All’epoca già avevo iniziato ad ascoltare jazz e chiedevo alla mia insegnante di suonarlo, ma lei, continuando a cucire a maglia, mi ripeteva sempre: “Suona solo le tue scale John”, e faceva bene. Poi anch’io mi sono trasferito a Londra.


E. Sparta: Com’è iniziata la vostra collaborazione?
John Surman: Suonando nei locali jazz. Quello era un ottimo periodo per fare jazz a Londra: c’erano molti locali e molte occasioni per suonare.
John Taylor: Io suonavo anche come accompagnatore per cantanti di musica leggera. Può sembrare strano, ma anche quella è stata un’esperienza molto formativa: mi ha insegnato ad essere un buon accompagnatore prima che un buon solista.
John Surman: Quando poi John fu chiamato nel quartetto di Miroslav Vitous in cui suonavo e fu chiesta la mia opinione, dissi che in fondo non era un pianista così male e come seconda scelta poteva funzionare [ride].


E. Sparta: Cosa significa per voi suonare in duo?
John Surman: Suonare in duo è soprattutto una questione di feeling. Ormai sono anni che ci conosciamo e suoniamo insieme. Quando inizio un assolo John sa sempre dove sto andando ed è in grado di seguirmi, e viceversa naturalmente. Abbiamo fatto lunghe tournee insieme ed il fatto di condividere la fatica, lo stress, gli aerei persi, le pessime serate e tutto il resto ci ha permesso di creare una sintonia incredibile. Ma anche non stare insieme per un po’ aiuta. Ad esempio adesso sono sei settimane che non ci vediamo ed il concerto di stasera sarà un modo per rincontrarci, per confrontarci sulle esperienze che ognuno ha portato avanti in questo periodo.
Quali sono gli stimoli che vi spronano nella vostra ricerca musicale?
John Taylor: C’è sempre qualcosa di nuovo da dire: ogni giorno siamo più vecchi e abbiamo un po’ di esperienza in più. Inoltre adesso insegno ed i miei alunni, con le loro domande e curiosità, mi offrono sempre qualche nuovo spunto di riflessione. Se non si ha più niente da comunicare al pubblico è inutile suonare, meglio starsene a casa e godersi la propria pensione.

 

John Taylor

 

John Surman

 

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