Tradizioni casertane (7):  Riti religiosi e riti laici per le pioggie di Lorenzo Di Donato\

Anche a Caserta, nel passato, erano comuni i riti e le invocazioni, che oggi destano tanto scalpore, per invocare la pioggia. Senza andare molto indietro nel tempo, nel  diciannovesimo secolo riscontriamo più volte l’invito del Vescovo di Caserta a pregare “ad obtinendam pluviam” in quanto “la lunga siccità mettendo in pericolo le fortune dei coloni ne’ seminati” (23 giugno 1840) ...

     Riti religiosi e riti laici per le piogge

Nello scorso mese i giornali hanno dato risalto alle preghiere rivolte al Signore per impetrare la pioggia, su disposizione dell’arcivescovo Severino Poletti, poiché la siccità non dava tregua e procurava ingenti danni al Piemonte. Infatti la Giunta regionale aveva avviato le procedure per chiedere lo stato di calamità naturale per il mancato innevamento delle stagioni sciistiche, la Protezione civile aveva predisposto piani di intervento per fronteggiare i rischi di incendi e le risaie ed i raccolti erano a rischio per carenza di irrigazioni.

 Con lo stesso risalto, ma con una punta di ironia maggiore, veniva data la notizia che a Rivolta d’Adda uno “sciamano” locale, con altri undici “iniziati”, aveva compiuto un rito propiziatore della pioggia prima ringraziando la primavera, poi invocando e chiamando la pioggia, mentre, con cadenze prestabilite da un preciso rituale, i dodici sciamani giravano intorno ad un cerchio bianco tracciato a terra al ritmo di una nenia dalle parole misteriose.

Il cardinale Poletti ha spiegato ai fedeli che non dovevano stupirsi dell’invito a pregare Dio affinché facesse piovere in quanto rivolgersi a Lui per chiedere un bene del quale si ha bisogno è un atto di fede: l’acqua serve a noi ed alle campagne, perciò è bene pregare Dio perché allontani da noi il flagello della siccità. La preghiera proposta è semplice: “Oh Dio nel quale viviamo, ci muoviamo ed esistiamo, concedi una pioggia abbondante, perché sorretti sufficientemente nel tempo presente dal Tuo aiuto, possiamo rivolgerci con maggiore fiducia alle cose celesti. Manda, Signore, una pioggia salutare e rinfresca abbondantemente l’arida terra con l’acqua del cielo. Per Cristo nostro Signore, amen”.

La preghiera ha tono ben diverso dalle “Orazioni giaculatorie proposte in tempo di calamità” consigliate negli anni venti del secolo appena trascorso e nella quale la calamità è attribuita ad una punizione del Signore per i nostri peccati.. Valga come esempio: ”Maria Madre di misericordia, pregate per noi e saremo salvi; parlate per noi, e saremo liberi. Il Signore giustamente ci flagella per i nostri peccati: implorateci grazia, e perdono; poiché siete Madre pietosissima, Maria nel vostro Gesù, ed in voi abbiamo risposto tutte le nostre speranze. Deh! non fate, no, che noi restiamo delusi. Salve Regina,…”, riportata nel libro di preghiere, manoscritto, di don Giuseppe Landolfi, parroco di Sala dal 1919 al 1927. Senza andare molto indietro nel tempo, nel diciannovesimo secolo riscontriamo più volte l’invito del Vescovo di Caserta a pregare “ad obtinendam pluviam” in quanto “la lunga siccità mettendo in pericolo le fortune dei coloni ne’ seminati” (23 giugno 1840) ; o “ad allontanare i flagelli dell’ira di Dio, che son dovuti alle nostre colpe, è d’uopo di far ricorso ad incessanti preghiere,…ed alzare le palme al cielo per implorare l’abbondanza de’ vicini ricolti, e far cessare la malattia delle uve, che da più anni ha deluso le speranze del povero agricoltore,..” (25 aprile 1854). E non mancano anche le indicazioni della successione delle preghiere da rivolgere: ”Ad impetrare dalla misericordia del Signore la pioggia tanto necessaria per le campagne, S.E.Rev.ma ha disposto che sì nella Messa che nella benedizione serotina si reciti la colletta <ad petendam pluviam>, invece che <pro quacumque necesitate>, e poscia ottenuta la grazia si reciti l’altra <pro gratiarum actione> per tre giorni consecutivi.” (27 giugno 1887). E se invece le piogge continue, abbondanti e tempestose minacciano il raccolto e le persone? Si sostituirà la colletta <ad petendam pluviam> con la <ad petendam serenitatem> e a seguire, tornato il sereno, la recita della <pro gratiarum actione> per tre giorni (1826,1827,1838, 1839, 1847, 1851, 1900, 1902, anno in cui “la eccezionale durata delle intemperie ha indotto l’Ecc.mo nostro Vescovo a fare non solo proseguire nella recitazione della collette <ad petendam serenitatem>, ma ancora a rivolgere altre speciali preghiere all’Altissimo”, quali le Litanie dei santi).

Diverso, ovviamente, è il tenore dell’invocazione degli sciamani nostrani: ” Notte scura e luna chiara, Est e poi Sud, Ovest e poi Nord, udite l’incanto delle streghe. Noi veniamo a chiamarvi, terra ed aria, acqua e fuoco…” rivolta sia agli elementi naturali e primordiali sia ad esseri favoleggiati, invocati e temuti.Anche in questi giorni il tempo sta facendo bizze: ci rivolgeremo a Dio o a Mammona per fargli mettere giudizio? Noi personalmente siamo per il nostro buon vecchio Dio.


articolo di Lorenzo Di Donato
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