| Tappe della passeggiata:
1: Piazza Vanvitelli
2: Corso Giannone
3: Aldifreda e i Mulini
Militari
4: il casale di Sala
5: San Leucio
6: Vaccheria
Prima tappa: Piazza Vanvitelli
Piazza
Vanvitelli, una volta piazza Mercato, ha visto gozzovigliare
soldataglie di baroni e conti, sfilare le pompose carrozze dei
dignitari dei principi e dei re, sventolare l’azzurro dei Borboni,
il rosso delle camicie garibaldine, il nero fustagno dei soldati
piemontesi, il grigio verde dei soldati dell’Italia unita. Ha
gioiosamente ascoltato il fruscìo delle seti delle vesti delle
belle signore che si recavano ad assistere agli spettacoli che si
davano nel teatro in legno “Politeama casertano” posto davanti
al Palazzo Vecchio; ha sussultato di sgomento per le cieche bombe
che sventravano il palazzo Ricciardelli e di sdegno per l’improvvido
piccone che abbatteva il palazzo Castropignano, sede del Comune, per
fare posto ad un brutto scatolone di vetro e cemento (foto 1); si è
intristita alle cadenze dei soldati tedeschi non più amici; ha
gioito all’arrivo delle truppe liberatrici alleate.
Con queste ultime la vita in Piazza divenne frenetica. Fotografi
ambulanti -con la loro ingombrante macchina fotografica con camera
oscura di sviluppo e stampa- immortalavano i soldatini americani
sullo sfondo del monumento a Vanvitelli (foto 2) o del Palazzo
Vecchio (foto 3); poi le passava ad un improvvisato disegnatore che,
lavorando di acquerello, le rendeva a “colori”, come voleva il
soldatino. Le carrozzelle stazionavano lungo i marciapiedi della
Piazza -che fetore durante l’estate!- pronte a scorazzare frotte
di soldati a volte in compagnia di qualche donnina allegra.
Complessini ambulanti tenevano il loro affollato concertino (qui ho
ascoltato la prima volta la terribile “Tammurriata nera”). Non
mancavano strani individui che vendevano di tutto: dal falso wishky
all’indirizzo della “segnorina”, dal fittacamere ad ore al
piccolo fallo d’argento, che, novello Mercurio, aveva due piccole
ali alla base (che sgranate d’occhi di noi ragazzini!).
“Passò la nottata” e la Piazza ebbe momenti più sereni, con
schiere di bambini incantati dalle semplici “pulcinellate”
rappresentate nella baracchella dei fratelli Ferraro -non ancora “reduci
dalla TV”- e dallo spettacolo della lavorazione in pubblico dello
zucchero che, sapientemente lavorato, diventava, quasi per miracolo,“stecche”
e franfellicchi coloratissimi, friabili e dolcissimi. Discussioni
accese, non violente, tra i grandi seguivano le adunate più o meno
oceaniche per l’arrivo dei massimi esponenti dei vari partiti
politici, a partire dall’on De Gasperi, in visita al Prefetto
durante la campagna elettorale del 1948, prima dei loro infiammati
comizi.
Oggi, infine, la nostra Piazza assiste alla pacifica invasione
degli extra comunitari -essenzialmente dei paesi dell’Est, ormai
prossimi paesi dell’E.U- che, affollando i tavolini dei due
piccoli caffè, ne hanno fatto il loro punto d’incontro e .. un
efficiente ufficio di collocamento a cui si rivolgono i casertani
che hanno bisogno di “badanti”.
La Piazza è, quindi, da sempre il nucleo storico della nostra
città, fin da quando, era il 1407, il mercato in essa fu voluto dai
Della Ratta davanti al loro nuovo palazzo baronale (Palazzo
Vecchio), costruito inglobando la medioevale torre di guardia (foto
4). Ciò provocò lo spostamento delle attività commerciali ed
amministrative della Caserta antica al villaggio Torre. Gli
Acquaviva , poi, abbellirono il Palazzo e potenziarono le attività
del villaggio Torre mentre i Borboni fecero fare da Luigi Vanvitelli
una profonda trasformazione del Palazzo per realizzare vari
appartamenti da utilizzarli durante i lavori di costruzione della
Reggia e fecero diventare Caserta,Villa reale, l’antico villaggio
Torre .
Dopo l’Unità d’Italia la piazza assunse anche una funzione
rappresentativa e, sul finire del secolo XIX, venne trasformata in
giardino pubblico con monumento a Luigi Vanvitelli, la fontana (foto
5) e le aiuole, tutto circondato da un doppio filare di lecci. Così
la Piazza divenne l’unico spazio verde cittadino per circa un
secolo. Sono trascorsi appena sette anni dall’attuale sistemazione
della Piazza con nuovo arredo ed una nuova filosofia ma l’idea e
la realizzazione non è sorretta da un’adeguata manutenzione degli
spazi verdi.
Questa, per sommi capi, è la piccola storia della piazza
Vanvitelli, che io, come tanti casertani non più giovanissimi,
ancora oggi vedo con occhi diversi, da innamorato della mia città,
come ho già dichiarato e come avete potuto comprendere fin dalle
prime righe di questo itinerario.
La Torre, lì nell’angolo del Palazzo Vecchio, ed il Palazzo
stesso, mi ha visto per qualche tempo nei banchi della scuola
elementare e, poi, nell’immediato dopoguerra, della scuola media
Vanvitelli, per cui la Piazza stessa divenne per noi spazio di
giochi, ancora più quando fu tolta la cancellata che la racchiudeva
perché il ferro “serviva alla Patria in armi”. La cancellata
non è stata più rimessa in sede. Noi ragazzi avemmo così un altro
gioco a disposizione: camminare in equilibrio sulla cordonatura in
pietra che reggeva la cancellata (se guardate con attenzione questa
cordonatura, vedrete ancora i segni lasciati delle aste che vi erano
conficcate a distanza di tre passi l’una dall’altra). Vinceva la
gara chi riusciva a fare il tratto più lungo prima di perdere l’equilibrio.
Confesso che ancora oggi, se non ho troppi occhi addosso, trovo
ogni scusa per fare qualche metro sulla cordonatura, per mettermi
alla prova, per mettere alla prova il mio equilibrio. Quando il
tratto scelto è ben superato, me ne vado via contento. Sssseh!
Altro gioco, quasi giornaliero, era “fare lo scivolo” lungo i
piani inclinati delle scale d’ingresso della Scuola Elementare De
Amicis, appena s’imbocca corso Giannone, nonostante le sgridate
inevitabili della maestra, prima, e dei maestri, poi. Ma era più
emozionante fare lo scivolo sui piani inclinati dell’ultima scala,
da dove uscivano i ragazzi di terza, quarta e quinta elementare: era
ed è più lunga e quindi la velocità finale era più alta. Io,
poi, avevo una cartella di fibra vulcanizzata che faceva poco
attrito con lo scivolo: la mettevo sotto al sedere e …ero
imbattibile!
Oggi i bambini delle elementari non usano più lasciarsi
scivolare lì, sia per il nugolo di mamme e papà in loro trepida
attesa, sia perché abituati a giocare nel chiuso di una stanza con
il computer ed i videogiochi, con una mano sul joystik o sul mouse e
l’altra impegnata a reggere o usare il cellulare, sempre in attesa
che un genitore lo sbatta in una palestra e poi subito l’accompagni
alla lezione di musica o di nuoto.
Noi no, non avevamo questa fortuna (!?). Pur con qualche
scapaccione di troppo, quanti giochi facevamo! E quanti ne
inventavamo! Come di divertivamo! |
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