Carlo Giuffre’ e Angela Pagano

Peppe Barra

Vincenzo Salemme

Rocco Papaleo

Giovanni Esposito

Carlo Buccirosso

Lina Sastri

Gran varieta'

Marianella Bargilli

Geppy Gleijeses

Ornella Muti, Emilio Bonucci e Pino Quartullo

Glauco Mauri e Roberto Sturno

Eugenio Bennato

  

Teatro Comunale Di Caserta: Stagione Teatrale 2010/2011

Caserta – dal 19 Novembre 2010 al  27 Marzo 2011

Comunicato stampa

E’ prevista per venerdì 11 giugno la conferenza stampa di presentazione della stagione teatrale 2010-2011 che segna anche l’avvio della Campagna Abbonamenti.
A partire da questa stagione ci sono molte novità per coloro che rinnovano l’abbonamento o per chi sceglie per la prima volta di partecipare alla Stagione Teatrale del Comunale di Caserta come abbonato a partire dallo sconto del 50% sull’acquisto dei biglietti di alcuni spettacoli in programma al Leuciana Festival 2010 per includere una serie di sconti sul costo degli abbonamenti e agevolazioni in negozi convenzionati che saranno comunicati dal 1 ottobre 2010.
da venerdì 19 a domenica 21 novembre, Diana Or.I.S. presenta Carlo Giuffre’ e Angela Pagano in “I casi sono due” di Armando Curcio, regia Carlo Giuffrè
NOTE DI REGIA
Fra le tante Commedie che sto recitando da più di 30 anni, da quando cioè ho una mia Compagnia (nei primi 10 anni assieme a mio fratello Aldo e poi da solo), non saprei proprio dire quale sia quella che è piaciuta di più al pubblico.
Ho ricevuto nel 1999 l’ambito premio “Renato Simoni” la cui motivazione fra l’altro dice: sempre più forti e quasi esclusivi con il sopraggiungere della maturità, si sono fatti in lui l’impegno e la responsabilità di “Custode della grande tradizione attorale napoletana”. Ed ecco quindi la mirabile serie di spettacoli destinati a restaurare un repertorio otto-novecentesco con accento nobile da Scarpetta a Curcio, e a mantenere vivo nella coscienza e nel cuore degli spettatori, con un marchio costante e inconfondibile di intelligenza critico-storica, il patrimonio di questo meraviglioso repertorio.
Ho recitato sei Commedie di Eduardo, di Armando Curcio ne ho realizzate tre: “A che servono questi quattrini”, “La fortuna con la effe maiuscola” (scritta con Eduardo) e “I casi sono due”, che fu – nel 1982 - la prima Commedia realizzata con la Diana OR.I.S. di Lucio Mirra, che produce ormai i miei spettacoli da 30 anni.
Fu un inizio travolgente, piacque molto a Federico Fellini, che vide lo spettacolo tre volte e scrisse fra l’altro “Ecco il teatro quello vero che funziona da sempre, come una bella festa fra vecchi amici con cui stai subito bene” e concludeva dicendo ”Nutrendo la speranza che tutto ciò che di spensierato, allegro, buffonesco, patetico, assurdo e straziantemente umano, hai visto accadere su quel palcoscenico, spente le luci e uscito dal teatro, tu possa ritrovarlo fuori nella vita! ”
Il critico Enrico Fiore del Mattino di Napoli scrisse: “E’ uno degli spettacoli più compatti, calibrati e divertenti che si siano visti negli ultimi anni. “
Giovanni Raboni, sul Corriere della Sera scrisse: “Avrò il coraggio di dire che “I casi sono due” di Armando Curcio, messo in scena da Carlo Giuffrè che lo interpreta da par suo, è lo spettacolo più bello di questa stagione?
Si, ormai l’ho detto e spero di essere creduto!
Giuffrè ne ha tirato fuori un capolavoro di intelligenza, di comicità pacatamente irresistibile, di scintillante malinconia”.
Per questo rimetto in scena la Commedia, perché piacque molto allora ai critici e al pubblico, piacque anche quando la ripresi nel 1992 e sono certo che piacerà anche questa volta; avrò dei bravi attori accanto a me e soprattutto avrò la fortuna di avere al mio fianco Angela Pagano, grande amica e grandissima attrice.
da venerdì 26 a domenica 28 novembre, Compagnia Mario Chiocchio presenta Peppe Barra in “Le follie del monsignore” di Peppe Barra e Paolo Memoli, regia Peppe Barra
Peppe Barra riporta in scena la storia del mitico monsignor Perrelli, un personaggio realmente esistito nella Napoli del Settecento, che fece tanto scalpore all’epoca da diventare una leggenda metropolitana, tramandata attraverso la cultura orale. Di questa figura rimangono proverbiali, ad esempio, i suoi famosi cavalli, per i quali, mentre muoiono dolosamente di fame, esclama: «Peccato, sono morti proprio quando stavano imparando a vivere senza mangiare!». Le follie del Monsignore – questo il titolo del testo scritto dallo stesso Barra con Paolo Memoli e Lamberto Lambertini – si rifà a quella commedia di Francesco Gabriello Starace che Eduardo De Filippo portò in scena nella stagione di riapertura del ricostruito San Ferdinando nel 1954, con la sorella Titina – alla sua ultima interpretazione – per la regia di Roberto Rossellini. Ma sposta il baricentro dei caratteri sul personaggio di Meneca, interpretato dallo stesso Barra, la perpetua pettegola, tenera, affettuosa, vigile, brontolona e golosa come il suo padrone, che, con il suo modo di parlare popolare e la sua gestualità più antica, fa da contrappunto comico alle smemoratezze, i peccati di gola, le manie e le follie del monsignore. A vestire i panni di monsignor Perrelli è Patrizio Trampetti, autore anche delle musiche eseguite dal vivo da Ciro Cascino al pianoforte e alle tastiere. L’allestimento, prodotto dalla compagnia Mario Chiocchio, è firmato da Annalisa Giacci per i costumi e Aldo Cristini per le scene.
Monsignor Perrelli è un personaggio realmente esistito nella Napoli rivoluzionaria del 1799, che fece tanto scalpore all’epoca da diventare una leggenda metropolitana, tramandata attraverso la cultura orale.
Il personaggio inventato da Peppe Barra, in collaborazione con Lamberto Lambertini e Paolo Memoli, diventa del tutto immaginario, raccontato dalla perpetua Meneca, la quale, attraverso il suo modo di parlare popolare e la sua gestualità più antica, fa da contrappunto alle stramberie di monsignor Perrelli.
Il risultato è comico: un continuo gioco e divertimento col pubblico, che è, poi, la caratteristica del mio fare teatro.
da venerdì 10 a domenica 12 dicembre, Chi E’ Di Scena srl presenta Vincenzo Salemme in “Astice al veleno “ scritto e diretto da Vincenzo Salemme
L’astice al veleno è una commedia che ho scritto nell’autunno appena trascorso. E’ basata su un meccanismo comico farsesco ma ha un linguaggio tipico della commedia brillante e romantica. Protagonisti sono Barbara e Gustavo. Lei è un’attricetta, amante, addolorata e delusa, del regista dello spettacolo che sta provando, il quale regista è a sua volta è un inseparabile ammogliato.
Gustavo invece è un pony express che porta in giro pacchi dono per il natale imminente. La vicenda infatti nasce e finisce nella giornata del 23 dicembre. Si svolge nel teatro dove Barbara debutterà tra pochi giorni ma in scena coi protagonisti ci saranno 4 figure molto particolari: sono le statue raffigurate nella scenografia, una lavandaia del cinquecento, uno scugnizzo di Gemito, un poeta rivoluzionario tratto dal Regno delle Due Sicilie, un “munaciello”, figura mitologica dell’iconografia popolare napoletana, che si esprime come un primitivo. Barbara è una bellissima donna ma molto suscettibile e sognatrice e proprio per questa sua fragilità psicologica, parla con queste figure inanimate che però nella sua fantasia prendono vita. Solo lei (e il pubblico in sala) le vede “vivere”. Sono come gli amici immaginari dei bambini. E invece quando in teatro arriva Gustavo col costume di Babbo Natale per consegnarle il dono di una ditta teatrale, anche per lui le statue si muovono. E’ il segno che tra i due c’è molto in comune.
Barbara però per mettere fine alla sua relazione con il regista adultero ha un piano diabolico: invitarlo a una cenetta a lume di candela lì in teatro e avvelenarlo con un vino al cianuro di potassio e poi togliersi la vita allo stesso modo.
Quindi l’arrivo di Gustavo complica le cose perché le statue gli impediscono di uscire dal teatro in modo che la sua presenza renda impossibile il piano omicida di Barbara. Il tutto condito dalle incursioni di un astice vivo da cucinare ma che nessuno ha il coraggio di ammazzare. Infine il ritmo delle battute sarà ammorbidito da una decina di pezzi inediti cantati dai nostri personaggi. L’idea di introdurre questi passaggi musicali in un meccanismo narrativo di genere assolutamente comico rappresenta uno degli elementi di maggiore novità nella mia proposta per la prossima stagione. Sarà uno spettacolo molto natalizio ma non per questo meno adatto a portare nei teatri una ventata di festosa allegria anche negli altri periodi dell’anno.
da venerdì 17 a domenica 19 dicembre, Gli Ipocriti presenta Rocco Papaleo e Giovanni Esposito in “Eduardo: piu’ unico che raro!“ quattro atti unici di Eduardo De Filippo, regia Giancarlo Sepe
La commedia racconta del travagliato tentativo di effettuare la registrazione, in sala d’incisioni, della canzone Adduormete cu’mme. Arriva dapprima il tecnico, poi il direttore della sala, il maestro Scardeca, che “modestamente… aggiustò la Bohème di Puccini”; il violinista Attilio, con la testa fasciata, “colpa del litigio con la sua signora che lo ha violentemente colpito con una spazzola, perché se la “intendeva” con la portinaia”.
Ancora la cantante Fiammetta Flambò, che ama esibirsi esclusivamente in strada, nelle piazze, nei ristoranti, nei bar ma, chissà perché mai nei teatri; il Trombonista Camillo colpito da continui attacchi di tosse convulsa; Nicola il maestro di clarino venuto, “fresco, fresco“ dal dentista che gli ha estirpato i tre denti anteriori; ancora Vincenzo rullante, ovvero il batterista con qualche “piccolo problema” ed infine la vera cantante Clara, moglie di Attilio. Ecco l'orchestra: è al gran completo pronta per l’incisione…
da venerdì 14 a domenica 16 gennaio, Diana Or.I.S. presenta Carlo Buccirosso in “Il miracolo di don Ciccillo” scritto e diretto da Carlo Buccirosso
da venerdì 28 a domenica 30 gennaio, Sastreria presenta Lina Sastri in “Per la strada “ scritto e diretto da Lina Sastri
Un vicolo immaginario, in una Napoli del presente, una donna con una valigia che, fra canto, musica e danza, snoda un racconto poetico sulla città, sui personaggi che la popolano, sull’amore, la rabbia, la passione e la voglia di libertà; ci racconta dell’amore e dell’odio, della giovinezza e della vecchiaia, del dolore e dell’allegria della speranza e dei sogni , di una città contraddittoria sospesa tra il passato, presente e futuro!
Il testo di Lina Sastri rappresenta il corpo e l’anima dello spettacolo, la voce della protagonista racconta la storia attraverso le musiche, le canzoni, attraverso la danza……Le storie si snodano e si legano fra loro e creano il filo rosso dello spettacolo.
Accompagnano il testo teatrale scritto dalla stessa Lina, canzoni e musiche classiche del repertorio napoletano, canzoni inedite e danze.
da venerdì 4 a domenica 6 febbraio, Teatro Bellini presenta Gabriele Russo e Marcello Romolo in “Gran varieta’” con 20 artisti in scena e orchestra dal vivo, scritto e diretto da Gabriele Russo
Uno spettacolo concepito per rivendicare un genere nato in teatro e rubato dalla televisione, il Varietà. Un genere attraverso il quale sono cresciuti molti fra i più grandi e indimenticabili artisti del passato, basti pensare a Totò, ai Fratelli Maggio, a Nino Taranto, Ettore Petrolini, Leopoldo Fregoli, Macario... solo per citarne qualcuno, nomi che danno il senso e la misura di quanto questo repertorio sia rimasto negli occhi e nella memoria di quanti hanno avuto la fortuna di assistervi. Questo l’humus iniziale che ha spinto Gabriele Russo, autore e regista dello spettacolo, a mettere in piedi un autentico Varietà, con le sue colorate macchiette, i suoi balletti "sgangherati", le sue intramontabili canzoni, i suoi irresistibili sketches, i suoi grotteschi
presentatori e la sua immancabile “passerella”, che all’epoca era forse il momento più atteso ed entusiasmante dello spettacolo...
da venerdì 18 a domenica20 febbraio, Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia - Teatro Stabile di Calabria presenta Geppy Gleijeses e Marianella Bargilli in “L’affarista” di Honorè de Balzac, regia Antonio Calenda
«Ah! Conoscete la nostra epoca! Oggi, signora, tutti i sentimenti svaniscono e il denaro li sospinge. Non esistono più interessi perché non esiste più la famiglia, ma solo individui! Vedete! L’avvenire di ciascuno è in una cassa pubblica (…) Vendete gesso per zucchero: se riuscite a far fortuna senza suscitare lamentele, diventate deputato, pari di Francia o ministro!»
Si adatta perfettamente al nostro tempo, questa pungente battuta: tanto che non ci sarebbe nulla di strano a sentirla pronunciare oggi, magari da qualcuno che commenti una delle tante notizie di speculazioni e crisi economiche che punteggiano quotidianamente i giornali…
Invece – e ciò è davvero sorprendente – risale alla metà dell’Ottocento, scritta da Honoré de Balzac e pronunciata da Mercadet, personaggio attorno al quale è concepito Le faiseur - L’affarista, uno dei migliori testi teatrali di questo grande maestro della letteratura realista.
«La commedia di Balzac – spiega Antonio Calenda, che firmerà la regia dello spettacolo – possiede una stringente attualità, un incredibile impatto sul lettore contemporaneo, poiché tratta temi molto sentiti, come la frenesia e l’immoralità delle speculazioni economiche, lo spietato gioco delle Borse, il mondo losco e cinico degli affari. Proprio il modo incisivo, realistico e allo stesso tempo molto ironico in cui l’autore raffigura questo universo ambiguo, e la sua perfetta, significativa attinenza con il nostro presente, mi ha indotto, assieme a Geppy Gleijeses, a incentrare su questo testo un nuovo progetto di produzione, che vede unito l’impegno del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia e del Teatro Stabile di Calabria».
L’allestimento prevede infatti un onere notevole sul piano produttivo, con una compagnia efficace e numerosa a dare vita alle variopinte e sfuggenti figure che attorniano il protagonista Mercadet, a cui Geppy Gleijeses offrirà tutta la sua versatilità e le sue risorse interpretative. Si tratta infatti di un personaggio monomaniaco, vigoroso, geniale e cialtrone, un carattere eccezionale, degno della grande Commedia umana di Balzac.
Mercadet vive nel perseguire la sua unica fondamentale idea fissa, quella di arricchire, speculare: è mosso da una sorta di libido del denaro, che vive come una nevrosi esistenziale. Gioca in Borsa con denari che – in realtà – non gli appartengono. Egli è infatti sull’orlo della bancarotta, assediato dai creditori: una crisi, che fin dall’inizio imputa al socio Godeau, andato con la cassa a cercar fortuna nelle Indie e di cui nulla si sa più.
Ma nell’attesa di Godeau, Mercadet non resta beckettianamente inerte, tutt’altro: certo che il motore della società moderna sia il denaro e che l’onore sia fondato ormai sulla sola apparenza, usa la moglie quale stendardo della propria fortuna e la costringe a partecipare elegantemente abbigliata a ogni occasione mondana.
Un modo per “truccare” il mercato in proprio favore, per tenere in pugno i creditori, ancor più sensibili di lui al miraggio del facile guadagno. Così ottiene le loro azioni e addirittura i risparmi dei propri servitori per i suoi maneggi finanziari. Cerca anche di maritare la figlia bruttina – interpretata da Marianella Bargilli, una delle più interessanti attrici italiane della sua generazione - a un dandy presuntamente abbiente che si rivela poi uno spiantato… ma i suoi piani s’incrinano. Metterà addirittura in scena il ritorno del suo socio e sarà proprio nel gioco degli arrivi falsi o ipotetici di Godeau che troverà la salvezza a un passo dal baratro, ottenendo che ogni cosa si ricomponga sul piano economico, degli affetti, come pure su quello della morale a cui Mercadet, sospinto dalla moglie e dai burrascosi eventi, alla fine s’inchina (ma possiamo credergli?), ritirandosi in campagna a vivere di un lavoro onesto.
da venerdì 25 a domenica 27 febbraio, Mythos Group presenta Ornella Muti, Emilio Bonucci e Pino Quartullo in “L’ebreo“ di Gianni Clementi, regia Enrico Maria Lamanna
Era l'anno della nevicata a Roma, quella del '56, anno in cui prende corpo la storia de L'Ebreo, premio Siae - Eti - Agis scritto da Gianni Clementi. Era da un po' che io e Gianni ci inseguivamo: quel suo saper raccontare storie, semplicemente storie, quel suo amore verso il dialetto romano, alzato finalmente a lingua, erede di Monicelli, Risi, ma ancor più di Age e Scarpelli e di Suso Cecchi D'Amico. E così che amo la drammaturgia contemporanea, sempre pronto a creare i classici del 2000, resto folgorato da Gianni e parto con L'Ebreo. E ne ricreo i sapori, le atmosfere di una Roma che fu, quella del '56 appunto, nel pieno dopoguerra, ma dove però la capitale era in mano ad una classe di "cafoni arricchiti", che vivevano di usura e di proprietà usurpate o acquisite dagli ebrei padroni di palazzine per la città di Roma e nel ghetto, che lasciavano in consegna alla servitù i propri averi prima di essere deportati, con l'impegno di riaverli al ritorno. Molti non sono tornati, pochi sì. Ed ecco la storia di Clementi: cosa succede se improvvisamente una famiglia proletaria si trova proprietaria di svariati beni, e la ricchezza li rende avidi, cattivi e sciacalli, che cosa succede se sempre improvvisamente si ripresenta l'Ebreo, legittimo proprietario, a richiedere dopo 13 anni i propri averi? Mi trovo ora a dirigere Ornella Muti, al suo debutto teatrale. Per Ornella alias Francesca alias Immacolata (la protagonista) trovo un registro popolare, violento, arrabbiato, e se in Notturno di donna con ospiti di Ruccello l'Adriana di Giuliana De Sio al finale rivelava una Medea metropolitana, qui l'Immacolata di Ornella, sotto la neve che imbianca la capitale, rivela una lady Macbeth de nonatri, dolorosa e folle, vendicativa e selvaggia. Con grande umiltà Ornella ha indossato i panni di Immacolata, lasciandosi guidare nel dedalo ironico-tragico del personaggio pronto a tutto. Grazie, Ornella, di avermi dato l'onore di portarti fin qui, e di avermi fatto aprire, durante le nostre sessioni, porte dentro di te chiuse. Accanto a lei Emilio Bonucci, già da me diretto ne La formula, attore straordinario, modernissimo, generoso. Allora si trovava a battezzare il debutto di Rosalinda Celentano, ora di Ornella Muti, nel ruolo del marito debole, sciatto, solo, nostalgico. E infine Pino Quartullo, regista - attore, ma soprattutto amico. Da tempo ci inseguivamo, ed ora eccoci qui. lo e lui, registi di un'epoca difficile, ma che ripaga con questi incontri, Lui e Tito, idraulico, amico di famiglia, simpatico, rozzo. E se il marito rappresenta una Roma che fu, e Tito una Roma naif forte e greve, Immacolata Ì certamente il nuovo che avanza, che perde il concetto di valori e si accanisce anche contro se stessa. E il percorso sonoro di questo spettacolo ci porta attraverso un film in bianco e nero, un po' del tipo Poveri ma belli, ma anche un film dove Immacolata diventa pure una creatura della cinematografia di Aldrich degli anni '60, e penso alla perfidia di Olivia De Havilland in Piano, piano, dolce Carlotta, ma dove riecheggia, invece, l'urlo della Magnani “Francesco!... Francesco!. ..”, l'urlo della sopravvivenza.
da venerdì 4 a domenica 6 marzo, Compagnia Mauri Sturno presenta Glauco Mauri e Roberto Sturno in “L’inganno“ di Anthony Shaffer, regia Glauco Mauri
Nel 1972 Anthony Shaffer (fratello gemello di Peter Shaffer, autore dei fortunati Equus e Amadeus) ricevette il prestigioso “Premio Award” per la migliore commedia dell’anno Sleuth, che cominciò così la sua fortunatissima carriera teatrale.
Sleuth thriller-psicologico, lo definì subito la critica, che nell’elaborazione di Glauco Mauri prende il titolo di L’inganno, ebbe un tale successo che fu, per ben due volte, adattato per il cinema. Nel 1972 con la regia di Joseph L. Mankiewicz con Laurence Olivier e Michael Caine, e nel 2007 con la regia di Kenneth Branagh, con Michael Caine e Jude Law e la sceneggiatura di Harold Pinter
La prima teatrale della commedia fu a Londra, al Ambassadors Theatre con Anthony Quayle e Keith Baxter diretti da Clifford Williams, successivamente la pièce debuttò al Music Box Theatre di Broadway. Nella città di New York rimase in scena per ben 4 anni mentre a Londra le repliche si protrassero per 8 anni. Citiamo anche il fortunato adattamento francese dal titolo Le Limier che vide tra i suoi interpreti principali Jacques Weber e Philippe Torreton, e rimase in cartellone a Parigi per più di una stagione. Tuttora lo spettacolo viene replicato nei maggiori teatri di tutto il mondo.
Qual è il motivo di tanto successo e tanto gradimento del pubblico? Anthony Shaffer certamente propone in questo suo testo tutte le sue abilità di sceneggiatore di gialli. Di rilievo sono le sue collaborazioni con Alfred Hitchcock e numerosi sono gli adattamenti per lo schermo di alcuni dei più famosi romanzi di Agatha Christie.
Ma c’è qualcosa di molto di più nel fascino di questa commedia: ironia, dramma, gioco, comicità e sorprendenti colpi di scena danno a questo testo il dono di creare un’ atmosfera di grande divertita tensione. Due uomini giocano a ingannarsi, a ferirsi nei loro più intimi sentimenti in un gioco che spesso sfocia in una farsa feroce. Ma, come accade spesso nella vita, la farsa che umilia le debolezze dell’uomo si tramuta in un dramma dove l’uomo rimane vittima di se stesso. E non a caso il gioco termina con lo sghignazzo di un pupazzo meccanico che inerte ha assistito alla scena e che ci dice, lui senza anima, quanto pazzi siano gli uomini che giocano a ingannarsi e a farsi del male.
Si ride, ci si diverte ma ci si ricorda anche che l’uomo rimane sempre il protagonista, nel bene e nel male, del suo destino.
da venerdì 11a domenica 13 marzo, Just in Time srl e C.C.T.M. Circuito Campano Teatro e Musica presenta Eugenio Bennato & Orchestra Popolare Del Sud in “Briganti Emigranti“, un progetto di Nunzio Areni, direzione artistica di Eugenio Bennato
ORCHESTA POPOLARE
Gianni Giordano (Pignataro) tammorra e voce, Giacomo D’ Angiò (Pignataro) voce e ciaramella, Peppe Rotolo (Pignataro) voce, Lucio Palumbo (Pignataro) zampogna, Ivan Virgulto (Pignataro) voce e chitarra battente, Luca Natale mandola, Anna Rosa Vanore (caserta) canto e castagnette, Annalisa Messina (caserta) voce, Fiorella Federici (caserta) voce e ballo, Daniela Bonvento (calabria) Viola e lira calabrese, Chiara Capria (calabria) violino, Lorena (calabria) violino e viola, Minni Diodati, (campania) voce, Giavanni Perilli.
GRUPPO EUGENIO
Erasmo Petringa , Ezio Labiase chitarra, Stefano Simonetta basso, Vincenzo Gagliani percussioni, Mohammed Ezzaime Al alou voce, Sonia Totaro voce e ballo, Esha Tizafi voce.
da venerdì 25 a domenica 27 Marzo, Theama Teatro presenta Anna Valle in “Confidenze troppo intime” di Jérome Tonnerre, regia Piergiorgio Piccoli
La triste e misteriosa Anna, senza essersi resa conto di aver sbagliato porta, si infila nello studio del depresso consulente finanziario William convinta di essere entrata nello studio di uno psichiatra e inizia a raccontargli i suoi segreti più intimi, i suoi problemi sessuali, le sue pulsioni erotiche. Non avendo il coraggio di rivelarle la sua vera identità, eccitato e colpito dalle confidenze di Anna, William ascolterà incredulo quelle confessioni e così, nei giorni successivi,
seguono altri appuntamenti...
In questo assurdo menage lo scambio di persona è solo un pretesto per giustificare un capriccio recondito (rivelare i segreti più intimi ad uno sconosciuto) e l'equivoco, com'è giusto che sia, viene ben presto svelato. Gli incontri tra Anna e William però continuano fino a diventare un'importante molla per il cambiamento di entrambi, mentre nuove sensazioni che
cominciano ad agitarsi dentro di loro.
Ne nasce un rapporto ambiguo e sempre più intenso, che resiste alla rivelazione della vera
identità di William ma vacilla quando si comincia a parlare del marito di Anne. Un intreccio geometrico in cui tutti nascondono qualcosa e si affidano agli errori e agli equivoci per fare emergere i sentimenti più veri. L’ amore è visto come rifugio dal mondo, anche dalle donne il cui dramma pare essere quello di non essere sufficientemente desiderate.

Teatro Comunale di Caserta: Botteghino tel. 0823 442990

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