ARTE: Andrea Martone (data aggiornamento: Marzo 2009)

Andrea Martone (Capodrise 1948), espone per la prima volta all’età di tredici anni ma la sua vocazione più sicura è la scultura: giovanissimo frequentò la bottega di alcuni marmisti collaborando alla realizzazione di opere sacre. Dopo aver frequentato l’Istituto d’Arte di S.Leucio, allievo di Gennaro Cuocolo, comincia ad insegnare a 22 anni e a 23 gli viene commissionato il Monumento ai Caduti di Capodrise. All’Accademia è stato allievo di Augusto Perez e Vincenzo Castelli. A 24 anni, la partecipazione alla Biennale di Venezia, segna un momento di svolta per la sua carriera artistica. Si andrà così sviluppando il suo stile, orientato sempre verso una ricerca innestata nella realtà. Numerose sono state le personali in Italia. Intorno ai trent’anni, si introduce in un clima espressivo di impronta sociologica; realizza bassorilievi, anche policromi, ispirati alle tradizioni e alle attività lavorative della terra contadina. Negli anni Ottanta il suo lavoro subisce una svolta di grande interesse: la sua scultura diviene astratta e recupera metaforicamente i simboli della civiltà agreste. Realizza, in seguito, numerosi monumenti pubblici, in gesso, pietra, polvere di marmo, legno, bronzo. Con gli anni, anche la sua pittura cambia, diventa sempre più informale, carica tonalmente, lievitata, soffice, intensa. Tra le opere pubbliche, quelle monumentali collocate nella piazza del Comune di Capodrise e nel cimitero di Orta di Atella. L’artista ha partecipato a collettive in Lussemburgo e in Belgio; sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private; è stato, inoltre, scelto nell’ambito della ricognizione Italia-Lussemburgo, che ha messo a confronto l’arte italiana con quella del piccolo paese europeo.

Un po’ di critica …
Andrea Martone è uno di quegli artisti che sentono l’arte innanzitutto come felicità della visione, come esperienza del fare che colma l’anima e i sensi e che, attraverso l’immagine esteriore evocano quella interiore, dando un nome fisico a ciò che non ha nome se non nel mistero della vita.
Con la propria terra, Andrea Martone ha un legame intensissimo e, punto di forza della sua vita, è l’essere stato artista tra al sua gente, nel suo Paese, che ha dato i natali a uomini illustri, quali Domenico Mondo ed Elpidio Jenco. Una conferma deriva dalla sua arte che, a leggerla sotto un profilo sociologico, pur considerando le diversità delle scelte espressive scandite dal tempo e dalle maturazioni stilistiche, rimanda fittamente alla cultura locale, è intimamente legata al mondo rurale, con i suoi segni arcani, riverberati nell’immaginario individuale e collettivo.
E’ possibile individuare nel cammino artistico di Martone tre periodi: il primo, relativo agli anni giovanili e agli studi d’arte, caratterizzato da un taglio espressivo eminentemente figurativo e che può dirsi chiuso intorno alla metà degli anni Settanta; il secondo che segna la maturazione astratta dell’artista, il suo rinnovamento stilistico che si prolunga fino alla metà degli anni Ottanta; infine l’ultimo, quello degli anni e della produzione presenti; le opere recenti danno prova di una vitalità nuova, paiono segnare un nuovo momento di svolta, di felicità creativa, foriera di importanti e fondamentali sviluppi.

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