Chitarre casertane: Peppe Bruno e Sergio Bertoni.

Intervista effettuata nella 3° puntata di Accordi in sei corde - Ricognizione, su New Radio Network 89.8 fm

Intervista di Angelo Agnisola / Cambio de Sentido


Giovedì 17 Marzo. Proseguono gli appuntamenti “radiofonici” legati alla rassegna “Accordi in sei corde – Ricognizione”. Questa settimana incontriamo altri due protagonisti delle sei corde della nostra provincia: Peppe Bruno e Sergio Bertoni.


Il maestro Peppe Bruno insegna musica nelle Scuole medie e nel Liceo Musicale di S. Nicola. Ha tradotto il “Tractatus”, “Aristosseno da Taranto e la musica dell’Antichità” di F. Laloy. Ha composto e pubblicato un “Pater Noster” che, non solo è stato inviato al Papa, ma è stato anche eseguito nelle più famose abbazie italiane (Cassino, Montevergine, Casamari); ha infine pubblicato una raccolta di organisti anonimi del ‘700. Sta lavorando a “La musique” di Combarieu e si esibisce con il trio classico napoletano “Nova Luna”, del quale cura gli arrangiamenti. Ha all’attivo anche collaborazioni con artisti della Rai.


Sergio Bertoni è chitarrista e produttore. Ha pubblicato per la New Sounds. Il suo primo disco “Non solo Latino”, realizzato con Umberto Casella, ha avuto notevole successo in Italia e in Argentina; a questo successo è seguito il secondo album “Banco Central”. Da anni si dedica a produrre nuovi talenti e collabora con personaggi di spicco della musica leggera. Di recente ha curato e prodotto un disco di musica leggera alternativa “ Le Stanze Sonore”, progetto realizzato tra Milano e Caserta, che ha avuto numerosi consensi dalla critica. Oggi collabora con Tony Tasinato, uno degli editori più importanti d’Italia.

Angelo Agnisola: Il punto di partenza di questa nostra chiacchierata appare immediato. Il Maestro Bruno svolge un’intensa attività didattica, oltre che essere un appassionato ricercatore e studioso di musica classica. Sergio Bertoni, invece, lavora nel campo della discografia come produttore e parallelamente svolge il delicato ruolo di talent scout per alcune etichette. Dalla formazione alla produzione, si può azzardare un percorso?
Peppe Bruno: E’ praticamente impossibile stabilire un percorso standard. Però sono tanti gli aspetti da analizzare se si vuole parlare di educazione musicale. La figura più importante, quella che caratterizza la formazione di un artista, è quella del maestro di musica. Il maestro ti fornisce le prime nozioni, ti insegna a leggere, a scrivere e a capire la musica. Forse mi sbilancio dicendo che il maestro ha la piena responsabilità del percorso artistico di un musicista. Purtroppo accade spesso che i maestri di musica spezzino le ali dei propri allievi arginandoli in rigide logiche puramente dottrinali. A mio avviso, il vero compito dell’insegnante di musica è quello di portare l’allievo ad esprimersi; capire ciò che ha dentro, e aiutarlo a tirar fuori il suo istinto, la sua ispirazione. Il maestro deve essere partecipe della formazione prima e della creazione poi, ma sempre lasciando l’allievo libero di seguire un suo percorso interiore. Oggi ci sono maestri che rappresentano un limite. Sono quelli che non riescono ad imparare dagli allievi. Io nella mia attività didattica imparo ogni giorno cose nuove e guai se non fosse così, perderei il gusto di insegnare.


Angelo Agnisola: Mi fai ricordare un aneddoto. Art Tatum quando aveva nove anni studiava piano da un maestro che, dopo tre anni di lezioni, gli disse: “Fin qui ti ho insegnato io, ora insegnami tu!”.
Peppe Bruno: E’ assolutamente questo il senso di ciò che volevo dire. Il consiglio che posso dare è quello di scegliere attentamente il proprio maestro, perché da lui dipenderà gran parte del vostro amore per la musica.


Angelo Agnisola: Una volta formati, il percorso diventa carsico. Le vie che portano alla produzione e alla tanto ambita affermazione artistica s’infittiscono.
Sergio Bertoni: E’ così! Nella mia esperienza di musicista e di produttore ne ho percorse tante di strade. E ne ho viste di tutti i colori. Succedono cose talmente particolari nel mondo della discografia che è davvero difficile stilare un percorso, per così dire, corretto. Il tasto dolente è che oggi i discografici italiani non investono sui giovani. La fetta di mercato è talmente piccola che preferiscono puntare tutto sui nomi sicuri, o su progetti studiati a tavolino. Ti posso garantire che ci sono tanti talenti in giro; su tutte le scrivanie degli editori ci sono centinaia di progetti, e tra questi molti meriterebbero di diventare “esecutivi”.


Angelo Agnisola: In questo “roseo” panorama, come si svolge il tuo lavoro? Come guidi un artista che reputi talentuoso? Che strade indichi?
Sergio Bertoni: E’ un lavoro piuttosto complicato. La parte essenziale è la selezione. Mi arrivano numerose demo e tutte con qualche caratteristica particolare. Ma sono talmente tanti i canoni entro cui si fa una scelta che è difficile schematizzare il giudizio. Quando ascolti un provino non sai che background c’è dietro. Non sai assolutamente niente di chi te lo propone. Potrei dirti che è tutta una questione di sensibilità. Si tratta di cercare terreno fertile dove poter coltivare. Dopo la selezione inizia la parte più importante, quella legata al lavoro di perfezionamento sull’artista. In questo caso c’è bisogno di tanta fiducia e tanta pazienza. Svariate volte mi è capitato che artisti mi mandassero al diavolo perché non accettavano critiche o suggerimenti. E’ un deficit ricorrente del mio lavoro. Per essere un buon artista non basta semplicemente essere un buon artista! Occorre sapersi rapportare con gli altri. La cosa veramente importante in questo mondo è credere fermamente in ciò che si sta facendo, provare e riprovare, e contemporaneamente saper accettare i consigli di chi ha più esperienza. L’unicità del genio può avere dei percorsi tanto misteriosi quanto difficili.


Angelo Agnisola: Parliamo delle vostre chitarre… come e cosa suonano?
Peppe Bruno: Io non mi ritengo un esponente della chitarra classica. Per me è assurdo parlare di generi. Si tratta semplicemente di suonare sei corde, e che sia jazz o blues o flamenco o Luna Rossa non fa differenza. Io sono contro quel modo di vedere la musica troppo settoriale. Suonare uno strumento significa esprimersi, per cui reputo stimolante il sapere esprimersi con diversi linguaggi. Il bello della musica è la ricerca, a 360°.
Sergio Bertoni: Allo studio della chitarra ci sono arrivato gradualmente. Il mio primo strumento è stato il basso. Intorno agli anni ’70 iniziai a seguire i percorsi strumentali di Steve Hackett e da allora decisi di mettere seriamente le mani sulla chitarra. Da allora mi sono dedicato ad un genere musicale che si potrebbe definire “di atmosfera”, utilizzando sia chitarre acustiche che elettriche. Ho otto chitarre diverse, amo tutti i tipi e timbri di chitarra, sia quelle di scuola "fender" che "gibson". 


Angelo Agnisola: Parliamo di Caserta e della sua provincia. Che musica ci gira intorno?
Peppe Bruno: Diciamoci la verità. Caserta non ha un’identità musicale, ancora oggi subiamo la vicinanza di Napoli con la sua cultura, la sua tradizione e la sua musica riconosciuta in tutto il mondo. Con questo non voglio togliere niente a tanti casertani che hanno raggiunto il successo meritatamente, oltretutto con progetti originali e culturalmente validi. Per quanto riguarda i giovani, posso dirti che è incredibile vedere quanti talenti ci sono. Ai miei tempi a Caserta eravamo una decina in tutto a studiare la chitarra. Ora sembra di essere tutti chitarristi. Questo è un bene, significa che Caserta è una città musicalmente viva.
Sergio Bertoni: Anche io penso che la nostra provincia sia ricca di talentuosi musicisti. E non solo chitarristi. Ho trovato ottimi bassisti, sassofonisti, voci. C’è una realtà artistica molto ricca che rappresenta, a mio avviso, un bene prezioso da coltivare. Non ti nascondo che ci sono prestigiosi occhi (e orecchie) puntati sulla nostra provincia. Laurex (grosso autore e produttore) mi ha chiesto di trovargli casa qui. Se la vogliamo dire tutta il problema di Caserta è che mancano gli studi di registrazione.


Angelo Agnisola: Prossimi lavori?
Peppe Bruno: Sto continuando la mia ricerca e il mio studio sulle radici musicali della nostra provincia. E’ iniziata una collaborazione con casertamusica.com in cui cercheremo di tracciare, in puntate, la storia della musica casertana.
Sergio Bertoni: Per il mio ultimo prodotto “Le Stanze Sonore” siamo in trattativa con la Cecchi Gori per la vendita dei diritti. Scrivo per i cantanti dell'editore Tasinato, e partecipo alla nuova produzione di Laurex, in cui ci saranno anche canzoni di Gragnaniello, Sfogli e Eugenio Bennato. E continuo la mia attività di talent scout; negli ultimi tempi mi sto specializzando nella ricerca di voci femminili, per cui chiunque voglia mandarmi del materiale può farlo contattandomi tramite mail all’indirizzo sergio.bertoni4@tin.it

 

Questo il calendario dei prossimi ospiti della rassegna "Accordi in sei corde - Ricognizione", su New Radio Network 89.8 fm alle ore 20,00.
Giovedì 24 marzo : Lambiase e Casella
Giovedì 31 marzo : Mantovanelli, Cioffi e Ghidelli

 

Conduttori ed ospiti. Da sinistra: Sergio Bertoni, Angelo Agnisola, Paolo Gallina e Peppe Bruno al centro

Sergio Bertoni (sx) e Peppe Bruno (dx)

 

 

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