Leuciana Festival: Joe Sample Trio with Randy Crawford

S. Maria C. V. (CE) – 19 Luglio 2005

Articolo e foto di  Max Pieri


S. Leucio, Cortile Ferdinando. Alle 21,30, puntuale come un orologio svizzero, una voce fuori campo presenta il Joe Sample Trio. Giunti sul palco, i tre musicisti americani attaccano a suonare senza indugi. Nella prima parte del concerto è interpretato parte del repertorio storico dello straordinario pianista texano. Dal periodo Crusaders anni ’70 sono eseguite “Texas 2 Steps” e “Spellbound”. Poi, attingendo alle fonti della cultura musicale americana, è ripescata una classica “Stormy Weather” e una più coinvolgente “X Marks The Spot”, introdotta da Sample con un aneddoto scaramantico che la riguarda (sembra porti bene segnare tre x sulla tomba di Marie Laveau, celebre voodoo queen di New Orleans). Da più recenti incisioni è, invece, ripescata la scintillante “Ashes To Ashes” che chiude la parte strumentale dell’esibizione. Il pianismo di Joe Sample, al solito fluido e colloquiale, è ottimamente coadiuvato dal roccioso Jay Anderson al contrabbasso e da Adam Nussbaum titolare di un batterismo pirotecnico e fantasioso.
Quando appare Randy Crawford la scena viene inevitabilmente catalizzata dalla sua presenza. Oltre che straordinaria interprete, la Crawford è anche persona affabile e molto comunicativa. L’esibizione è, infatti, inframmezzata da divagazioni sulla sua carriera e sulle disavventure della nuova tournee italiana. Il tutto accompagnato da una contagiosa, “alticcia” risata e da una lenta, continua danza dalle vaghe movenze africane.
L’incipit non è del tutto convincente. Alcune interpretazioni canoniche tradiscono un lieve disagio della Crawford col repertorio dei classici e/o insufficiente affiatamento con la band di Sample (ad un certo punto sono indecisi se suonare “The Man I Love” o “Lover Man”). Quando setacciano il repertorio personale della Crawford, soprattutto quello inciso coi Creusaders, tutto sembra volgere al meglio. In “Soul Shadows” e “One Day I’ll Fly Away” la voce modula in maniera molto più convincente e l’atmosfera si fa decisamente surriscaldata. La stella diventa definitivamente cometa nel finale, quando viene eseguito “Street Life”, il suo più clamoroso successo. Terminare un concerto dopo un’ora e un quarto non è certo il massimo. Il pubblico reclama a gran voce il ritorno dei musicisti ed è accontentato. Il primo bis è un’interpretazione piuttosto routinaria di “Imagine”, ma la successiva “Why” - cantata con l’accompagnamento delle sole mani - percorre come un fremito il Giardino dei Serici, inchiodando l’intera platea alle sedie. “Time After Time” strappa un’ovazione conclusiva e chiude un concerto trasversale e dagli alti e bassi, dove la miscela fra jazz e pop funziona a tratti. Rimane in ogni modo confermata la classe cristallina e lo spessore qualitativo di questi straordinari interpreti della tradizione musicale americana.
Un’ultima nota sull’organizzazione. Per quanto impeccabile in logistica e accoglienza, molti fra il pubblico si chiedevano come mai il prezzo medio dei biglietti fosse così affilato e, in ogni caso, più elevato rispetto alle medesime esibizioni tenute a Tindari (ME) e Tremestieri Etneo (CT). Le due città siciliane sono piazze importanti, ma non possono certo contare sulle sponsorizzazioni di un capoluogo come Caserta.

 

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Joe Sample Trio e Randy Crawford

 

Randy Crawford

 

 

 

 

 

 

 

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