I Segnali del Natale

Prepararsi in cucina per il periodo natalizio

di Giorgina Lieto


Queste sono ricette antiche, di quando, a Caserta, via Mazzini si chiamava via Municipio, e piazza Dante era per tutti piazza Margherita. Le famiglie più tradizionali e le poche pasticcerie, non così sfavillanti come quelle di oggi, ma sempre pulite ed accoglienti, si preparavano per tempo per le feste natalizie. La pasta dei dolci natalizi viene infatti approntata intorno o poco oltre la metà di novembre e conservata fino a dopo la metà di dicembre: deve avere il tempo di “maturare”, diceva mio nonno.

L’aria di festa iniziava quando, per l’Immacolata, un breve trillo di piffero annunciava, fuori della porta di casa, l’arrivo degli zampognari che venivano a prendere le prenotazioni per la novena e lasciavano in regalo, a chi si prenotava, una o due “cucchiarelle”, cucchiai intagliati nel legno e di cui qualche esemplare, omai deformato ed annerito dall’uso, gira ancora per le vecchie case di Caserta. Era il segnale che bisognava “mettere mano” al Presepe perché di lì ad una settimana sarebbe iniziata la novena al Bambinello e non ci si poteva far cogliere dagli zampognari col Presepe in costruzione: “pare brutto”, si diceva. Infine, quando prima tenue, poi sempre più intenso si diffondeva per le strade il profumo delle spezie che caratterizzano i dolci natalizi: un profumo esotico, caldo, inconfondibile. Allora, sapevi che era Natale...

22 Ottobre 2000

 

Le ricette le trovi su: Il Natale A Casa Mia

 

C’era una signorina, vecchierella vecchierella, che qualche pomeriggio veniva nella pasticceria di mio nonno. Salutava mia nonna e si sedeva tranquilla su una delle sedie dal sedile di paglia viennese. Tirava fuori, da una borsa di stoffa, filo e navetta e cominciava a lavorare, con le piccole dita veloci, una stellina a “frivolité”, tipo di merletto molto delicato detto anche “chiacchierino”...

C’era silenzio; di avventori a quell’ora meno del solito. La nonna dietro al banco quasi spariva, minuta com’era, nascosta dai grossi barattoli di vetro, in fila sul marmo bianco.

Poi, quando come per incanto erano fiorite due o tre eteree stelline, la signorina riponeva filo e navetta e porgeva le stelline a mia nonna ricevendone, in cambio, un pasticcino ed un bicchierino di rosolio, oppure, nel periodo natalizio, qualche ciambella di “sapienza” e, soddisfatta, con svelti passettini andava via. Buon Natale a tutti voi.

Caserta, Dicembre 2003

 

Il merletto  “chiacchierino”

 

 
 

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