"Questione di un attimo" al Teatro Civico

Caserta  26 Dicembre 2013

Articolo di Roberta Cacciapuoti

"Non fate i giornalisti. È un ambiente di merda in cui nessuno ti insegna niente perché ha paura che tu possa rubargli qualcosa".

E' la storia, dal sapore amaro, di un antieroe, quella raccontata da Emanuele Tirelli nel testo "Questione di un attimo", portato in scena al Teatro Civico 14 da Antimo Navarra, con la regia di Roberto Solofria. E' la storia di Francesco Miniato, giovane giornalista, che vorrebbe semplicemente svolgere con serenità il proprio lavoro, ma che per sbarcare il lunario è costretto a fare il cameriere nella trattoria "Cucina di casa", all'interno di un grande Centro Commerciale - che si scoprirà essere abusivo - soprannominato "Il Gorilla". E' una storia che conosciamo bene, quella raccontata da "Questione di un attimo", un storia troppe volte ascoltata e ripetuta, che quasi il nostro orecchio fa fatica ad assorbire ancora e vorrebbe, invece, respingere e zittire. Francesco Miniato porta alla luce qualcosa che dovrebbe restare nell'ombra, sotterrato dalle merci, sepolto nei magazzini del centro commerciale, disperso tra gli irrintracciabili percorsi di ripulitura del denaro sporco. Altro non fa che svolgere il suo compito di giornalista, cosa che, però, lo condanna al pubblico linciaggio da parte della comunità di cui fa parte - gomme dell'automobile bucate, minacce, insulti, ritorsioni -, che preferirebbe nascondere la testa nella sabbia e tapparsi occhi, orecchie e bocca, pur di mantenere intatto l'equilibrio precario in cui si trova a vivere, fatto di lavoro sicuro - seppur sommerso, derivante da traffici illeciti, volto a mascherare scopi criminali - e buste paga a fine mese. Il testo mette in evidenza, in maniera interessante, la situazione tragica del precariato nel giornalismo italiano, del lavoro che tiene impegnati full time ma che paga poco più di un part time. Antimo Navarra porta sulla scena in maniera credibile e decisa un personaggio non facile che alla fine, contro ogni aspettativa, invece di immolarsi, abbandona la sua "missione". La regia tiene viva e contemporaneamente sposta l'attenzione con continui cambi di posizione e luci. In scena tre scatole rosse, una al centro, più alta, che diventa quasi leggìo di una conferenza durante la quale Miniato racconta - non senza interferenze - la sua storia, e due ai lati: a sinistra quella della storia d'amore con Loredana, avvelenata dalle continue assenze, dai silenzi, dalle incomprensioni; a destra quella della storia di Miniato cameriere, che si trova ad assistere a scene ambigue, a dialoghi surreali, a minacce vestite di gentilezza. Francesco si costruisce da solo la ragnatela nella quale si trova invischiato, intrappolato dalle sue stesse parole, nel mirino di accuse ingiuste da parte di chi vorrebbe zittirlo, eliminarlo, cancellare, al centro di una "X" che lo indica e lo condanna. Un testo interessante e una messa in scena originale per una storia fin troppo nota.

Consulta: Teatro Civico 14: stagione teatrale 2013-14

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