Mezzo Nero, Rosso Mezzo

Across The Border - Primo studio

Body Moods

Aesthetica - Esercizio n.1

  

Quelli che la danza 2015: Campania Felix - rassegna di danza compagnie campane

Caserta –  dal 26 al 29 marzo 2015

Comunicato stampa

Ritorna nella città di Caserta la danza contemporanea, con una rassegna di compagnie campane, composte di giovani danzatori e coreografi.
Quelli che la danza, titolo della kermesse, si svolgerà da giovedì 26 a domenica 29 marzo 2015 al Teatro Comunale Costantino Parravano, ed è organizzata dal Teatro Pubblico Campano, che, con la programmazione di spettacoli di danza, integra e completa la sua attività di promozione in ogni forma di spettacolo e delle sue discipline.
La scelta del Teatro Pubblico Campano, diretto da Alfredo Balsamo, di ampliare il proprio raggio di attività, unendo alla prosa anche la danza e la musica, è in linea con quanto previsto dal Nuovo Decreto, pubblicato dal Mibact lo scorso 1 luglio 2014.
Il decreto prevede la creazione di Circuiti Regionali Multidisciplinari, dotando la Campania di un unico organismo di distribuzione, che provvederà alla programmazione complessiva dei Comuni e Teatri associati.
Da diversi anni mancava al Teatro Comunale una programmazione regolare sulle nuove tendenze della danza contemporanea italiana e straniera.
Con i quattro appuntamenti in programma inizia un percorso di conoscenza, attraverso il quale s'intende avvicinare un pubblico, sempre più numeroso, di giovani alla disciplina della danza e della sua evoluzione, con uno sguardo dedicato alle realtà produttive delle giovani compagnie d’autore in Campania.
Le quattro compagnie selezionate provengono da Napoli (Interno 5 e Associazione Korper), dalla provincia di Salerno (Borderline Danza) e da Capua (Arb Dance Company).
Fra queste va rilevata la Compagnia Arabesque di Capua, che ha invitato a coreografare i suoi brevi spettacoli in rassegna, due coreografi provenienti direttamente da Wuppetal, sede della Compagnia della indimenticabile Pina Bausch.
Gli spettacoli avranno inizio alle ore 20.30 (da giovedì a sabato) e alle ore 18.30 (domenica), e sono previsti sconti per i giovani e per gli studenti delle scuole.
A seguire, il calendario della manifestazione, accompagnato da una breve nota introduttiva per ogni singolo spettacolo.
Giovedì 26 marzo 2015, Arb Dance Company (Capua) presenta "Mezzo Nero, Rosso Mezzo/A Piedi Nudi", coreografie Fernando Suels Mendoza/Giorgia Maddamma
ARB Dance Company in "Mezzo Nero, Rosso Mezzo"
Coreografia: Fernando Suels Mendoza. Collaborazione musicale: Andreas Eisenschneider. Assistenza artistica: Maria Raucci. Danzatori: Luigi D’Aiello, Roberta De Rosa, Martina Fasano, Katia Marocco, Barbara Mormone, Camilla Rega, Elisabetta Violante
Durata: circa 30 minuti.
Mezzo Nero, Rosso Mezzo è una celebrazione...
Celebrazione dell'incontro tra due anime gemelle; due metà che fanno un intero, due archi che fanno un cerchio.
Il cerchio, non avendo inizio né fine, simboleggia l'eterno e l'assoluto. Il cerchio si chiude su se stesso, con il suo ritmo ed il suo eterno movimento. La più naturale delle forme, un simbolo di accoppiamento e di protezione.
Attraverso i suoi sette danzatori, i suoi elementi trasparenti e la sua forma non narrativa Mezzo Nero, Rosso Mezzo ci rivela quello che potremmo non vedere ad occhio nudo...
A Piedi Nudi
Coreografia: Giorgia Maddamma. Assistenza artistica: Sara Bizzoca. Assistenza tecnica: Maria Raucci. Danzatori: Roberta De Rosa, Martina Fasano, Katia Marocco, Barbara Mormone, Camilla Rega, Elisabetta Violante.
Produzione: ARB DANCE COMPANY E KOREOPROJECT
Direzione artistica: Annamaria Di Maio
Durata: circa 30 minuti.
Ispirato a “S. Chiara d’Assisi. Elogio della disobbedienza” di Dacia Maraini
«Mi interessa il corpo imprigionato, il convento come luogo di obbedienza ma anche di profonda libertà».
Parte da qui il viaggio che Dacia Maraini compie dentro la storia di Santa Chiara, compagna di fede di San Francesco d’Assisi e fondatrice delle Monache Clarisse.
Chiara fa di una prigionia a vita una sua libera scelta.
Nel cuore del Medioevo, in una situazione sociale indiscutibilmente dura, dove serpeggia un profondo desiderio di rinnovamento, questa giovane donna si ricava la sua libertà, libertà di pensiero, libertà di spirito e possibilità di inventarsi una nuova vita.
Il suo pensiero va oltre la religione e arriva dritto ai nostri giorni, rivelandosi quanto mai attuale e necessario nel contesto storico contemporaneo.
Il rigore, il sacrificio enorme con cui Chiara ha portato avanti la sua scelta è per noi oggi un modello di coerenza verso i propri bisogni e le proprie idee, verso una profonda ricerca di misticismo.
Venerdì 27 marzo 2015, Interno 5 presenta "Across The Border - Primo studio", coreografia di Antonello Tudisco
Primo Capitolo - Studio per un solo, progetto di Antonello Tudisco e Fernando Troya, danzatore Fernando Troya. Musiche e luci Antonello Tudisco
Secondo Capitolo - Dinamiche di gruppo, progetto di Antonello Tudisco- Interpreti / danzatori della residenza presso Artgarage, Residenza Artistica presso Artgarage
Ci piacerebbe incentrare la nostra ricerca sul concetto di confine come luogo dell’incontro e dello scambio, in cui è facile imbattersi all’improvviso e muoversi, nella “scomodità” dell’equilibrio, di un luogo unico, ma suddiviso, frammentato. Vorremmo analizzare quello “strano” spazio che si trova “tra” le cose, che mettendo in contatto separa, o che separa per mettere, forse in contatto. Etimologicamente separare deriva da SE che indica divisione e PARARE che significa mettere alla pari, dunque sparigliare, o dividere ciò che è congiunto, come persone, culture, generi, che separate tra loro, creano la forza dell’unione. Ma il confine, può essere inteso anche come non luogo, dove l’abitare diventi possibilità di nuove visioni e orizzonti, in cui sperimentare nuovi equilibri tra corpo, spazio, voce.
Confine infatti contiene in sé l'idea di un mettere insieme per unire ma che allo stesso tempo stabilisce un termine, una dissoluzione di continuità, che pone fine, necessariamente a qualcos'altro. I confini dunque esistono sia per legare che per dividere e possiedono allo stesso tempo la duplice caratteristica di essere barriera o possibilità. Così come il corpo lo è, ponendosi come confine di noi stessi con il mondo, contatto del dentro col fuori, ma anche limite e alle volte barriera di emozioni e sentimenti. Culla protetta dell'anima, prigione, oppure straordinario mezzo espressivo grazie al quale comunicare e creare ponti e sinergie, stabilire connessioni ed essere, insieme all'altro non una fine, ma uno scopo condiviso.
Attraverso l'espressione che il corpo veicola ci si propone pertanto di arrivare a toccare anche il pubblico in senso emotivo e partecipativo, in modo da disegnare quel segno che in definitiva unisce, ma in virtù del confine ben preciso fra scena e vita, fra performer e spettatore. Un limite spesso sottile e invalicabile ma anche plastico e sottile il cui fine è mettere insieme allo scopo di vivere un'esperienza condivisa che sta 'fra', in mezzo, tra la finzione e la realtà.
Sabato 28 marzo, Borderline Danza presenta "Body Moods"
Coreografia: Claudio Malangone, Interpreti: Adriana Cristiano, Natalia Cristofaro, Luigi Aruta, Alessandro De Santis
Durata: 50’
Secondo Ippocrate, i corpi viventi sono costituiti da una miscela di quattro umori, ai quali corrispondo i quattro organi principali e i quattro elementi.
La natura impone a ciascuno di noi un temperamento che corrisponde a un aspetto fisico e a un comportamento e quando gli elementi non sono in equilibrio tra di loro, il corpo e l'umore ne soffrono.
Body Moods quindi non è un racconto quanto un percorso di volta in volta cangiante, delineato dalla percentuale di biotipo presente tra il pubblico cui si offrirà una visione di cosa accade ad un temperamento quando esso è in eccesso.
Domenica 29 marzo, Ass. KORPER presenta "Aesthetica - Esercizio n.1"
progetto, regia e costumi Gennaro Cimmino, coreografia Gennaro Maione - Gennaro Cimmino, danzatori Sabatino Ercole, Flavio Ferruzzi, Nello Giglio, Giovanni Imbroglia,
Gennaro Maione, Antonio Nicastro
musiche originali Vito Pizzo
durata 60 minuti
"Quando ho iniziato a pensare alla possibilità di mettere in scena uno spettacolo che tenesse conto dell'uso del corpo in questa contemporaneità, subito ho pensato al suo rapporto con il web, soprattutto con i social network.
Salta agli occhi che lo sviluppo della tecnologia nella comunicazione di massa ha cambiato il modo di sentire, di pensare, di incontrarsi e di amarsi. Ho pensato subito ad un lavoro nel quale avvenisse uno scambio, un confronto aperto tra generazioni diverse.
Giovani che parlano di loro stessi, della lotta per affermarsi, di come usano le nuove tecnologie per connettersi, incontrarsi e comunicare tra loro. Al centro del confronto, il corpo e l'immagine.
Nella società dell'immagine si vive adesso sottoposti ad un casting continuo. Fissiamo il riflesso del nostro corpo sullo schermo poi clicchiamo sul tasto e il riflesso si dissolve in un'altra immagine, in un altro corpo e poi in un altro ancora. Non è più un dato immutabile: nella società attuale il corpo diviene progetto.
Ognuno è libero di trasformarlo a proprio piacimento, di personalizzarlo con tatuaggi e piercing o modificarne i lineamenti, al fine di renderlo più interessante e sexy.
Tutti a pensare che una nuova immagine del corpo possa rappresentare una chiave per accedere a una nuova e positiva immagine di sé, a uno stile di vita più eccitante.
Quello che emerge è che la cultura del corpo è diventata fondamentale per esprimere la propria identità. Nascono di continuo social network dove si comunica solamente postando un'immagine, il corpo diventa l'attore principale, il protagonista. Non contano più le parole, il racconto ma l'immagine che deve arrivare agli altri.
Desiderano tutti avere quel corpo, che è lo stesso, uguale in tutto il mondo, livellato dal web e dai social network che hanno uniformato il gusto collettivo mondiale. Quasi una nuova follia collettiva, i social, da mezzo di utile diffusione di informazioni si stanno trasformando in una ragnatela dove inesorabilmente, prima o poi, le mosche umane cadono ad una ad una, ben felici della triste fine che fanno.
Si perdono quotidianamente i punti di riferimento perché ne nascono continuamente di nuovi, da cui si viene completamente colonizzati.
Un fenomeno già chiamato qualche anno fa "vetrinizzazione sociale": il modello di comunicazione che prevale oggi consiste nel "mettere in vetrina" ciò che è più privato, dalle azioni del corpo ai pensieri più intimi. I media diffondono dunque l'idea che tutti possono essere ciò che vogliono fornendo al pubblico, appartenente a tutti i generi, un ampio ventaglio di scelte identitarie.
Il corpo reale viene sostituito da un corpo virtuale, formato da tante immagini parziali che mostrano soltanto quegli aspetti che vogliono sottolineare, decidendo in prima persona quali azioni e in quali modi presentarsi.
Nel contemporaneo digitalizzato, l'identità diventa "fluida"! Ci trasformiamo da persona a personaggio, spesso in modo del tutto inconsapevole, teniamo quasi sempre i problemi per noi e condividiamo con gli altri solo le cose belle e positive, in modo da far credere a tutti di essere fantastici e di condurre una vita interessante, quasi perfetta. I social network hanno permesso a tutti di creare la pubblicità di se stessi, "Hai 200 mi piace ? Sei Top! ne hai 5 ? non sei nessuno!
Non daremo al lavoro una struttura narrativa ma vogliamo che da una scena all'altra non ci sia continuità, così come nella realtà dei social si passa da un argomento all'altro senza soluzione di continuità. Durante il lavoro indagheremo tutte le dinamiche nate da questo scambio generazionale, un progetto a più mani sul nuovo modo di abitare il corpo nella quotidianità, per andare a sviluppare dei percorsi coreografici fatti di incontri, dialoghi, lotte e abbandoni." Gennaro Cimmino

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