L’amore è bello, l’amore fa schifo

Le favole della saggezza

Danilo Giuva

Andrea Renzi

Leni

Antonio Pascale

Il Motore di Roselena. Foto di Salvatore Pastore

Ilaria Delli Paoli

Play Duett

Bianca, Neve e i tre sette nani

Daniela Ioia

Quasi Natale

AMLETO

Amleto

Do Not Disturb - ph Ivana Moriello

Paura e Delirio

Delirio Bizzarro

Respiro piano

  

Teatro Civico 14: stagione 2019/20

Caserta – dal 5 ottobre 2019

Comunicato stampa

5 ottobre, ore 20,  e 6 ottobre, 19, Mutamenti/Teatro Civico 14 / Alessandra Asuni in "Stanza Segreta"
di e con Alessandra Asuni drammaturgia delle immagini Alessandro Papa
Alessandra Asuni porta in scena una performance nata dall’incontro con la storia di Giuseppina Gonnella, donna con poteri magici e taumaturgici vissuta nell’Italia del Sud negli anni ’70. Gli avvenimenti legati alla vita di “zia Peppina” Giuseppina Gonnella, hanno innescato nell’artista sarda una serie di ricordi accaduti nella sua infanzia, legati alla dimensione del sacro, ispirando così questo ultimo lavoro. L’ artista esplora una condizione a lei familiare, quella dell’essere e del non essere, quella del credere e del non credere, condizione vissuta nelle sue performance rituali della Trilogia dei Riti (Accabbai, Matrici, Sabi).
19 ottobre, ore 20 e 20 ottobre, ore 19, L’amore è bello, l’amore fa schifo
(E LE DONNE IN SHAKESPEARE) di e con Emanuele Tirelli musiche in scena di Ciro Staro illustrazioni di Giuseppe Cristiano
Ofelia ha pensato che l’amore fosse meraviglioso, almeno fino a quando Amleto non ha ritrattato, dicendole cordialmente di andarsi a chiudere in convento. E pure Desdemona era innamorata di Otello, fino a quando non si è resa conto di chi fosse davvero suo marito e non è morta sotto le sue mani.
Ma quanto era bello il sentimento tra Romeo e Giulietta? Preso a emblema di purezza dell’amore, sincerità dell’amore, eternità dell’amore, in realtà fa in modo che i due giovani siano costretti a separarsi quasi immediatamente, e poi muoiano, entrambi, e fine della storia. Non è andata meglio a Cordelia in “Re Lear”, ma se l’è cavata Ermione ne “Il racconto d’inverno”, però solo alla fine, dopo molti anni. Cosa accade all’amore e alle donne ne “La bisbetica domata”, in “Come vi piace” e in generale nella produzione di Shakespeare?
“L’amore è bello, l’amore fa schifo (e le donne in Shakespeare)” è una performance, una sorta di lezione-spettacolo sul grande sentimento, nel quale Emanuele Tirelli mischia paradossali e tragicomiche vicende private a personaggi del Bardo e a riflessioni sul desiderio e sulla coppia di Deleze, Lacan, Schopenhauer…
27 ottobre, ore 11, I Teatrini presenta "Le favole della saggezza"
uno spettacolo di Giovanna Facciolo da Esopo, Fedro e La Fontaine
con Adele Amato de Serpis e Melania Balsamo percussioni dal vivo Dario Mennella
maschere e oggetti di scena Marco Di Napoli luci Paco Summonte
Tra maschere e semplici elementi di scena, prendono vita le più famose favole di animali parlanti che dall’antichità hanno attraversato i secoli e le civiltà e che ancora oggi continuiamo ad amare sin dalla prima infanzia: La volpe e l’uva, La volpe e la Cicogna, Il Lupo e l’Agnello, La volpe e il Corvo, La Cicala e la Formica, La Lepre e la Tartaruga, Gli animali malati di peste, Il lupo e la gru.
Le percussioni e le giocose sonorità dialogano dal vivo con i divertenti e ironici personaggi che da Esopo a La Fontaine tramandano sagaci insegnamenti; animali portatori di vizi e di virtù di quell’umanità sempre uguale a se stessa, e che in queste storie si guarda allo specchio. Ogni favola è come un’immagine semplice, comprensibile in ogni luogo e in ogni tempo e quasi sempre traducibile in un proverbio: c’è il furbo, l’ingenuo, il potente prepotente, l’umile, l’ipocrita adulatore, lo sciocco, il previdente, l’arrogante, il presuntuoso, il povero innocente.
Per tutti c’è una morale che ci insegna a destreggiarci nella vita.
Semplici storie per maschere e tamburi, scaltri riflessi di vizi e di virtù, pillole di saggezza quotidiana e morali universali per grandi e bambini
2 novembre, ore 20, Compagnia Licia Lanera in "Mamma" di Annibale Ruccello con, regia e spazio Danilo Giuva
consulenza artistica Valerio Peroni e Alice Occhiali luci Cristian Allegrini musiche e suoni Giuseppe Casamassima
fondale Silvia Rossini organizzazione Antonella Dipierro assistente alla regia Riccardo Lacerenza
con il sostegno di Ombre – Associazione Culturale, Teatro Rossini e Assessorato alla Cultura Comune di Gioia del Colle
Una madre è colei che dà inizio alla vita, è colei che rende possibile l’inizio di un altro mondo, che fa esistere un’altra volta, ancora una volta il mondo.
Nell’atto del concepimento la madre diventa creatrice e generatrice, il suo corpo cresce, si espande, acquista le sue forme, rivelando la sua trascendenza.
La maternità è l’evento in cui ogni madre incontra la dimensione irreversibile della perdita, è l’atto in cui la madre perde il frutto creato dal suo corpo e cessa di essere creatrice.
La maternità non è mai un evento biologico, ma innanzitutto una manifestazione del desiderio di reintegrare quel frutto nel suo corpo e di ripristinare il potere generatore della vita.
Ed è proprio dalla riflessione su questo desiderio e sulla sua degenerazione narcisistica che nasce Mamma, un tentativo di comprendere e sviscerare nel profondo il meccanismo catartico della maternità, per mostrare il cortocircuito che si innesca nella donna/madre nell’istante dell’espulsione, trasformandola brutalmente e tragicamente nella metafora della disgregazione del nido familiare al punto di disconoscerne ogni sua mansione naturale e rivelarsi una genitrice perfida e mutevole.
Per rappresentare questa parabola di ferocia materna, Danilo Giuva sceglie Mamma – piccole tragedie minimali di Annibale Ruccello, un autore con cui ha più di un elemento in comune: prima di tutto l’età, elemento sacrosanto di unione – Giuva ha, infatti, qualche anno in più di quanti ne aveva e il drammaturgo stabiese quando scrisse Mamma; in secondo luogo, l’elemento linguistico.
Entrambi vengono da contesti di provincia dove la lingua e la sua parlata assume una funzione peculiare nella scrittura e nella resa scenica.
“Mamma. Piccole tragedie minimali” è l’ultimo testo scritto e interpretato da Ruccello nell’86. Un’opera molto poco rappresentata, forse per la composizione frammentata in quattro brevi monologhi o probabilmente perché, tra i lavori di Ruccello, è quella più aderente alle aberrazioni dell’epoca in cui è stata scritta. La ripresa effettuata da Danilo Giuva consente di trovarsi dinanzi ad un testo di grande forza, cattiveria, ironia e compassione. Per esaltare il testo di Ruccello e azzerarne ogni riferimento temporale e geografico, Giuva ha scelto di tradurre l’opera dal napoletano al suo dialetto di origine, il foggiano – lingua aspra e colma di asperità – che ne magnifica la parabola di ferocia che le quattro protagoniste disegnano muovendosi da una storia all’altra.
La restituzione della sconcertante contemporaneità del testo avviene anche attraverso la scelta di lavorare dello spazio scenico, Giuva esilia le quattro protagoniste in un piccolo spazio surreale, nel quale si muovono, parlano e delirano: un quadrato di quattro metri per quattro, vuoto, dominato sul fondo da un sipario nero che si apre su un fondale bianco su cui campeggia il disegno di un grande cuore anatomico. In scena solo una sedia nera e con essa interagiscono accenni di musica elettronica, che si impastano con il recitato, e luci minimali disegnate in modo da incastonare i quattro monologhi in forme geometriche che variano e si sovrappongono.
Estremamente rigorosa è anche la scelta degli abiti di scena: pantaloni, camicia e girocollo totalmente neri, su cui si adagia una protesi in silicone bianca che ricalca le forme di una donna gravida: i seni gonfi di latte e il ventre di vita.
Quattro brevi storie, dunque, in cui l’elemento del surreale è fondamentale per smorzare i toni di una drammaticità esistenziale, per allontanare il reale e rendere le storie stesse tollerabili e trasmissibili.
Quattro storie che, partendo da una fiaba intrisa di magia e malefici, diventano progressivamente sempre più “reali”, delineando le tappe inesorabili del degrado familiare, sociale, e dello stesso senso materno. Muovendosi da una storia all’altra, infatti, le quattro “Maria” perdono progressivamente la rassicurante immagine dell’angelo del focolare, di cui ne è l’archetipo solo la madre rappresentata nella fiaba, e si trasformano in donne disamorate, egoiste, sofferenti di una solitudine pervasiva che le rende lentamente sempre più violente e sadiche.
In definitiva in “Mamma” si parla di qualcosa che non ha né un unico tempo, né un unico contesto né, nonostante la lingua usata, una specificità territoriale. L’uso del dialetto foggiano, infatti, non è un limite alla comprensione del testo, ma, al contrario, è uno strumento di esaltazione: della ferocia, della bestialità della relazione materna e della sua natura, a volte, ossessivamente fisica.
Partendo proprio da queste peculiarità, Danilo Giuva ha affiancato, alla potenza del testo, una partitura di gesti, posture ed azioni, dai forti riferimenti iconografici (dal candore de “La speranza I” di Gustav Klimt alla “Madonna del Parto” di Piero della Francesca) che rendono questo lavoro, nonostante il grande rigore, estremamente narrativo anche nell’estetica.
Per queste ragioni “Mamma” è uno spettacolo che parla una lingua universale, una lingua intimamente nota a chiunque, e ognuno trova, tra le parole e i gesti di questo lavoro, l’immaginario in cui rispecchiarsi e rispecchiare.
In fondo si sa “son tutte belle le mamme del mondo”.
16 novembre, ore 20 e 17 novembre, ore 19, Teatri Uniti in collaborazione con Teatro Stabile di Napoli - Teatro nazionale presenta "La neve del Vesuvio" dalle opere di Raffaele La Capria diretto e interpretato da Andrea Renzi
produzione originale Teatro Stabile di Napoli 2015 scene Luigi Ferrigno
costumi Zaira de Vincentiis disegno luci Gigi Saccomandi
assistente ai costumi Elena Soria direttore di scena Domenico Pepe
datore luci Fulvio Mascolo fonico Alessandro Innaro, macchinista Alessio Cusitore, materiale fonico elettrico Emmedue
Ne La Neve del Vesuvio, una raccolta di racconti autobiografici il cui protagonista è Tonino, un bambino che viene descritto dai due anni fino al primo ginnasio nella Napoli degli anni ‘30, lo stile di La Capria raggiunge un vertice di nitore, semplicità e trasparenza. Gli eventi di questo piccolo romanzo di formazione sono le scoperte conoscitive che vanno formando la coscienza di Tonino: da quando scopre di vivere nel tempo, a quando scopre di essere uno e distinto e passa dalla pura sensazione alla parola. Una voce adulta racconta il suo sentire bambino e nel tessere il filo del passato e le figure che accompagnano la sua crescita – la madre, il padre, il professor Haberstumpfs – Tonino gradualmente si stacca dal suo mondo infantile e acquisisce la consapevolezza della perdita dell’infanzia e della sua totalità di visione. La Neve del Vesuvio, una neve fugace e meravigliosa come l’infanzia, ci spinge con leggerezza verso un essenziale contatto con la nostra parte infantile, una rara esperienza di equilibrio tra grazia e ragione, tra fantasia e verità.
24 novembre, ore 11, Compagnia IdeaChiara in "Il pasticciere Zitti...e l’ingrediente segreto" testo e regia Michele Tarallo con Michele Tarallo, Nicola D’Angelo, Valeria Impagliazzo voce Angelo Callipo
Mistero e segreti costituiscono il motore della storia. Uno spettacolo in prosa arricchito da canzoni e musiche originali. Il lupo (quello fiabesco) è stato rapito. Da tempo era divenuto intimo amico della sua rivale di sempre, ovvero Cappuccetto rosso. Le rocambolesche indagini della polizia affidate ad un detective in incognito, travestito da finto apprendista pasticciere, divertiranno e al tempo stesso sveleranno l’incredibile passato della Pasticceria Zitti. Una fiaba senza tempo per riflettere e riscoprire il valore del silenzio, della diversità e della disabilità. In una città dove la gente è sempre indaffarata e procede sempre di corsa, c’è un luogo in cui si trova riparo dal mal tempo e da qualsiasi tempesta dell’umore: la Pasticceria Zitti. I dolci preparati dal Signor Zitti non appena gustati regalano una sana dose di calma e stimolano il conversare. E ciò grazie all’ingrediente segreto: il silenzio. C’è di più. Il signor Zitti è conosciuto anche per un altro motivo, ovvero è il papà della chiacchierona Cappuccetto Rosso. Lo sapevate che il lupo non era né cattivo, né babbeo, ma un simpatico disabile? E allora: chi lo ha rapito? Ma soprattutto: perché?
29 novembre, ore 21, e 30 novembre, ore 20, Khora Teatro in "Leni"
di Irene Alison con Valentina Acca regia Marcello Cotugno
scenografia Sara Palmieri aiuto regia Martina Gargiulo
Il Trionfo della Bellezza racconta i giorni d’oro delle riprese di Olympia, il capolavoro di Leni Riefenstahl: un resoconto delle Olimpiadi di Berlino del 1936, dove lo sport, lontano dalla trivialità della cronaca, viene raccontato col piglio epico di una narratrice di corpi, gesti, sguardi e desideri agonistici, celebrando, allo stesso – ambiguo – tempo, l’ideale di una bellezza che incarna e materializza l’estetica del Reich, e l’utopia di una competizione che unisce uomini e donne al di là di ogni appartenenza etnica o religiosa, sullo sfondo di un cielo, quello di Berlino, suggestivamente fotografato dal basso grazie a delle speciali “trincee” costruite ad hoc nell’Olympiastadion
6 dicembre, ore 21, "Grandi della letteratura" di e con Antonio Pascale
Scrittori del novecento utili per il XXI secolo: leggere uno scrittore non è solo esercizio tecnico e non serve a fare sfoggio di cultura, a volte uno scrittore è una scuola di vita, insegna, ci fa vedere e sentire il mondo grazie a strumenti che illuminano gli angoli bui.
Proust – la necessità dell’arte, ovvero come e perché amplificare i nostri sensi e gioire anche dei frammenti della vita.
Kafka – il pessimismo radicale, ovvero perché per vivere bene è necessario porsi alcune domande spiacevoli
7 dicembre, ore 20, e 8 dicembre, ore 19, Teatro Segreto in "Il motore di Roselena"
da un’idea di Gea Martire drammaturgia Antonio Pascale
con Gea Martire costumi Carlo Poggioli spazio scenico Rossana Giugliano progetto luci Nadia Baldi
È la storia dell’emancipazione di Roselena, nata e cresciuta dietro al Vesuvio e infiammata da una grande passione per le macchine. Una donna! C’è chi si sogna in abito da sposa, chi in tailleur manageriale, lei in tuta da pilota. L’importante nella vita è avere un motore e lei ce l’ha in testa come un chiodo fisso. Roselena sa aggiustare i motori scassati e truccarli a dovere, e ogni volta mette insieme i pezzi e riparte. Riuscirà ad arrivare alla meta e battere ogni record? O prenderà altre direzioni, condotta da quella macchina che tutti chiamano destino e che procede ignorando i nostri comandi? In ogni caso Roselena avrà vinto perché ha sfidato, combattuto e, di sicuro, non si è annoiata.
14 dicembre, ore 20 e 15 dicembre, ore 19, Mutamenti/Teatro Civico 14 in "Cover 3.0"
da un testo di Mariastella Eisenberg, con Ilaria Delli Paoli
coro Martina Porfidia, Fabiana Marotta, Maria Elena Mennella, Valentina Velleca
adattamento Luigi Imperato, regia Rosario Lerro, assistente alla regia e in video Vincenzo Bellaiuto, musiche Paky Di Maio, scene Antonio Buonocore con Nicola Bove, assistente scene Mustapha Khan, collaborazione movimenti scenici Dalila Riccobono, video Angelo Cretella, grafiche Vito Vigliotti, organizzazione Napoleone Zavatto
Adele è vedova. La morte del marito l’ha gettata in una crisi profonda e nonostante i suoi 45 anni si sente una donna diversa: vuole distruggere il suo vecchio io.
Adele da figlia, sorella, lavoratrice e poi moglie, è stata sempre una che ha “funzionato”  sentendosi, però, in stato di minorità nei confronti del suo mondo.
Ora le sembra di avere il vuoto intorno, di aver perso il ruolo e così le sue certezze: è il momento giusto per provare un’altra strada. Mette in atto un progetto di solitudine – scelta e non imposta  – in cui il silenzio domina incontrastato interrotto solo dai “rumors” virtuali dei mezzi tecnologici. Il suo progetto di vita sarebbe quello di disconnettersi pian piano dal rumore bianco della tecnologia – dopo essersi disconnessa dal mondo – per connettersi al silenzio. Ma il progetto sembra fallire in seguito ad una serie di circostanze tragicomiche fino ad un imprevisto finale, che vede Adele – questa volta non più oggetto ma soggetto – in veste di demiurgo di un’altra vita.
21 dicembre, ore 20, e 22 dicembre, ore 19, Casa del Contemporaneo presenta "Play Duett"
da Basile a Moscato, da Viviani a Iacobelli di e con Tonino Taiuti e Lino Musella musiche dal vivo Marco Vidino
Play Duett è un gioco senza struttura, di natura musicale. Due volti, due voci, due figure diversamente coetanee si cercano tra le macerie dove si mescolano vecchio e nuovo. Si parlano attraverso un concerto improvvisato non di note ma di lingue dove i frammenti di classici si trovano in faccia ai contemporanei, senza tempo. I personaggi emergono dalla memoria e tra i resti si guardano, in un gioco pazzo e vero. Play Duett intreccia frammenti dall’opera di Enzo Moscato e da quella di Raffaele Viviani, da Shakespeare, Beckett, T. S. Eliot, da Lu cunto de li cunti di G. B. Basile riadattata da Ferdinando Russo, alle Tragedie in due battute di Achille Campanile. I versi liberi su Napoli e i Sonetti di Shakespeare tradotti in napoletano sono di Dario Jacobelli, prossimi alla pubblicazione per la casa editrice A sud dell’equatore.
23 dicembre, ore 20, RiVolti al mare - Presentazione del dvd
Direzione artistica Francesco Massarelli - Video Luisa Galdo
Il progetto di videoarte pensato come riflessione sui temi dell'immigrazione e dell'integrazione ritorna un anno dopo la fortunata esposizione alla galleria aA29 Project Room, in una nuova veste e con i nuovi video di Toni Servillo, Marco D'Amore e Donato Cutolo finora mai mostrati alla città.
Grazie al generoso contributo della Fondazione Iacometti Onlus che ha proseguito il lavoro di produzione dell'Associazione Parti Solutions, RiVolti al mare è ora anche un dvd edito da Mutamenti Edizioni - Teatro Civico 14.
La serata sarà ad ingresso libero con prenotazione. Sarà possibile prenotarsi all'evento a partire da mercoledì 11 dicembre telefonando allo 0823 441399 - Posti limitati
25 e 26 dicembre, ore 19, 28 dicembre, ore 20, 29 dicembre, ore 11, Mutamenti/Teatro Civico 14  in "Bianca, Neve e i tre sette nani"
liberamente ispirato a Biancaneve e i sette nani dei Fratelli Grimm
scritto e diretto da Roberto Solofria con Roberto Solofria, Antimo Navarra, VIncenzo Bellaiuto, Martina Porfidia
scene Antonio Buonocore costumi Alina Lombardi musiche Paky Di Maio luci Marco Ghidelli
illustrazioni Valentina Piscopo testi canzoni Laura Bova e Roberto Solofria
organizzazione Ilaria Delli Paoli e Napoleone Zavatto
Nel castello di Lohr in Bassa Franconia, Bianca visita la splendida collezione di specchi, tra questi ce n’è uno quasi magico che ripete le parole di chi si specchia. La ragazza, incantata da tal prodigio, non si accorge della chiusura del museo e resta intrappolata all’interno dello stesso. Dopo la chiusura misteriosi personaggi faranno la loro comparsa e coinvolgeranno Bianca in un’avventura che ricorda tanto quella di Biancaneve che in quel castello, pare, sia nata.
29 dicembre, 10 Volte Civico 14. INGRESSO LIBERO
Grazie al nostro lavoro e al vostro affetto, siamo giunti a festeggiare i 10 anni di apertura del Teatro Civico 14.
Da che eravamo un piccolissimo spazio di 50 posti in fondo al Vicolo della Ratta, oggi siamo insieme ad altri compagni di avventura nei 600 mq di Spazio X con tantissimi sogni ancora da realizzare.
Intanto vogliamo brindare al successo di questi anni con tutti voi, in questa serata ad ingresso libero con vino, buona musica e solo una regola: dress code obbligatorio, abito nero e dettaglio di colore giallo!
Siete tutti invitati!

3 gennaio, ore 21, Grandi della letteratura di e con Antonio Pascale
Scrittori del novecento utili per il XXI secolo: leggere uno scrittore non è solo esercizio tecnico e non serve a fare sfoggio di cultura, a volte uno scrittore è una scuola di vita, insegna, ci fa vedere e sentire il mondo grazie a strumenti che illuminano gli angoli bui.
Cechov > la scrittura è democrazia, ovvero perché è importante sia cosa si racconta sia come lo si racconta.
Joyce > perché la nostra vita è un’odissea, ovvero perché crediamo di essere padroni del nostro io e invece siamo attraversati da umori che non controlliamo.
5 gennaio, ore 11, La Mansarda - Teatro dell’Orco in "La befana vien di notte..."
drammaturgia Roberta Sandias regia Maurizio Azzurro scene Francesco Felaco e Anna Roviello
costumi Martina Picciola con Roberta Sandias, Ivan Graziano, Giorgia Maria D’Isa, Pasquale D’Orso
Una storia delicata e tenera, che si svolge sui tetti di una imprecisata città, nella notte dell’Epifania. Uno spazzacamino, un ladruncolo ed una sonnambula, incrociano le loro storie con quelle della famosa Befana, che è intenta a svolgere il suo compito di portatrice di doni e regali ai bambini di tutto il mondo. Scopriremo così la storia della buona “vecchia”, che raccontando di sé, lascerà ai suoi tre nuovi amici i doni più belli che si posso desiderare: la fantasia e la generosità. Non dimentichiamo, infatti, che la figura della Befana, vecchia benefica apportatrice di doni, risale ad antichi riti pagani nati per scongiurare il rigore dell’inverno. La festa tradizionale, sopravvissuta all’avvento del Cristianesimo, è stata identificata con l’Epifania, la festa dell’Apparizione nella quale si ricorda la visita dei Re Magi a Gesù Bambino.
11 gennaio, ore 21, Teatro Izzo (CE), Mutamenti/Teatro Civico 14 e Inside The Project in "Inside dove tutto è soggettivo: Battiato"
un progetto di Paky Di Maio e Luigi Iacono
Come sarebbe stata la musica dei Nirvana se la band avesse suonato musica elettronica? E se i CURE fossero nati dalle radici della musica popolare campana? E se i DOORS fossero nati a Bristol e David Bowie avesse avuto una fissa per il post-rock? E se tutti questi artisti non avessero scelto la musica come forma di espressione? E se avessero scelto la pittura, il teatro, la fotografia, la danza? Questo è il principio fondante dell’INSIDE. INSIDE sostiene una nuova idea musicale, realizzare un appuntamento stagionale dove gli artisti coinvolti rendono omaggio, con nuove chiavi di interpretazione, una band o un artista che ha segnato la storia della musica.
18 gennaio, ore 20, e 19 gennaio, ore 19, Teatro Insania presenta "Mamma, Mà!" Atto unico per attrice sola
di Massimo Andrei regia Gennaro Silvestro con Daniela Ioia
I giorni nostri. Tre madri si presentano a turno in un consultorio familiare per colloquiare con uno psicologo dell’Asl. Davanti a lui cominciano a raccontare e a raccontarsi in modo libero e personale. Fin troppo libero, fin troppo personale. Tirano fuori fatti e personaggi apparentemente estremi, ma che rientrano appieno nel nostro immaginario e nel nostro quotidiano.
Amelia ha due figlie e una di queste ha cominciato una relazione con un ragazzo marocchino.
Cristina, nel tentativo esasperato di avere una gravidanza, ha esagerato ed è stata cacciata di casa dal marito.
Minerva cerca a tutti i costi di raccontare storielle educative ai figli, favole, che invece, amano videogiochi di guerra e mostri di distruzione.
Qualcuna esagera, ma tutte vogliono sapere dallo psicologo come comportarsi… Ch’aggia fa’?!
25 gennaio, ore 20, e 26 gennaio, ore 19, Fondazione Sipario Toscana in "Quasi Natale"
un progetto di Teatrodilina scritto da Francesco Lagi regia Francesco Lagi
con Anna Bellato, Francesco Colella, Silvia D'Amico, Leonardo Maddalena
disegno suono Giuseppe D’Amato scenografia Salvo Ingala costumi Andrea Cavalletto
realizzazione scenica Alessandra Agresti luci Martin E. Palma
Ci sono tre fratelli che tornano nella loro casa di bambini. C’è una cosa che la madre deve dirgli. Nessuno sa quale sia quella cosa. Fuori nevica, sono i giorni prima di Natale.
C’è anche una ragazza, che si ritrova per caso a vivere con loro quei giorni. Ha un aspetto così familiare che sembra venire da un passato che si stenta a mettere a fuoco.
Ci sono un’attesa e una vicinanza forzata. Un pesce nuovo per l’acquario e un anello di
fidanzamento. Vecchi quaderni di scuola e un tronco da caricarsi sulle spalle. Un telecomando che non si trova più e un albero di Natale con le lucine intermittenti. Un telefono che squilla e una vecchia storia di sciamani pellerossa.
Venerdì 31 gennaio, ore 21, conferenza/spettacolo di e con Antonio Pascale "In certe notti che capire non sai" ovvero la lunga storia dell'umanità
In alcune notti angosciose ci chiediamo che ci facciamo qui? Che siamo venuti a fare? Qual è la nostra vera essenza umana. Quali sono i motivi che rendono la vita degna di essere vissuta? Mistici, predicatori, antropologi, psicologi, filosofi e scrittori hanno provato a fornire risposte. Esaminiamole tutte, attraverso un riassunto millenario della nostra storia
2 febbraio, ore 19, Elsinor presenta "Amleto"
da William Shakespeare di e con Michele Sinisi
Amleto si trova in una stanza e vive in completa solitudine la sua storia. I fatti, i personaggi sono tutti caduti davanti ai suoi occhi e malgrado i suoi desideri deve confrontarsi con ciascuno di questi, prendere delle decisioni. La tragedia sta nel fatto che deve comunque risolvere la sua storia da solo. Egli contiene nella sua testa la memoria fastidiosa di tutti. L’unica compagnia reale sarà il fantasma del padre. Rimane il mistero di un essere umano chiuso in una stanza assillato da ricordi e immagini da cui non vede l’ora di liberarsi. L’intensità favolosa delle sue utopie che non riesce a sostenere.
8 e 9 febbraio, Hotel Royal Caserta (CE), Mutamenti/Teatro Civico 14 / NTS’ Nuovo Teatro Sanità in "Do Not Disturb Teatro in albergo"
un progetto di Mario Gelardi e Claudio Finelli in collaborazione con il NTS’ Nuovo Teatro Sanità
Dopo il grande successo delle precedenti edizioni, ritorna al Royal Hotel di Caserta il fortunato format ideato da Mario Gelardi e Claudio Finelli: DO NOT DISTURB – Il teatro si fa in albergo. Solo pochi spettatori potranno scrutare ciò che accade nelle lussuose camere del Royal Hotel e assistere alla storia di Ivana, Andrea e Luigi, protagonisti di TINDER SORPRESA. Personaggi che si conoscono su Tinder e si accordano per incontrarsi in albergo per una notte di passione, con un finale a sorpresa. In scena Roberto Solofria, Ilaria Delli Paoli e Antimo Navarra
9 febbraio, ore 11, Mutamenti/Teatro Civico 14 in "In viaggio nell’altro mondo"
interpreti Martina Porfidia, Vincenzo Bellaiuto, Alina Shost, Valentina Piscopo
regia Luigi Imperato e Roberto Solofria testo Luigi Imperato
costumi New Hope scene Antonio Buonocore
Può una storia cambiare la vita? Può un racconto indirizzare il destino di una persona? La nostra risposta è sì: siamo convinti che l’uomo sia fatto, oltre che dalle infinite esperienze che fa, anche dalle storie cha ha la fortuna di ascoltare, leggere, conoscere.
Per le protagoniste di “Storie dell’altro mondo” la domanda iniziale si può svolgere in una affermazione ancora più estrema: una storia può salvare la vita! Valentine, Alimyssa e Matyshima infatti sono tre sorelle in fuga dalla loro città natale e che avranno salva la pelle proprio grazie ad una storia, o meglio grazie alla scoperta che la loro stessa vita ha la dignità, la bellezza e l’incisività di una favola. Il padre di Valentine, Alymissa e Matyshima era un uomo eccezionale che viaggiava per il mondo e aveva tre cuori. La sua particolarità lascia in eredità alle fanciulle un’altra anomalia: le bambine quando cominciano a parlare si esprimono in tre lingue diverse che gli abitanti del posto non capiscono. I pettegolezzi si alzano in fretta e le ragazzine vengono additate come vittime di un maleficio. Si decide che devono abbandonare il paese; le tre si mettono in viaggio verso una terra promessa di cui gli aveva parlato la loro madre: una città dove tutti vivono insieme felici e dove nessuno le giudicherà per la loro diversità. Ma il loro viaggio non sarà facile né privo di brutte e belle sorprese. Raggiungeranno lo stesso la loro meta, ma alle porte della città ci sarà un guardiano che ostacolerà il loro ingresso. Che cosa devono ancora fare le nostre protagoniste per raggiungere il loro obiettivo?
16 febbraio, ore 19, 20 Chiavi Teatro presenta "Paura e delirio"
di e con Ferdinando Vaselli e Alessia Berardi
aiuto regia Marianna Arbia musiche Sebastiano Forte luci Gianni Staropoli
Due fratelli vivono in casa in un appartamento della periferia romana. Sono soli e circondati da stranieri. Una brutta notizia fa prendere loro una decisione estrema che genera una serie di conseguenze inaspettate e sorprendenti. Nato da una serie di laboratori in alcuni quartieri della capitale lo spettacolo racconta la difficoltà della convivenza attraverso la lente deformante di un rapporto familiare simbiotico e malato.
23 febbraio, ore 19, Carullo Minasi / La Corte Ospitale presentano "Delirio bizzarro"
di e con Giuseppe Carullo e Cristiana Minasi
scene e costumi Cinzia Muscolino scenotecnica Pierino Botto disegno luci Roberto Bonaventura
aiuto regia Veronica Zito, Eleonora Bovo collaborazione artistica Ivana Parisi, Simone Carullo, Giovanna La Maestra
e con la collaborazione del Centro Diurno di Salute Mentale “Il Camelot”, del Teatro Vittorio Emanuele e della “Casa del Con” di Messina
Un Centro di Salute Mentale e due personaggi: uno, in condizione di “pazzo per attribuzione”, trascorre la propria vita a interrogare le stelle, discorde con il tempo presente; l’altra, donna perfettamente integrata, ossessionata dalla carriera, ma che avverte un’insania incipiente. Né pazzi né sani, Mimmino e Sofia in un dialogo serrato – braccio di ferro tra due esperienze di vita completamente opposte – si scopriranno simili, umani, sorridenti, autoironici, sebbene parti inconsapevoli di un sofisticato meccanismo congegnato per rendere l’uomo prigioniero di sé stesso. Si incontrano in una terra di frontiera, il Centro Diurno di Salute Mentale “il Castello”, in cui il confine tra coloro che stanno dentro e coloro che stanno fuori sfuma in un indistinto resistere tra protocolli da rispettare e vite da normalizzare.
Chissà forse che i malati non esistano. Chissà forse che i malati siamo noi.
L’oggi attende d’essere storicizzato, non resta che essere affetti da un delirio bizzarro che tutti ci coinvolge.
29 febbraio, ore 20, 1 marzo ore 19, "Respiro piano" di e con Piera Russo
scritto da Piera Russo e Nicola Maiello
musiche Frankie Broccoli e Francesco Granatello
scene Rossella Pugliese
collaborazione artistica Elena Starace
Respiro Piano è il viaggio catartico nei ricordi di una donna. Attraverso l’utilizzo creativo del corpo e della voce, si evocano luoghi fisici e luoghi della memoria all’interno dei quali prendono vita i vari personaggi della storia familiare della protagonista.
Cresciuta in una famiglia con una cultura fortemente patriarcale e “aziendale”, dove vigeva la pretesa di controllare la vita assoggettandola a rigide regole tradizionali, rendendola conforme, lineare e perfetta agli occhi degli “altri”, Matilde a sua insaputa rappresenta il diverso, lo scarto dalla norma, l’imprevisto non contemplabile. Matilde è il frutto dell’eros,
di un rapporto extraconiugale tenuto nascosto per non macchiare l’onore della stirpe. La verità celata confonde, si intravede nei non detti e si palesa in violenza che Matilde, bambina ignara, subisce. Ma lei, diversa di sangue, si fa carico di una diversità di pensiero, sceglie di aprire l’armadio, il luogo che più la spaventa, e di andare fino in fondo a se stessa per uscirne finalmente integra. Respiro Piano è la storia di un percorso individuale di emancipazione femminile nell’Italia meridionale della prima metà del novecento.
Matilde è il simbolo della rivoluzione ove per atto rivoluzionario abbiamo inteso la ricerca coraggiosa dell’autenticità.
7 marzo, ore 20, e 8 marzo, ore 19, Virus Teatrali presenta "Tre. Le sorelle Prozorov"
liberamente tratto da Tre Sorelle di Anton Cechov adattamento e regia Giovanni Meola
con Roberta Astuti, Sara Missaglia, Chiara Vitiello assistente alla regia Annalisa Miele
Misurarsi con Cechov contempla una lotta feroce con quanto ha scritto ma ancor di più con il suo ‘non detto’. Si è così partiti da Tre sorelle per giungere ad una riscrittura drammaturgica collettiva in grado di mettere in scena i suoi tanti personaggi con sole tre attrici e senza alcun oggetto o scenografia. Con un lavoro profondo sulle relazioni e sui corpi. Insomma, è Cechov anche se non lo è.
21 marzo, ore 20, e 22 marzo, ore 19, Vulìe Teatro in "Mine Conferenza stanca sul melodramma amoroso"
di e con Michele Brasilio e Marina Cioppa
Vulìe Teatro prosegue il suo viaggio sull’amore iniziato nel 2017 con Semi – Peccato, non esiste più l’amore platonico. Dopo aver trattato la straziante normalità del rapporto di coppia, questa volta il giovane duo composto da Michele Brasilio e Marina Cioppa si rivolge al pubblico ponendo la domanda “conviene amare?” la risposta è “ovviamente no”. Se ci si soffermasse su tutto ciò che si passa quando si ama e sui rischi che si corrono amando non potrebbe esistere altra risposta. Un testo a tratti cinico, ma che mantiene uno stile brillante, i dialoghi serrati e continui paradossi. Gli attori e gli spettatori costruiscono la messa in scena insieme, ogni sera in modo diverso, abbattendo la quarta parete sin da subito come si conviene in una conferenza.
29 febbraio, ore 20, 1 marzo ore 19, "Respiro piano" di e con Piera Russo
scritto da Piera Russo e Nicola Maiello
musiche Frankie Broccoli e Francesco Granatello
scene Rossella Pugliese
collaborazione artistica Elena Starace
Respiro Piano è il viaggio catartico nei ricordi di una donna. Attraverso l’utilizzo creativo del corpo e della voce, si evocano luoghi fisici e luoghi della memoria all’interno dei quali prendono vita i vari personaggi della storia familiare della protagonista.
Cresciuta in una famiglia con una cultura fortemente patriarcale e “aziendale”, dove vigeva la pretesa di controllare la vita assoggettandola a rigide regole tradizionali, rendendola conforme, lineare e perfetta agli occhi degli “altri”, Matilde a sua insaputa rappresenta il diverso, lo scarto dalla norma, l’imprevisto non contemplabile. Matilde è il frutto dell’eros, di un rapporto extraconiugale tenuto nascosto per non macchiare l’onore della stirpe. La verità celata confonde, si intravede nei non detti e si palesa in violenza che Matilde, bambina ignara, subisce. Ma lei, diversa di sangue, si fa carico di una diversità di pensiero, sceglie di aprire l’armadio, il luogo che più la spaventa, e di andare fino in fondo a se stessa per uscirne finalmente integra. Respiro Piano è la storia di un percorso individuale di emancipazione femminile nell’Italia meridionale della prima metà del novecento.
Matilde è il simbolo della rivoluzione ove per atto rivoluzionario abbiamo inteso la ricerca coraggiosa dell’autenticità.
29 marzo, ore 11, Il Teatro nel Baule presenta "All’ombra di un grosso naso. La storia di Cyrano De Bergerac"
con Simona Di Maio e Sebastiano Coticelli drammaturgia Simona Di Maio
regia Simona Di Maio e Sebastiano Coticelli
Due attori per tanti personaggi. La storia di un amore impossibile, di una guerra, di un attore svampito e di un uomo coraggioso. Chi non conosce il grande Cyrano? Un eroe romantico ma allo stesso tempo un personaggio straordinariamente moderno.
4 aprile, ore 20, e 5 aprile, ore 19, Progetto Nevrotika in "2Nevrotika VOL 7-8-9"
scritto e diretto da Fabiana Fazio con Fabiana Fazio, Valeria Frallicciardi, Giulia Musciacco
aiuto regia Angela Carrano progetto grafico Annachiara Iannone ufficio stampa Gabriella Galbiati
Con questi ultimi tre volumi, portiamo a conclusione la nostra saga sulle nevrosi.
Nevrotika vol.7-8-9 porta in scena vecchie e nuove patologie, collegate ad altri caratteri psicologici non ancora incontrati, fino ad ora, nel nostro ironico viaggio all’interno del mondo della nevrosi. In occasione di una nuova ricorrenza (dopo un funerale e una festa di compleanno dei precedenti due spettacoli) tre “nevrotike” entreranno a confronto. Attraverso momenti di relazione, dialoghi impossibili, colloqui solitari, soliloqui affollati, atipiche esercitazioni psico-fisiche e spazi dove anche il pubblico è in qualche modo chiamato in causa, come in un vero corso di formazione sul “come rendersi la vita impossibile” (parafrasando Watzlawick), proviamo a fare un ulteriore passo in avanti verso un uso consapevole del nostro potere autodistruttivo, per sviluppare appieno la capacità di ogni singolo individuo di procurarsi disagio.
25 aprile, ore 19, e 26 aprile, ore 19, Argot produzioni / Teatro Eliseo / Nest - Napoli Est Teatro presentano "Non Plus Ultras"
uno spettacolo di Adriano Pantaleo e Gianni Spezzano con Adriano Pantaleo drammaturgia e regia Gianni Spezzano
scene Vincenzo Leone costumi Giovanna Napolitano luci Giuseppe Di Lorenzo
assistente alla regia Raffaella Nocerino contributi multimediali e foto di scena Carmine Luino
collaborazione alla drammaturgia Adriano Pantaleo organizzazione Carla Borrelli un ringraziamento a La Corte Ospitale
Qual è il modello di vita degli Ultras? Attraverso un’indagine teatrale durata quattro anni, abbiamo cercato di dare una risposta a questa domanda. Il modello di vita degli Ultras si racchiude in una sola parola: Mentalità.
Dunque, cos’è la Mentalità? È una filosofia di vita basata su delle regole non scritte ma condivise tacitamente da tutti gli Ultras. L’impianto drammaturgico dello spettacolo procede alla scoperta di questo codice etico e comportamentale svelandone i pregi e i limiti.
Ciro cerca di conquistare la dolce Susanna, figlia del temuto capo Ultras Biagio ‘O Mohicano. La sua strategia è semplice: riuscire ad introdursi nel mondo della curva e conquistare la benedizione dal padre della ragazza. Ciro nel tentativo di sedurre resta sedotto, completamente catturato da quella mentalità che sembra dare un senso alla sua vita piatta e monotona che ha sempre detestato. Però. Cosa vuol dire essere un Ultras? Che responsabilità porta? Che legame corre tra lo stato civile e il movimento Ultras? Che costi ha essere un ultras?
Non Plus Ultra, ovvero “non più oltre”, la scritta che Ercole incise, sulle colonne omonime, per stabilire il limite al quale l’uomo aveva accesso. Qual è questo limite? Ciro lo scoprirà, a sue spese.
10 maggio, ore 19, AttoDue in "L’emozione del pudore"
conferenza-spettacolo a cura di Massimiliano Civica
Di che qualità, di che natura è l’emozione che proviamo a Teatro? è un’emozione temperata, dolce, struggente, diversa da quella che possiamo provare nella nostra vita quotidiana. La conferenza-spettacolo, attraverso la proiezione di tre video, tenta di mostrare come i grandi attori ci commuovono attraverso il pudore dei loro sentimenti, resistendo al torrente delle emozioni che li agitano piuttosto che dandogli sfrenato sfogo. Un bimbo che piange in maniera irrefrenabile e un bimbo che, soffrendo, cerca di non piangere ci commuovono in maniera diversa. Una delle due è la commozione del teatro.

Un palco di libri, la scrittura e il teatro

Venerdì 10 gennaio, ore 18:30, Antonia Chiara Scardicchio presenta  "La Ferita che Cura. Dolore e la sua possibile collaterale bellezza" (Anima Mundi Edizioni) a cura di Marilena Lucente; letture Vincenzo Bellaiuto
L'autrice
Antonia Chiara Scardicchio è docente e ricercatrice in Pedagogia Sperimentale presso l’Università degli Studi di Foggia; dal 1997 si occupa di ricerca e didattica con approccio sistemico nei contesti della formazione, dell’educazione e della cura, coniugando scienze della complessità e resilienza, epistemologia ed estetica. Nel marzo 2014 ha ricevuto il Premio Italiano di Pedagogia (istituito dalla Società Italiana di Pedagogia) per il volume Il sapere claudicante. Appunti per un’estetica della ricerca e della formazione (Bruno Mondadori, 2012). Dal 2016 è Ricercatrice Associata al CNR-Roma. Nel gennaio 2015, insieme con le edizioni lameridiana, ha fondato la prima Hope School italiana. È autrice di pubblicazioni internazionali e nazionali: saggi, articoli scientifici e monografie inerenti le connessioni.
Il Libro
Il dolore è un'esperienza che ci accomuna tutti quanti, con atteggiamenti spesso simili, spesso diversi. Ciò che varia, infatti, è l'approccio con cui ognuno di noi vi si accosta.
L’autrice, impegnata da anni nei temi della formazione e dell’educazione, si pone in un dialogo appassionato con le voci più autorevoli della ricerca pedagogica, della psicologia analitica, dell’arte, della letteratura e della tradizione religiosa, chiedendosi se sia possibile ripensare il dolore come iniziazione a un più profondo respiro vitale.
Venerdì 31 gennaio,
- ore 21, conferenza/spettacolo di e con Antonio Pascale "In certe notti che capire non sai" ovvero la lunga storia dell'umanità
In alcune notti angosciose ci chiediamo che ci facciamo qui? Che siamo venuti a fare? Qual è la nostra vera essenza umana. Quali sono i motivi che rendono la vita degna di essere vissuta? Mistici, predicatori, antropologi, psicologi, filosofi e scrittori hanno provato a fornire risposte. Esaminiamole tutte, attraverso un riassunto millenario della nostra Imperfezioni,
6 febbraio, ore 19:30, la scrittura e il teatro: Mario Gelardi prsenta: "Imperfezioni" pubblicato da Editoria & Spettacolo
a cura di Marilena Lucente, letture Vincenzo Bellaiuto
L'autore
Mario Gelardi debutta come regista in teatro nel 1997 con Una notte americana di Arthur Miller. Nel 2002, con il testo Malamadre, vince il Premio Flaiano e negli anni seguenti riceve il Premio Ustica (sezione del Premio Scenario) nel 2005 ed il Premio Girulà nel 2007 con Quattro, testo scritto con Giuseppe Miale di Mauro. Sempre insieme a Giuseppe Miale di Mauro è tra i finalisti del Premio Riccione per il teatro con Becchini. Il 2007 segna un anno importante nella carriera artistica di Mario Gelardi. Insieme a Roberto Saviano è, infatti, autore e regista della versione teatrale del romanzo Gomorra, con cui ottiene numerosi riconoscimenti tra cui il Premio E.T.I. Gli Olimpici del Teatro come migliore autore di novità italiana ed il Premio Enriquez. Lo spettacolo conta più di 300 repliche solo in Italia e più di una versione all’estero. Nel 2010, pubblica il suo primo romanzo, Liberami dal male, sulla storia di Marco Marchese, in cui si affronta il tema della pedofilia in ambito ecclesiastico. Nel 2013 assume la direzione artistica del Nuovo Teatro Sanità, uno spazio nel centro storico di Napoli, adibito in una chiesa settecentesca. Ha portato in scena La paranza dei bambini, dall’omonimo romanzo di Roberto Saviano e con lui adattato per il teatro. Nel 2017 riceve il Premio Giuseppe Fava per il teatro e l’impegno civile, quindi il Premio Rete Critica come Miglior progetto teatrale per il Nuovo Teatro Sanità. Ha partecipato all’edizione 2019 del Napoli Teatro Festival Italia con il progetto 629 – Uomini in gabbia. Nel novembre 2019 viene pubblicato da Editoria&Spettacolo Imperfezioni, libro che raccoglie sei testi teatrali dell’autore.
Il Libro
«Un'antologia di umane imperfezioni che, sul confine ora netto tra buio e luce, ora soffuso tra verità e simulazione, urlano sottovoce la forma delle loro rinunce, dell'assenza, della morte e dell'amore. E le parole indicibili si mescolano all'eco di giochi, di Salve Regine, di respiri spezzati e all'odore grave di polveri da sparo, di sangue e di limoni.» (Tino Caspanello)
21 Febbraio, ore 18.30, Presentazione del libro di Viola Ardone "Il treno dei bambini"
in collaborazione con Mondadori Megastore - Marcianise
L'autrice ne discuterà con Anna Cesaro e Fausto Greco. Letture a cura di Vincenzo Bellaiuto
Ingresso libero fino a esaurimento posti

fuori rassegna

15 febbraio, ore 20:30, Non solo Sipario presenta "Dal sottosuolo" di V. Mazzarella (Nostro articolo)
regia ed adattamento di Fausto Bellone, con Domenico Bottone e Francesca Gammella

Ascolti

Il Teatro Civico 14 e Il Pickwick propongono un ciclo di appuntamenti finalizzati alla costruzione di una discussione necessaria per riconoscere la relazione tra l’urgenza autoriale e le tecniche performative. Partiamo dal chiederci se questa relazione è una prassi del contemporaneo e sul come sta mutando il lavoro dell’attore e degli autori. È necessario, per comprendere il concetto di performatività sotto questa nuova prospettiva della drammaturgia, ragionare sull'idea stessa di performance, intesa come pratica corporea necessaria ad una ridefinizione critica e strumento di conoscenza e di relazione.
#1, domenica 06 ottobre, Alessandra Asuni
#2, domenica 17 novembre, Andrea Renzi, Teatri Uniti
#3, domenica 22 dicembre, ToninoTaiuti, LinoMusella, Casa del Contemporaneo
#4, domenica 26 gennaio, Compagnia Teatrodilina
#5, domenica 16 febbraio, 20 Chiavi Teatro, Alessia Berardi, Ferdinando Vaselli
#6, domenica 23 febbraio, Carullo-Minasi, Cristiana Minasi, Giuseppe Carullo
incontro | ore 17:00 - spettacolo, ore 20:00 sabato, ore 19:00 domenica
durata: 45’; moderatori Alessandro Toppi e Michele Di Donato
ingresso libero con prenotazione *consigliata*: info@teatrocivico14.it - 0823441399
per info sugli spettacoli www.teatrocivico14.it

Laboratori

dal 5 al 9 maggio, Laboratorio sulla lettura del testo drammatico a cura di Massimiliano Civica
I Classici del teatro, dalle tragedie di Eschilo, Sofocle, Euripide, alle opere di Shakespeare o Moliere, hanno una caratteristica in comune: sono privi di didascalie e di indicazione per la messinscena.
Per capire la ragione di ciò, prendiamo come esempio uno di questi autori. Shakespeare era insieme autore, “regista” e attore: scriveva il testo, dirigeva la messinscena e spesso vi prendeva parte come interprete. Per lui i suoi testi non avevano un valore letterario autonomo e non erano destinati alla semplice lettura, tant’è vero che non si è mai interessato alla loro pubblicazione mentre era in vita. Dunque non testi, ma copioni: la traccia, il materiale di partenza per il prodotto finale che Shakespeare aveva a cuore, lo spettacolo. Copioni, poi, che erano destinati ad uso esclusivo della sua compagnia: non sono stati scritti con l’idea che altri, tranne il loro autore, li potessero mettere in scena. Shakespeare sapeva quali attori della sua compagnia avrebbe utilizzato, in che spazio
sarebbe stato realizzato lo spettacolo, le convenzioni di quello spazio, e le azioni che il pubblico avrebbe avuto sotto gli occhi. Scriveva il copione letteralmente “vedendo” quello che
sarebbe accaduto sulla scena, e, poiché un’azione vale più di mille parole, nei suoi testi mancano mille parole per ogni azione che il “regista” Shakespeare aveva in mente di realizzare senza bisogno di annotarla per scritto. Perché perdere tempo a scrivere le didascalie se era convinto che solo lui avrebbe portato a teatro i suoi testi?
Chi dunque pensa di poter capire il senso dell’Amleto solo attraverso la lettura del testo è nella stessa condizione di chi pensasse di poter godere di un film di Kubrik leggendo la
sceneggiatura. E, in sovrappiù, una sceneggiatura monca, che contiene i dialoghi, ma non le indicazioni dei luoghi, delle azioni, di ciò che accade ai personaggi.
Chi voglia mettere in scena un’opera di Shakespeare è dunque costretto a ricostruire lo spettacolo che sta “sotto”, o “sopra”, il testo. È costretto a “vedere” lo spettacolo che Shakespeare a tratto dal suo testo, per individuare quelle didascalie non scritte che ne disvelano il senso profondo. Solo così potrà poi realizzarne autonomamente una nuova e personale versione.
Di un copione teatrale bisogna dunque imparare a leggere quello che l’autore-regista-attore ha scritto negli spazi bianchi della pagina con una sorta d’inchiostro invisibile. Ad esempio, spesso, per capire l’anima e desideri di un personaggio, è più importante prestare attenzione a quando, e in presenza di chi, parla, piuttosto che a quello che dice. Bisogna notare quando un personaggio entra in scena e quando ne esce, se si vuole afferrare la dinamica dei suoi rapporti con gli altri protagonisti dell’opera. Dunque nel testo ci sono delle indicazioni di messinscena, ma sono nascoste “intorno” alle parole dei personaggi e dentro la sequenza verticale delle battute. Un bravo regista deve saper leggere queste didascalie invisibili.
I partecipanti al laboratorio si eserciteranno sulla lettura teatrale del Mercante di Venezia di Shakespeare.
Durante i 5 giorni del laboratorio, guidati e stimolati dal regista Massimiliano Civica, leggeranno integralmente il testo, ne scopriranno i misteri, le convenzioni e i meccanismi scenici di funzionamento, per poi proporre una propria ipotesi di
messinscena, comprensiva di indicazioni scenografiche, di una idea dei costumi e dell’azione degli attori.
 A CHI E' RIVOLTO
Il laboratorio è indirizzato a registi, attori, e a tutti quelli che sono interessati a smontare il giocattolo del testo drammatico per capirne al meglio il funzionamento.
QUANDO
dal 05 al 09 maggio 2020 | dalle 11,00 alle 17,00 (con pausa pranzo 13/14)
DOVE
Teatro Civico 14, Caserta
COSTO
Per chi si iscrive entro il 31 marzo 2020: 200€
Per chi si iscrive entro il 30 aprile 2020: 250€
COME PARTECIPARE
Per partecipare è necessario il versamento della quota di iscrizione entro e non oltre il 30 aprile 2020 tramite bonifico bancario o PayPal, scrivendo a teatrocivico14@gmail.com per avere le coordinate e allegando un curriculum aggiornato e una foto.
MASSIMILIANO CIVICA
Reatino, classe 1974, dopo una Laurea in Storia del Teatro alla Facoltà di Lettera dell'Università La Sapienza, Civica svolge un percorso formativo composito che passa dal teatro di ricerca (seminari in Danimarca presso l’Odin Teatret di Eugenio Barba) alla scuola della tradizione italiana (si diploma in Regia presso l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico) per poi compiere un apprendistato artigianale presso il Teatro della Tosse di Genova (a contatto con il magistero di Emanuele Luzzati e il sapere scenico di Tonino Conte).
I suoi primi spettacoli (Andromaca, Grand Guignol, La Parigina, Farsa) sono ospitati nei più importanti teatri e festival italiani.
Nel 2007 vince il Premio Lo Straniero (assegnato dall’omonima rivista diretta da Goffredo Fofi) e il Premio Hystrio-Associazione Nazionale Critici Teatrali per l’insieme della sua attività teatrale.
Sempre nel 2007, a soli 33 anni, diventa Direttore Artistico del Teatro della Tosse di Genova, dando vita al progetto triennale Facciamo Insieme Teatro, che vince il Premio ETI Nuove Creatività.
Nel 2008 per lo spettacolo Il Mercante di Venezia, prodotto dalla Fondazione Teatro Due di Parma, vince il Premio UBU per la miglior regia.
Nel 2009 gli viene assegnato il Premio Vittorio Mezzogiorno.
Nel 2010 dirige Un sogno nella notte dell'estate di Shakespeare, prodotto dal Teatro Stabile dell'Umbria e dal Romaeuropa Festival.
Nel 2011 dirige Attraverso il furore di Armando Pirozzi, che debutta al Festival Inequilibrio di Castiglioncello.
Nel 2012 dirige Soprattutto l’anguria di Armando Pirozzi, in corealizzazione col Teatro di Roma e in collaborazione con il Romaeuropa Festival.
Come studioso ha collaborato con la cattedra di Metodologia della Critica dello Spettacolo dell’Università La Sapienza di Roma, e, nel biennio 2007-2009, ha tenuto la cattedra di Regia presso l’Accademia di Belle Arti di Genova. Nel 2013 ha tenuto un corso di alta specializzazione in recitazione presso l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’amico di Roma.

Lezioni di TANGO ARGENTINO CLASSICO STILE MILONGUERO con Eduardo Heluani.

Il corso prevede lezioni settimanali di gruppo della durata di un’ora e mezza la settimana, tutti i giovedì. Il tango è un ballo di coppia ma, è perfetto anche per chi in coppia non è…. ancora. Superati i primi mesi di studio, ci si incontra in Milonga, la discoteca del tango. Con un codice di sguardi e gesti del viso si invitano persone, anche sconosciute a ballare. E’ uno strumento perfetto di crescita e socializzazione.
Prima Lezione Gratuita. E’ preferibile prenotare e segnalare, senza alcun impegno, la propria partecipazione. La vostra prenotazione ci permetterà di stimare la necessità di supporters per avere un numero bilanciato di uomini e donne.
Per prenotazioni Tel. 0823-441399, 347-7956484, heluanieduardo@yahoo.it o direttamente al botteghino del Teatro Civico 14 - Spazio X in Via Petrarca , Parco dei Pini
Costo del corso:
40 € Mese per singoli
35 € Mese (a persona) per chi viene in coppia

Teatro Civico 14, Via F. Petrarca (Parco dei Pini) c/o Spazio X, Caserta
t. (+39) 0823 441399
info@teatrocivico14.it
www.teatrocivico14.org

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