Alessandro Siani

Le regole per vivere

Vinicio Marchioni, Giuseppe Zeno

Alessio Boni, Serra Yilmaz

Arturo Muselli

Silvio Orlando

Gianfelice Imparato, Carolina Rosi

Alessandro Preziosi

Carlo Cecchi

Vivianesque

Serata Stravinskij

Ezio Mauro

Mimmo Borrelli

Renato Carpentieri

  

Teatro Comunale Parravano: Stagione 2019/20

Caserta – dal 4 Ottobre 2019

Comunicato stampa

Orari: feriali ore 20.45, domenica ore 18.00, info 0823444051
Dal 4 al 6 Ottobre
, "Felicita' Tour Special Edition" di Alessandro Siani, con Alessandro Siani. regia Alessandro Siani
È un gran ritorno ai monologhi dal vivo , dopo la parentesi dello spettacolo corale "Il principe abusivo a teatro" con Christian De Sica. La scelta di ritornare sulle tavole del palcoscenico è stata spinta soprattutto dalla voglia di potermi confrontare con il pubblico, perché lo spettatore è l?unico vero metronomo della vita di un'artista sentire un applauso, una pausa, guardarsi negli occhi resta ancora l'unico deterrente contro l'incomunicabilità ,oggi più che mai accentuata dalle realtà virtuale. In questo viaggio artistico non sarò da solo ,ma ad accompagnarmi ci sarà il maestro e compositore Umberto Scipione che dal vivo suonerà e segnerà le tappe cinematografiche della mia carriera da Benvenuti al Sud passando per il Principe Abusivo e si Accettano Miracoli per concludersi con Mister Felicità. i monologhi saranno l'occasione per poter raccontare non solo il dietro le quinte di queste pellicole ma anche l'opportunità per poter parlare delle differenze tra nord e sud, tra ricchi e poveri e di sviscerare quelle che si propongono come le nuove tendenze religiose , ma soprattutto evidenziare i tic e le manie di una società divisa tra ottimisti e pessimisti, tra disperati di professione e sognatori disoccupati. Tutto questo per un unico obiettivo, divertirsi insieme. Anche perché come dico nel film "Mister Felicità'"quando si è da soli la felicità dura poco, ma se condivisa dura nu' poco e' cchiu'
Da venerdì 1 a domenica 3 novembre, Ente Teatro Cronaca Vesuvioteatro presenta Lello Arena in "Miseria e nobiltà" di Eduardo Scarpetta
adattamento a cura di Lello Arena e Luciano Melchionna
con Maria Bolignano, Giorgia Trasselli, Raffaele Ausiello, Veronica D’Elia, Marika De Chiara, Andrea de Goyzueta, Alfonso Dolgetta, Sara Esposito, Carla Ferraro, Luciano Giugliano, Irene Grasso, Fabio Rossi
ideazione scenica Luciano Melchionna
scene Roberto Crea, costumi Milla
musiche Stag
assistente alla regia Ciro Pauciullo
regia Luciano Melchionna
Sabato 2 novembre alle ore 18.30, sempre al Teatro Comunale di Caserta, Lello Arena e la compagnia saranno ospiti del ciclo di incontri “Salotto a Teatro”, condotti dalla giornalista Maria Beatrice Crisci.
Miseria e nobiltà. Miseria o nobiltà?
Una cosa è certa, l’una non esisterebbe senza l’altra, così come il palazzo signorile, affrescato e assolato, non starebbe in piedi senza le sue fondamenta buie, umide e scrostate. Un perfetto ecosistema: senza un solo elemento, crolla l’intera ‘architettura’.
In uno scantinato/discarica, mai finito e mai decorato, dove si nascondono istinti e rifiuti, tra le ceneri della miseria proliferano e lottano per la sopravvivenza ‘ratti’ che presto, travestiti da ‘cani o gatti’, sgomiteranno per salire alla luce del sole.
Sono personaggi che trascinano i propri corpi come fantasmi affamati di cibo e di vita. ‘Ombre si dice siano, queste maschere, ombre potenti’ in bilico tra la miseria del presente e la nobiltà della tradizione, intesa come monito di qualità e giusto equilibrio.
In un pianeta dove i ricchi sono sempre più ricchi, grazie ai poveri che sono sempre più poveri, non ci resta che...ridere.
E qui Lello Arena giunge perfetto erede di quella maschera tra le maschere che appartenne a Eduardo e ai suoi epigoni. Ancora oggi, tra commedia dell’arte e tragicomica attualità, i personaggi di Scarpetta, privi di approfondimento psicologico, vivono e scatenano il buonumore e le mille possibili riflessioni che l’affresco satirico di un’intera umanità può suggerire.
Un’opera comica, dunque, per anime compatibili con la risata, in attesa del miracolo. ‘E cos’è il teatro se non il luogo dove il miracolo può manifestarsi?'
Tutto vive di nuovo e chissà che il sogno presto diventi realtà. Intanto, signore e signori, godiamoci le gesta goffe ed esilaranti di chi inciampa tra ‘miseria e...miseria’.
Da venerdì 22 a domenica 24 novembre, Gli Ipocriti Melina Balsamo e Teatro Stabile di Verona in collaborazione con Teatro Ambra Jovinelli presentano "Le regole per vivere" di Sam Holcroft, traduzione di Fausto Paravidino
con Lisa Galantini, Alessia Giuliani, Alberto Giusta, Davide Lorino, Orietta Notari, Aldo Ottobrino e Iulia Bonagura
scene Luigi Ferrigno, costumi Alessandro Lai, luci Michele Vittoriano, video Lorenzo Letizia
il brano Credevo è scritto e interpretato dai Bettedavis
regia Antonio Zavatteri
Le Regole per vivere è una divertente commedia che prende spunto da una riflessione di tipo psicoanalitico, anzi da un esperimento che vuole rispondere ad una domanda: cosa succederebbe se i principi della teoria cognitivo-comportamentale fossero applicati ad un pranzo di Natale di una famiglia-tipo?
Questi principi altro non sono che...Le Regole per Vivere! Quelle regole che noi tutti utilizziamo, in maniera inconsapevole, per sopravvivere in determinate circostanze come durante un Natale in famiglia.
Nella pièce, solo al pubblico vengono mostrate le “regole” che definiscono i rapporti tra i personaggi che, inconsapevoli di applicarle, ignorano i rischi che potrebbero correre qualora saltasse una regola.
Il palcoscenico diventa, così, un campo minato e, al contempo, un campo di gioco. Per il pubblico, spettatore onnisciente capace di anticipare i risvolti esilaranti del gioco il divertimento è garantito.
Le Regole per vivere mette in scena un pranzo di Natale di una famiglia particolarmente logorata: genitori anziani ormai incrostati di manie e di abitudini, figli non più giovanissimi gonfi di rancore nei confronti di papà e mamma, incastrati in relazioni di coppia a dir poco complicate e frustrati da vite professionali che non hanno avuto il fulgore previsto in gioventù.
Tutti quanti fortemente caratterizzati da modalità di comportamento che fanno di loro delle ‘maschere’ profondamente umane e in cui è molto facile riconoscersi.
L’autrice/scienziata Sam Holcroft riesce a costruire un’impressionante e originale macchina teatrale: mette noi spettatori in una condizione di gioco attivo comunicandoci, con scritte e cartelli, determinate caratteristiche dei personaggi legate a tic e nevrosi che li determinano.
Una sorta di dissezione dei comportamenti e delle relazioni, che produce un’architettura comica di incredibile efficacia. Una festa consueta che pian piano diventa una disastrosa giornata particolare.
Antonio Zavatteri
Sabato 23 novembre, ore 18,30, “Il Salotto a Teatro”: gli attori dello spettacolo "Le regole per vivere"
dal 6 all'8 Dicembre, "I soliti ignoti" di Mario Monicelli, Cecchi D'Amico, Age&Scarpelli
con Vinicio Marchioni, Giuseppe Zeno
regia Vinicio Marchioni
La commedia è la prima versione teatrale del mitico film di Monicelli, uscito nel 1958 e diventato col tempo un classico imperdibile della cinematografia italiana e non solo. Le gesta maldestre ed esilaranti di un gruppo di ladri improvvisati sbarca sulle scene rituffandoci nell' Italia povera ma vitale del secondo dopoguerra. L'adattamento è fedele alla meravigliosa sceneggiatura di Age e Scarpelli senza rinunciare a trovate di scrittura e di regia per rendere moderna quell'epoca lontana. Il cast si avvarrà di attori di primo piano cresciuti alla lezione di quei mostri sacri della recitazione che sono stati Gassman, Mastroianni, Totò e gli altri attori del film. Uno spettacolo divertentissimo ed emozionante, assolutamente da non perdere.
Sabato 7 dicembre, ore 18, ciclo “Il Salotto a Teatro”, incontri tra i protagonisti della scena e il pubblico.
Ospiti de “Il Salotto a Teatro”, curato dalla giornalista Maria Beatrice Crisci, saranno Vinicio Marchioni e Giuseppe Zeno,
Dal 13 al 15 Dicembre, "Don Chisciotte" di Francesco Niccolini
con Alessio Boni, Serra Yilmaz
regia Alessio Boni, Roberto Aldorasi, Marcello Prayer
Chi è pazzo? Chi è normale? Forse chi vive nella sua lucida follia riesce ancora a compiere atti eroici. Di più: forse civuole una qualche forma di follia, ancor più che il coraggio, per compiere atti eroici. La lucida follia è quella che ti permette di sospendere, per un eterno istante, il senso del limite: quel so che dobbiamo morire che spoglia di senso il quotidianoumano, ma che solo ci rende umani. L'animale non sa che dovrà morire: in ogni istante è o vita o morte. L'uomo lo sa ed è, in ogni istante, vita e morte insieme. Emblematico in questo è Amleto, coevo di Don Chisciotte, che si chiede: chi vorrebbe faticare, soffrire, lavorare indegnamente, assistere all'insolenza dei potenti, alle premiazioni degli indegni sui meritevoli, se tanto la fine è morire. Don Chisciotte va oltre: trascende questa consapevolezza e combatte per un ideale etico, eroico. Un ideale che arricchisce di valore ogni gesto quotidiano. E che, involontariamente, l'ha reso immortale. È forse folle tutto ciò. È meglio vivere a testa bassa, inseriti in un contesto che ci precede e ci forma, in una rete di regole pre-determinate che, a loro volta, ci determinano. Gli uomini che, nel corso dei secoli, hanno osato svincolarsi da questa rete - avvalendosi del sogno, della fantasia, dell'immaginazione - sono stati spesso considerati pazzi. Salvo poi venir riabilitati dalla Storia stessa. Dopotutto, sono proprio coloro che sono folli abbastanza da credere nella loro visione del mondo, da andare controcorrente, da ribaltare il tavolo, che meritano di essere ricordati in eterno: tra gli altri, Galileo, Leonardo, Mozart, Che Guevara, Mandela, Madre Teresa, Steve Jobs e, perché no, Don Chisciotte.
Sabato 14 dicembre alle ore 18.30, sempre al Teatro Comunale di Caserta, Alessio Boni, Serra Yilmaz e la compagnia saranno ospiti del ciclo di incontri “Salotto a Teatro”, condotti dalla giornalista Maria Beatrice Crisci.
(evento speciale) 2 e 3 Gennaio, Peppe Barra in "La cantata dei pastori" di Peppe Barra, regia di Peppe Barra (annullato)
Dal 17 al 19 Gennaio, "Mine Vaganti" di Ferzan Ozpetek
con Arturo Muselli, Francesco Pannofino, Paola Minaccioni, Giorgio Marchesi, regia Ferzan Ozpetek
Il giovane Tommaso torna nella grande casa di famiglia a Lecce con l'intenzione di comunicare al variegato clan dei parenti chi veramente è; un omosessuale con ambizioni letterarie e non un bravo studente di economia fuori sede come tutti credono. Ma la sua rivelazione viene bruciata sul tempo da una rivelazione ancora più inattesa e scioccante del fratello Antonio. Tommaso è costretto a fermarsi a Lecce, rivedere i suoi piani e lottare per la verità, contro un mondo famigliare pieno di contraddizioni e segreti.
Dal 7 al 9 Febbraio, "Si nota all'imbrunire" di Lucia Calamaro
con Silvio Orlando
regia Lucia Calamaro
dal 14 al 16 Febbraio, "Ditegli sempre di si" di Eduardo De Filippo
con Gianfelice Imparato, Carolina Rosi, Nicola Di Pinto, Massimo De Matteo
regia Roberto Andò
Ditegli sempre di sì è uno dei primi testi scritti da Eduardo, un'opera vivace, colorata il cui protagonista è un pazzo metodico con la mania della perfezione; una commedia molto divertente che, pur conservando le sue note farsesche, suggerisce serie riflessioni sul labile confine tra salute e malattia mentale. In Ditegli sempre di sì la pazzia di Michele Murri è vera, infatti è stato per un anno in manicomio e solo la fiducia di uno psichiatra ottimista gli ha permesso di ritornare alla vita normale. Michele è un pazzo tranquillo, socievole, cortese, all'apparenza l'uomo più normale del mondo, ma in verità la sua follia è più sottile perché consiste essenzialmente nel confondere i suoi desideri con la realtà che lo circonda; eccede in ragionevolezza, prende tutto alla lettera, ignora l'uso della metafora, puntualizza e spinge ogni cosa all'estremo. Tornato a casa dalla sorella Teresa si trova a fare i conti con un mondo assai diverso dagli schemi secondo i quali è stato rieducato in manicomio; tra equivoci e fraintendimenti alla fine ci si chiede: chi è il vero pazzo? E qual è la realtà vera?
dal 21 al 23 Febbraio, "Vincent Van Gogh" di Stefano Massini
con Alessandro Preziosi, regia Alessandro Maggi
Le austere pareti di una stanza del manicomio di Saint Paul. Come può vivere un grande pittore in un luogo dove non c'è altro colore che il bianco? È il 1889 e l'unico desiderio di Vincent è uscire da quelle mura, la sua prima speranza è riposta nell'inaspettata visita del fratello Theo che ha dovuto prendere quattro treni e persino un carretto per andarlo a trovare. Attraverso l'imprevedibile metafora del temporaneo isolamento di Vincent Van Gogh in manicomio, interpretato da Alessandro Preziosi, lo spettacolo di Khora teatro in coproduzione con il Teatro Stabile d'Abruzzo, che si avvale della messa in scena di Alessandro Maggi, è una sorta di thriller psicologico attorno al tema della creatività artistica che lascia lo spettatore con il fiato sospeso dall'inizio alla fine. Il testo firmato da Stefano Massini, vincitore del Premio Tondelli a Riccione Teatro 2005 per la scrittura limpida, tesa, di rara immediatezza drammatica, capace di restituire il tormento dei personaggi con feroce immediatezza espressiva (dalla motivazione della Giuria n.d.r.), con la sua drammaturgia asciutta ma ricca di spunti poetici offre considerevoli opportunità di riflessione sul rapporto tra le arti e sul ruolo dell'artista nella società contemporanea.
Dal 6 all'8 Marzo, "Dolore sotto chiave - Sik Sik l'artefice magico" di Eduardo De Filippo
con Carlo Cecchi, Angelica Ippolito
regia Carlo Cecchi
DOLORE SOTTO CHIAVE Lucia, sorella di Rocco, per molti mesi nasconde al fratello nel timore che questi possa compiere un atto inconsulto - l'avvenuta morte della moglie Elena e finge di occuparsi delle cure della donna, gravemente malata. Rocco, esasperato dalla interminabile agonia di lei, in una crisi di rabbia entra a forza nella stanza della malata e la scopre vuota. Lucia gli rivela l'amara verità: la moglie è morta da tempo, mentre lui era in viaggio per lavoro. Comincia qui un alternarsi di responsabilità e accuse fra i due fratelli a tenere la scena non sono le conseguenze della morte di Elena, ma una vita che non è più vita proprio perché qualcuno ha deciso di sottrarre quell'evento alle sue leggi naturali. La morte fa il suo corso sembra dire Eduardo portando con sé un carico di lutti, ma all'uomo non resta che affrontarla, perché anch'essa fa parte della vita e cercare di negarla, di non riconoscerla, significa negare la vita stessa. E non c'è mostruosità peggiore, dice l'autore per bocca del suo personaggio, che bloccare il flusso naturale dell'esistenza, sostituire la vita vera con una artificiale e falsa, in cui anche i sentimenti, i dolori, le emozioni risultano paralizzati SIK-SIK L'artefice Magico Atto unico scritto nel 1929, è uno dei capolavori del Novecento. Come in un film di Chaplin -dice Carlo Cecchi - è un testo immediato, comprensibile da chiunque e nello stesso tempo raffinatissimo. L'uso che Eduardo fa del napoletano e il rapporto tra il napoletano e l'italiano trova qui l'equilibrio di una forma perfetta, quella, appunto, di un capolavoro. Sik-Sik (in napoletano, sicco significa secco, magro e, come racconta lo stesso Eduardo, si riferisce al suo fisico) è un illusionista maldestro e squattrinato che si esibisce in teatri di infimo ordine insieme con la moglie Giorgetta e Nicola, che gli fa da spalla. Una sera il compare non si presenta per tempo e Sik-Sik decide di sostituirlo con Rafele, uno sprovveduto capitato per caso a teatro. Con il ripresentarsi di Nicola poco prima dello spettacolo e con il litigio delle due spalle del mago, i numeri di prestigio finiranno in un disastro e l'esibizione si rivelerà tragica per il finto mago ma di esilarante comicità per il pubblico.

Danza

15 Novembre, Compagnia di danza Körper presenta "Vivianesque"
L’universo di Raffaele Viviani reinterpretato attraverso il linguaggio della danza contemporanea nella visione di Gennaro Cimmino
Progetto, regia e coreografia di Gennaro Cimmino, con la partecipazione di Lalla Esposito
danzatori: Chiara Alborino, Chiara Barassi, Nicolas Grimaldi Capitello, Sibilla Celesia, Valentina D'Apuzzo Schisa, Nello Giglio, Mariangela Giombini, Sara Lupoli, Marianna Moccia, Antonio Nicastro, Francesco Russo, Giuseppe Villarosa
danzaerea: Federica Altamura,Valeria Nappi,Francesca Pascazio,Stefono Pettenella, Viola Russo,Andrea Spadaro Guerra
cantanti: Paolo Romano (Sha One), Massimo Masiello,
Coro Giovanile del San Carlo diretto dal M° Carlo Morelli
musiche originali Vito Pizzo, costumi Concetta Iannelli,
elaborazione costumi Rosa Fiorillo installazioni video Alessandro Papa,
disegno luci Gianni Netti, scene Ciro Rubinacci
disegni Franco Silvestro, assistente alla regia Roberta de Berardinis,
assistenti alle coreografie Nicolas Grimaldi Capitello e Marianna Moccia,
fonico Diego Iacuz, foto Francesco Squeglia
Un affresco del teatro del grande commediografo, attore e regista napoletano, restituito attraverso i corpi dei ballerini impegnati in mirabolanti coreografie che ne restituiscono il senso, gli umori, i colori, alla luce di una Napoli odierna.
Cerchiamo con i corpi e le voci dei danzatori di rappresentare la realtà contemporanea della nostra città. Attraverso gli speciali affreschi del popolo di Raffaele Viviani, indagheremo il significato della Napoletanità oggi, una riflessione profonda e personale.”
Una serie di quadri che come vasi comunicanti confluiscono l'uno nell'altro senza soluzione di continuità: il lavoro e i mestieri, la malavita, i guappi e le prostitute, il teatro nel teatro. La maggior parte delle canzoni sono cantate dal vivo in scena da una delle più belle voci della scena contemporanea, Lalla Esposito.
Altri cantanti che hanno partecipato al progetto sono Paolo Romano (Sha One), Massimo Masiello e il Coro Giovanile del Teatro di San Carlo diretto dal Maestro Carlo Morelli.
A parte si colloca lo splendido lavoro del musicista Vito Pizzo che ha composto nuove musiche sui testi di Viviani presenti nel progetto.
Sul palco il corpo di ballo Körper, una compagnia nata all’interno del Centro Coreografico fondato nel 2003 da Gennaro Cimmino, che si è distinta per professionalità e rigore, ricevendo il riconoscimento Ministeriale nel 2014.
Un Centro Coreografico che rivolge, fin dalla nascita, la sua attenzione al sostegno dei giovani coreografi del nostro territorio, con inviti e residenze creative estesi anche a quelli residenti all'estero.
Vivianesque è uno spettacolo inseguito da anni: “Da ragazzo studiavo teatro e danza contemporanea e già allora leggendo i testi di Viviani, mi sorprendeva l'attualità degli argomenti da lui trattati. Ho interpretato il Don Nicola, Fravecature, o' Malamente, Prezzetella 'a capera e tanti altri personaggi maschili e femminili estratti dalle sue commedie.
L'interesse per il suo lavoro è aumentato quando ho iniziato a sentire, quasi come una come necessità, l'esigenza di mettere in scena le sue opere, le poesie, le canzoni, attraverso uno spettacolo di danza. Cercheremo, attraverso i corpi e le voci dei danzatori e delle danzatrici di rappresentare la realtà contemporanea della nostra città.
E' iniziata per me una ricerca sul significato della Napoletanità, cos'è questo modo di essere che viene spesso raccontato attraverso le canzoni come una cartolina: gente simpatica, aria profumata e sole perenne… un popolo che resta in attesa di eventi che producano il cambiamento, che è ricercato spasmodicamente nelle istituzioni politiche e sociali che organizzano la nostra vita nella società civile”.
Un popolo con grande energia positiva ma mancante di senso di appartenenza allo Stato, al bene comune; un popolo che resta sempre in attesa, senza mai pensare che un possibile cambiamento inizia individualmente, partendo da noi stessi, per cercare di abbattere le diseguaglianze sociali e portare sul tavolo della contemporaneità, nuove istanze sul vivere civile.
Gennaro Cimmino
Venerdì 15 novembre, ore 18,30 “Il Salotto a Teatro”, curato dalla giornalista Maria Beatrice Crisci, ospita il coreografo Gennaro Cimmino e l’intera compagnia Korper
27 Marzo, "Serata Stravinskij" di Fredy Franzutti
regia Fredy Franzutti

Teatro Civile

18 Novembre, "Berlino, cronache del muro" di Ezio Mauro
con Ezio Mauro
regia Ezio Mauro
Il 13 agosto 1961 i cittadini di Berlino si svegliarono in una città divisa a metà. Al tentativo di separazione ideale, che perpetrava dal dopoguerra, si sostituiva un lungo muro, più di 156 chilometri per quasi 4 metri di altezza.
Era un'arma, non soltanto una barriera, un simbolo dell'assolutismo e non solo una trincea, una prigione ben più che una separazione. La notte del 9 novembre 1989, dopo 28 anni e a seguito di un malinteso nella conferenza stampa di Gunter Schabowsky funzionario del Partito socialista unificato della DDR, la città si raduna ai due lati del Muro per salutarne il crollo e con esso la fine di un'epoca. Oggi, a distanza di 30 anni da quegli eventi, Ezio Mauro, giornalista, ex direttore de La Stampa e La Repubblica, scrittore e divulgatore, porta sul palco, in forma di conferenza teatrale, lo storytelling della caduta del sistema comunista, un momento che ha segnato una svolta storica per il mondo, fino ad allora diviso tra Est e Ovest.
21 Gennaio, "Malacrescita" di Mimmo Borrelli
con Mimmo Borrelli, regia Mimmo Borrelli
Mimmo Borrelli racconta con la sua lingua popolare e letteraria la storia di Maria Sibilla Ascione. Figlia di camorrista e di camorrista innamorata, è una Medea contemporanea. Intossicata dalle esalazioni della terra dei fuochi, cerca vendetta contro un Giasone che risponde al nome di Francesco Schiavone Santokanne. Narratori delle folli trame insanguinate della tragedia sono proprio i figli, nati da parto gemellare, che la madre non uccide ma rende scemi, avvinazzandoli invece di allattarli, che lascia vivere ma abbandona come rifiuti, come le discariche innaffiate dal percolato. I due gemelli, come cani abbandonati alla catena dei ricordi, rivivono i fatti tra versi, rantolii, filastrocche, rievocando gli umori, le urla, i mormorii della loro aguzzina, in un ossessivo teatrino quotidiano. Nel testo originale è la madre sopravvissuta a raccontare. Qui, invece, capovolgiamo il punto di vista e dunque la drammaturgia della scena, immaginando che tutti i protagonisti di questa storia siano ormai defunti e gli unici sopravvissuti, agonisti giullari, diseredati, miserabili, siano proprio i due figli, i due scemi che dementi rivivono i fatti, rinchiusi tra le pareti di un utero irrorato di solitudine. L'unico gioco rimane e consiste nel rimbalzarsi, tra gli spasmi della loro degenerata fantasia, sul precipizio di un improvvisato altare tombale di bottiglie di pomodori e vino eretto in nome della loro mamma: u cunto stesso, la placenta, l?origine della loro malacrescita. Mimmo Borrelli
11 Febbraio, "Le braci" di Sandor Marai
con Renato Carpentieri, Stefano Jotti
regia Laura Angiulli
Le braci dall'opera di Sandor Marai e l'adattamento di Fulvio Calise, per la regia di Laura Angiulli, presentato da Teatro Coop. Produzioni/Galleria Toledo dell'opera di Sandor Marai Il passaggio d'epoca segnato dalla Prima Guerra Mondiale è il luogo temporale in cui l'autore colloca il nucleo retrospettivo del romanzo, un testo legato con filo rosso alla grande tradizione romanzesca, che assieme guarda alla crisi dei grandi miti della società occidentale ed al transito in un nuovo mondo.

Casertamusica.com - Portale di musica, arte e cultura casertana. Testi ed immagini, ove non diversamente specificato, sono proprietà di Casertamusica.com e della Associazione Casertamusica & Arte. Vietata ogni riproduzione, copia, elaborazione anche parziale. Tutti i diritti riservati.