Non ti pago

  

Teatro Parravano: stagione 2026/27

Caserta - dal 2 ottobre 2026 al 2 maggio 2027

Comunicato stampa

dal 2 al 4 Ottobre, Salvo Ficarra, Carolina Rosi, Nicola Di Pinto con Mario Porfito in “Non ti pago” di Eduardo De Filippo / regia Luca De Filippo
e con Paola Fulciniti, Gianni Cannavacciuolo, Andrea Cioffi, Viola Forestiero, Federica Altamura, Carmen Annibale
Nel 2015 l’ultima messa in scena della Compagnia di Teatro di Luca De Filippo, amici e compagni di lavoro legati al rigore e alla straordinaria capacità artistica di Luca, che ne curò la regia: fu la sua ultima. A dieci anni dalla sua scomparsa ho deciso di riportare sulle tavole del palcoscenico la commedia; per omaggiarlo, ma soprattutto per restituirla al suo pubblico e ai ragazzi che non hanno avuto la fortuna di conoscerlo e applaudirlo in teatro. Mi sono dedicata con forza al progetto, consapevole della responsabilità che comportava. Ho voluto conservare la scenografia: il fondale, il boccascena, gli oggetti, hanno ripreso vita come fossero sempre stati pronti per un altro teatro, un’altra città di questa lunga tournée che è la vita… Curando l’allestimento sapevo che, insieme ai costumi, alle scene e alle musiche, i ricordi mi avrebbero raggiunta. Alla gioia di ritrovarmi nei teatri si sarebbe unita anche la sofferenza della memoria delle perdite, con la consapevolezza che quella memoria diventa parte di noi e ci rende ciò che siamo.
Ho ripreso la visione scenica di Luca che, nella sua lettura delle opere di Eduardo, aveva accentuato l’avidità morale dei personaggi. Attraverso la comicità del gioco del lotto aveva letto la storia in chiave moderna, mettendo in luce i temi che Eduardo ha sempre analizzato: la disgregazione dei rapporti familiari, metafora del disfacimento di una società.
Insieme a me sul palco ci saranno gli attori e i tecnici della Compagnia di teatro di Luca De Filippo, felici di partecipare ancora a questa avventura. Con noi ci sarà Salvo Ficarra, nelle vesti di Ferdinando Quagliuolo. Interprete di grande sensibilità, ha accolto con entusiasmo il progetto, affrontando il protagonista con leggerezza e spessore, cogliendone lo spirito comico e le ombre interiori. Facendo suo l’intento di Luca: creare un dialogo continuo con il pubblico.
Per questo, e per aver accettato di entrare nella nostra famiglia teatrale regalandoci il suo Ferdinando Quagliuolo, lo ringrazio con tutto il cuore. Non mi resta che augurare buon divertimento al pubblico che ha voluto bene a Luca e che, speriamo, ci accolga ancora con il calore che ci ha sempre manifestato. Carolina Rosi
dal 16 al 18 Ottobre, Ferzan Ozpetek in “Ruoli secondari”, scritto e diretto da Ferzan Ozpetek
Ferzan Ozpetek torna a emozionare e divertire il pubblico con la sua nuova regia teatrale!
Ferzan Özpetek nasce a Istanbul il 3 febbraio 1959 e si trasferisce a Roma nel 1976 per studiare Storia del cinema all’Università La Sapienza, frequentando anche corsi di storia dell’arte, costume e regia. Dopo le prime esperienze teatrali con il Living Theatre e il lavoro come assistente e aiuto regista per autori come Massimo Troisi, Maurizio Ponzi e Ricky Tognazzi, debutta alla regia cinematografica nel 1997 con Il bagno turco (Hamam), presentato al Festival di Cannes.
Negli anni successivi realizza film di grande successo come Le fate ignoranti, La finestra di fronte, Saturno contro, Mine vaganti, Allacciate le cinture, Napoli velata, La dea fortuna, Nuovo Olimpo e Diamanti, imponendosi come una delle voci più originali del cinema italiano contemporaneo. Le sue opere affrontano temi quali identità, relazioni affettive, memoria e incontro tra culture.
Accanto all’attività cinematografica, Özpetek sviluppa un importante percorso teatrale. Nel 2011 debutta nella regia lirica con Aida al Maggio Musicale Fiorentino, diretta da Zubin Mehta con scenografie di Dante Ferretti. L’anno successivo firma la regia de La traviata per il Teatro San Carlo di Napoli. Negli anni seguenti porta in scena adattamenti teatrali di alcune delle sue opere più celebri, tra cui Mine vaganti e Magnifica presenza, affiancandoli a progetti originali come Ferzaneide – Sono ia!, spettacolo che intreccia autobiografia, memoria e racconto teatrale.
Nel 2013 pubblica il romanzo autobiografico Rosso Istanbul, successivamente adattato per il cinema. La sua produzione artistica, tra cinema, teatro e letteratura, è caratterizzata da una costante attenzione ai sentimenti, alle relazioni umane e alla contaminazione tra linguaggi espressivi diversi
dal 13 al 15 Novembre, Antonio Milo, Adriano Falivene, Marcello Romolo e Giovanni Allocca in “Jucature" di Pau Miró
traduzione, adattamento e regia Enrico Ianniello
I quattro “Giocatori” di questo spettacolo sono degli amabili falliti.
Simpatici, vitali, chiacchieroni, formano una combriccola stralunata e sfiziosa che si incontra per giocare a carte.
Le partite vere e proprie, però, non cominciano mai, presi come sono da discorsi totalmente Enrico lanniello assurdi e vaghissime idee di rivincita totalmente irrealizzabili; eppure, non è difficile immaginarseli fuori dall’appartamento grande e accogliente, tolti da quell’ansa di tranquillità e rimessi nel fiume vorticoso della metropoli: sono quattro invisibili.
Invisibile l’attore appassionato di furti al supermercato e vuoti di memoria in scena, invisibile il becchino balbuziente e logorroico, innamorato dei racconti che gli fa la prostituta ucraina che accoglie la sua solitudine, invisibile il barbiere che ormai barbiere non è più, ma non lo può dire a nessuno. E invisibile, naturalmente, il professore di matematica con un vecchio complesso di inferiorità e un padre - fantasma che non lo lascia crescere.
La vita vera è forse definitivamente negata ormai ai nostri grandi antieroi, e allora non restano che le parole, parlarne agli amici, ottenendo in cambio una malinconica e amorevole comicità intrisa di ricordi e voglia di vivere
dall’11 al 13 Dicembre, Massimo Lopez in “Show One Man Show”
Musica, Swing, Comicità con la Jazz Company, direzione musicale M° Gabriele Comeglio
Il nuovo spettacolo di Massimo Lopez nasce come un viaggio dentro il suo mondo artisticopiù autentico, un percorso in cui musica, ironia e teatro si intrecciano con naturalezza. Un itinerario scenico che restituisce al pubblico la maturità di un interprete capace disorprendere senza mai forzare, guidato dalla leggerezza intelligente che da sempre nedefinisce il linguaggio.
Lo show attraversa le sue voci, i personaggi che hanno accompagnato intere generazioni enuovi sketch che prendono forma direttamente dal palcoscenico, insieme alla passione profonda per la musica che da anni rappresenta una parte essenziale della sua identità. La Jazz Company, diretta dal M° Gabriele Comeglio, amplifica questa dimensione sonora con arrangiamenti moderni e raffinati, creando un dialogo costante tra ritmo, improvvisazione e presenza scenica.
Tra una canzone e un momento comico, Massimo apre finestre narrative che raccontano l’uomo oltre l’artista: ricordi, sguardi, piccoli dettagli di un percorso che continua a evolversi con eleganza. Il risultato è uno spettacolo vivo, brillante, capace di alternare emozione e sorriso con naturale equilibrio, offrendo allo spettatore un’esperienza completa, intima e al tempo stesso energica.
Un one man show che celebra lo swing, la parola, il teatro e la capacità di ridere con intelligenza, condotto da un artista che continua a respirare la scena con la stessa curiosità di sempre
dal 15 al 17 Gennaio, Luca Bizzarri, Francesco Montanari, David Sebasti, Mauro Marino, Luigi Cosimelli in “Il medico dei maiali”
testo e regia Davide Sacco
La morte improvvisa del re d’Inghilterra mostra tutta la debolezza della monarchia quando la corona finisce nelle mani del principe ereditario, un ragazzo sciocco e sprovveduto.
Tra il potere e il nuovo re, un medico veterinario pronto a cogliere un’occasione che forse, poi, non si rivelerà tale.
Il re d’Inghilterra muore all’improvviso durante l’inaugurazione di un albergo in Scozia. Fuori, il temporale impedisce al medico di palazzo per arrivare a constatare il decesso. Tale compito viene assegnato all’unico medico presente presso la struttura, ma il caso vuole che sia un veterinario, specializzato in maiali.
Il veterinario capisce che il re non è morto d’infarto come i consiglieri vogliono far credere, ma sta al gioco. Nel frattempo, arriva in albergo il principe ereditario, un giovane scialbo e, a suo stesso dire, stupido, vestito da nazista perché stava partecipando a una festa a tema durante il gay pride. Il principe chiede di rimanere solo con il medico. Deve preparare il suo primo discorso alla nazione e non sa dove mettere le mani.
Il veterinario capisce che ha un’opportunità, ma deve giocarsi bene le sue carte...
Il testo, vincitore del Premio Nuove Sensibilità 2022, è il terzo capitolo della trilogia “La ballata degli uomini bestia” di Davide Sacco (Caracò Editore), che comprende “L’uomo più crudele del mondo” e “Sesto potere”
dal 5 al 7 Febbraio, Alessio Boni in “Molière L’Arte della Beffa” testo di Francesco Niccolini
liberamente ispirato a “La vita del signor de Molière” di Michail Bulgakov, drammaturgia di Roberto Aldorasi, Alessio Boni, Francesco Niccolini e Marcello Prayer, regia Roberto Aldorasi, Alessio Boni, Marcello Prayer
Era destinato a diventare un tappezziere come suo padre, ma suo nonno lo portava a vedere gli spettacoli di strada dei comici italiani e lui, appena fu grande abbastanza, si diede al teatro.
La sua prima compagnia fu un tale disastro che gli costò la prigione per debiti.
Suo padre lo tirò fuori dal carcere e lui partì insieme ad un teatro viaggiante. Per quindici anni se ne andò in giro per la Francia e, oltre che attore divenne anche autore, prima di pessime tragedie, poi di farse così geniali e divertenti da riportarlo a Parigi a recitare per Luigi XIV, il Re Sole.
Da quel momento fu l’uomo di teatro più amato dal Re e dal pubblico parigino, ma anche il più odiato da tutti gli altri: attori invidiosi, cortigiani arrivisti, accademici bigotti, medici affaristi, ipocriti uomini di fede, mercanti disonesti, mariti traditi, donne sempre troppo alla moda, intellettuali salottieri e tanti altri gli giurarono vendetta perché lui li copriva di ridicolo in scena e castigava, con loro, l’infinita gamma dei vizi umani.
Qualcuno ha scritto che il suo teatro trasformò gli artigiani e i bottegai parigini nel popolo che, un secolo dopo, fece la prima grande rivoluzione d’Europa, la Rivoluzione Francese.
Di sicuro rivoluzionò il teatro. Commedia dopo commedia i suoi personaggi diventarono veri: non più maschere, mandonne e uomini vivi. La scena diventò specchio deformante e sincero della realtà, luogo privilegiato di sguardi impietosi dove è permesso ridere di tutto, anche delle ferite dolorose che l’era moderna apriva nelle coscienze.
La sua irriverente follia creativa bussava alle porte del tragico, lo scandalo e i pettegolezzi intorno ai suoi lavori ed alla sua vita privata aumentavano, come il numero dei suoi anni.
I suoi nemici divennero troppi, la censura non gli dava pace, i gusti del re iniziarono a cambiare e le persone che più amava iniziarono a tradirlo, ma lui non smise di battersi come un leone per il suo teatro e la sua compagnia, scrivendo i suoi capolavori più celebri.
Se la sua vita sembra uscita da un romanzo, la sua morte non è da meno: morì in scena, dove aveva vissuto, fra le risate del pubblico e l’incredulità dei suoi attori.
Dopo il funerale segreto riservato agli attori che non abiuravano il loro mestiere, quando cent’anni dopo la nuova Francia repubblicana ne cercò la tomba per trasferirne il corpo in un mausoleo dedicato al genio più illustre della nazione, non riuscirono a trovarlo.
Ce n’è abbastanza per credere che sia solo un morto immaginario e che, vivo e modernissimo come il suo teatro, continui la sua tournée per i teatri di tutto il mondo.
Signore e signori, ecco a voi Molière!
dal 12 al 14 Marzo, Gabriele Lavia, Federica Di Martino in “Lungo viaggio verso la notte” di Eugene O’Neill
traduzione Bruno Fonzi, adattamento Chiara De Marchi e con Jacopo Venturiero, Ian Gualdani, Beatrice Ceccherini, regia Gabriele Lavia
Scritto tra il 1941 e il 1942 (prima assoluta nel febbraio 1955 a Stoccolma) “Lungo ViaggioVerso la Notte” dopo la morte dell’autore vinse il Premio Pulitzer per la drammaturgia nella drammaturgia nel 1957 ed è considerato il capolavoro del drammaturgo statunitense.
Ha avuto numerose messe in scena in tutto il mondo, con la prima in Italia nel 1957 al Teatro Valle di Roma a cura di Renzo Ricci. Dell’opera Sidney Lumet diresse la regia per il primo adattamento cinematografico nel 1962 con con Katharine Hepburn e Ralph Richardson.
Long Day’s Journey into Night è il titolo che Eugene O’Neill dà alla sua opera centrale, alla sua opera-confessione.
(Il padre di O’Neill era stato un attore di grande successo, come il protagonista della sua opera teatrale).
La casa-prigione della “famigliaccia” che O’Neill ci racconta, in fondo, è proprio casa sua.
E qui sta il cammino tortuoso di una possibile messa-in-scena-viaggio di quest’opera, davvero amara, scritta da O’Neill ormai vicino alla morte per fare “un viaggio all’indietro” nella sua vita. Un viaggio impietoso dentro l’amarezza di un fallimento senza riscatto. Le vite degli uomini sono fatte di tenerezza e violenza. Di Amore e disprezzo. Comprensione e rigetto. Di famiglia e della sua rovina. Gabriele Lavia
dal 2 al 4 Aprile, Giovanni Esposito in “Benvenuti in casa Esposito”
con Nunzia Schiano, Susy Del Giudice, Salvatore Misticone, Gennaro Silvestro, Carmen Pommella, Giampiero Schiano, Aurora Benitozzi,
commedia in due atti scritta da Alessandro Siani, Pino Imperatore, Paolo Caiazzo. Liberamente tratto dal romanzo bestseller “Benvenuti in casa Esposito” di Pino Imperatore
Nessuno ha imposto a Tonino Esposito di fare il delinquente. Eppure lui vuole farlo a tutti i costi, anche se è sfigato e imbranato. Perché vuole mostrarsi forte agli occhi di tutti. E perché è ossessionato dal ricordo del padre Gennaro, che prima di essere ucciso è stato un boss potente e riverito nel rione Sanità, a Napoli.
Così Tonino, tra incubi e imbranataggini, resta coinvolto in una serie di tragicomiche disavventure che lo portano a scontrarsi con i familiari, con le spietate leggi della criminalità e con il capoclan Pietro De Luca detto ’o Tarramoto, che ha preso il posto del padre. E quando non ce la fa più, quando tutto e tutti si accaniscono contro di lui, va nell’antico Cimitero delle Fontanelle a conversare con un teschio che secondo la leggenda è appartenuto a un Capitano spagnolo.
Nel tentativo di riportarlo sulla strada dell’onestà, la capuzzella del Capitano si trasforma in un fantasma e si trasferisce a casa di Tonino. Dalla comica “collaborazione” tra i due nascono episodi esilaranti, che trovano il loro culmine nel periodo in cui Tonino, dopo aver messo nei guai ’o Tarramoto, viene messo agli arresti domiciliari dal capoclan e cade in depressione.
Intorno a Tonino, al Capitano e a De Luca si muovono altri personaggi memorabili: Patrizia, moglie di Tonino, donna procace e autoritaria; Gaetano e Assunta, genitori di Patrizia, che si strapazzano di continuo;  Manuela, vedova del boss Gennaro, donna dai nobili sentimenti; Tina, giovane figlia di Tonino e Patrizia, che combatte la condotta illegale del padre.
In casa Esposito non manca una presenza animalesca: Sansone, un’iguana del genere meditans, che fa da contrappunto a tutti i divertenti momenti della commedia. La commedia è un insieme di dialoghi irresistibili, colpi di scena e messaggi di grande valore etico, riporta gli aspetti più cafoni e ridicoli della criminalità, rispolvera la grande tradizione comica napoletana e fa ridere e riflettere. Un modo nuovo di raccontare e denunciare la malavita, perfettamente in linea con i contenuti del romanzo bestseller “Benvenuti in casa Esposito”, che è stato un vero e proprio caso letterario. Un libro che ha scalato le classifiche grazie al passaparola e all’entusiasmo di migliaia lettori in tutta Italia e che è stato adottato da scuole, istituzioni pubbliche, associazioni antimafia, comitati civici, gruppi che si battono per la Legalità
dal 16 al 18 Aprile, Biagio Izzo in “L’arte della truffa”
scritto da Toni Fornari, Andrea Maia, Vincenzo Sinopoli e Augusto Fornari, regia Augusto Fornari
con Carla Ferraro, Roberto Giordano, Arduino Speranza, Ciro Pauciullo e Adele Vitale.
La vita di Gianmario e della moglie Stefania viene sconvolta dall’arrivo del fratello di lei, Francesco, che la coppia è costretta a prendere in casa per fargli ottenere gli arresti domiciliari.
Gianmario, integerrimo uomo d’affari, è preoccupato che la presenza del cognato, noto truffatore, possa nuocere ai rapporti che lui intrattiene con alti prelati del Vaticano, per i quali lavora. Ma un imprevisto rovescio finanziario porta Gianmario ad aver bisogno delle ‘arti’ del cognato, accettando in qualche misura le sue ‘regole’, da sempre criticate, ma ora indispensabili per salvare la sua reputazione di grande uomo d’affari.
Il nuovo spettacolo di Biagio Izzo è una commedia brillante, che tra momenti paradossali, comici ed emozionanti ci farà assistere alla consumazione di una truffa ...a fin di bene, che porterà Gianmario a riconsiderare il rapporto con il cognato
dal 30 Aprile al 2 Maggio, Massimiliano Gallo in “Malinconico. Moderatamente felice” di Diego De Silva e Massimiliano Gallo
con Biagio Musella, Eleonora Russo, Diego D’elia, Greta Esposito, Manuel Mazia, regia Massimiliano Gallo
Questo progetto teatrale nasce dall’idea di portare sulla viva scena del palco la voce (e il corpo) narrante di un personaggio letterario, e successivamente televisivo, che negli anni ha conquistato un vasto pubblico di lettori e di spettatori.
Vincenzo Malinconico, l’avvocato d’insuccesso dalla carriera sgangherata e dalla vita sentimentale instabile (e forse proprio per questo gradita a un pubblico che non ama identificarsi con i vincenti, in fondo prevedibili e noiosi), affida il racconto delle sue storie – ma soprattutto del suo inciampare nelle complicazioni della vita comuni a noi tutti – alla macchina attoriale di un interprete capace come pochi di assimilare e rendere l’intima essenza di un personaggio letterario.
Massimiliano Gallo, già noto al grande pubblico per la sua attitudine ad attraversare cinema, teatro e televisione con una versatilità figlia di una lunga gavetta, fin dall’esordio della serie prodotta e trasmessa dalla prima rete televisiva nazionale ha incarnato con un senso dell’umorismo geneticamente napoletano l’attitudine filosofica e rigorosamente autodidatta di Malinconico, coniugando con leggerezza e musicalità l’indole al tempo stesso riflessiva e astratta, disorientata e confusa, adulta e infantile, di un uomo alle prese con le difficoltà del vivere, che con un senso del ricolo costantemente acceso sulla realtà (e soprattutto su se stesso) lotta col disagio di non sentirsi a suo agio nei ruoli che la vita gli assegna.
Perché non è facile sentirsi all’altezza dei vari compiti a cui le giornate ci chiamano, interpellandoci di volta in volta in veste di lavoratori, professionisti, genitori, coniugi, amanti, amici: le tante, complesse categorie della vita in cui dobbiamo reinventarci ogni volta, sottoponendoci a quegli esami del nostro stare al mondo che, come ci ha insegnato un maestro del teatro, non finiscono mai.
Il nostro spettacolo vedrà in scena, nella pienezza delle sue attitudini d’interprete, Vincenzo Malinconico, che si abbandonerà, con il suo flusso narrante rimuginatorio, filosofico, irresistibilmente comico ma sempre votato alla riflessione (perché per far ridere davvero bisogna convincere, cioè parlare all’intelligenza dell’altro), a un lungo, confidenziale monologo con il pubblico, raccontandosi tematicamente.
Lo spettacolo si svolgerà su tre tronconi: professione, sentimenti, famiglia, i tre grandi campi di gioco su cui si svolge la partita della vita di noi tutti.
Uno spettacolo essenziale e coinvolgente dove letteratura e teatro s’incontrano, e che darà modo al pubblico di ritrovare, nella causticità fisica del palcoscenico, un personaggio dalla vita sgangherata e irrisolta che ci fa più ridere proprio quando la scopriamo improvvisamente simile alla nostra.

Incursioni

sabato 27 Febbraio, Ascanio Celestini in “Poveri cristi” di Ascanio Celestini, musiche Gianluca Casadei
Poveri cristi racconta i destini di coloro che stanno ai margini della società, persone a cui nessuno fa caso, incontrati e intervistati nelle periferie, per raccontare coloro che non hanno lingua per raccontarsi. Con sguardo partecipe e mai retorico, Celestini setaccia le vite sradicate di donne e uomini che vagano come in un formicaio alla ricerca del loro spicchio di felicità.
In una periferia di Roma che somiglia a tante periferie del mondo si intrecciano le vite di poveri cristi.
C’è Giobbe, magazziniere analfabeta che ha messo a punto una tecnica per sistemare la merce nel magazzino senza sapere leggere una parola.
C’è la Vecchia che insegna alla Prostituta che per il sapere e la cultura non serve il denaro: i libri nelle biblioteche sono gratis e i musei un giorno al mese aprono anche a chi non può pagare.
C’è Joseph che è partito dal suo paese, ma prima di arrivare in Italia è stato seppellitore, emigrante, schiavo, naufrago, detenuto, facchino e barbone.
E poi c’è il razzista, la Donna Impicciata, lo Zingaro di otto anni che fuma, Domenica, il Preposto della cooperativa e persino San Francesco…
Ma quando andiamo in scena non ci sono tutti.
Ogni replica scegliamo un paio di storie, una manciata di personaggi. Come in un concerto dove il musicista sceglie quali brani diversi da suonare, fa una scaletta.
Tutti questi personaggi hanno qualcosa in comune. Sono quelli brutti che finiscono sui giornali quando accade qualcosa di grave, di scandaloso. Io cerco di raccontarli come santi quando succede un prodigio
giovedì 4 Marzo, Valentina Picello in “Anna Cappelli” di Annibale Ruccello, regia Claudio Tolcachir
Un testo che si interroga sul ruolo della donna nel tempo.
L’indipendenza, la prospettiva di futuro, la solitudine, la mancanza di mezzi e di risorse. Con umorismo pungente e assurdo questa pièce ci conduce attraverso i labirinti della mente di un personaggio inconsueto, pieno di contraddizioni.
Commovente e imbarazzante allo stesso tempo. Ciascuno di noi potrebbe conoscerla, incrociarla nella propria vita; ma potremmo anche essere lei. Sentirci così impotenti da prendere le decisioni peggiori. Un gioiello teatrale sul corpo di un’attrice unica, Valentina. La sua sensibilità, la sua immaginazione e l’infinita delicatezza del suo humor daranno a questo testo una impronta unica e piena di aria fresca. Una proposta molto netta: questa donna, il pubblico, e la vita in mezzo a loro. Lo humor e la tragedia mischiati. Quel sorriso doloroso che ci attraversa e non ci lascia indifferenti. Claudio Tolcachir
La scena affaccia sulle macerie di una vicenda che continuamente ritesse se stessa, «in un vago altrove, tra il Vero e l’immaginario» dove – nelle parole di Nathaniel Hawthorne – «possono entrare gli spettri senza terrorizzarci»; dove «una forma amata un tempo ma ora scomparsa, se ne sta lì […] con un aspetto che ci lascia incerti a dubitare se stia tornando da molto lontano o se non si sia mai veramente staccata dal suo posto accanto al nostro fuoco». Nel progetto scenografico per Anna Cappelli, la materializzazione di un passato traumatico ricompone in modo frammentario e assurdo l’apparizione di ciò che è andato perduto, riconoscendo al ricordo la legittimità di plasmare anche ciò che potrebbe non essere mai davvero esistito
martedì 23 Marzo, Valerio Aprea in “Lapocalisse” testi di Makkox e Valerio Aprea
L’ apocalisse è imminente.
L’ apocalisse è prossima.
L’apocalisse è inevitabile.
Ma siamo proprio sicuri? Davvero non c’è un barlume di speranza? Un minimo spiraglio di possibile intervento per scongiurare un destino che sembra ineluttabile? E se sì, a quali condizioni? Attraverso quali ostacoli? Siamo ancora in tempo per correggere la rotta? Ma poi, soprattutto, la vogliamo davvero correggere questa rotta?
Dalla scienza al suo opposto, dagli algoritmi alle abitudini quotidiane, dalla politica al progresso e l’inerzia che lo frena, Valerio Aprea porta in scena una serie di monologhi scritti per lui da Marco Dambrosio, in arte Makkox in un assolo iperbolico attorno al concetto di cambiamento, necessario ad affrontare il buio che ci minaccia laddove comicità e assurdo divengono strumenti affilati per affrontare e provare a scongiurare il grande spauracchio dell’apocalisse.
Dall’incontro tra l’attore e il disegnatore all’interno di Propaganda live su la7 nasce questo spettacolo che inserisce alcuni dei monologhi più significativi di quell’esperienza all’interno di un discorso più ampio fatto direttamente al pubblico coinvolto a più riprese in quello che si può definire un assolo a metà tra il recital e la stand-up.
“Così come alcuni dei grandi geni della storia sono stati spesso accostati a sindromi cognitivo- Comportamentali cui sembra debbano attribuirsi proprio le cause della loro stessa genialità, Marco anche credo abbia un problema simile se non addirittura neurologico nel senso che lui vede la realtà tipo Keanu Reeves in Matrix quando alla fine la decripta riuscendo a leggerla in quelle stringhe di dati verdi tipiche delle macchine. Ecco Marco riesce a leggere le cose nella loro potenziale versione comica, ma non solo, anche poetica o allegorica, in continuazione, ogni secondo, ovunque, in automatico, è più forte di lui. Ed è imbarazzante averci a che fare. Perché è chiaramente un potere soprannaturale che tu non hai né avrai mai. È come lavorare con un Avenger. E io, grazie a lui, a mia volta ho scoperto di poter umilmente azzardare ad avventurarmi oltre la soglia di demarcazione tra attorialità (esclusivamente esecutivo-performativa) a me pertinente, e autorialità (creativo-ideativa) a me invece, sin qui, preclusa.
Ecco, nel lavoro di questi ultimi 4 anni a Propaganda live ho avuto quindi la fortunata opportunità di poter collaborare alla creazione, elaborazione e stesura di una trentina di monologhi principalmente in fase di editing, cioè di rifinitura, messa a punto e revisione, e talvolta anche di briefing ossia di spunti iniziali da cui partire, stabilendo così un rapporto con Marco che mi sentirei di paragonare, in termini automobilistici da Formula Uno, a quello tra ingegnere-costruttore (lui) e pilota-collaudatore-meccanico (io). Valerio Aprea

Musica

domenica 20 Dicembre, Lina Sastri in “Natale Napoletano” scritto da Lina Sastri
Lo spettacolo si avvale di una lettura composita di vari brani e poesie sul Natale della tradizione popolare e colta del sud… e di Napoli in particolare.
Accompagnata da quattro musicisti (chitarra, fisarmonica, tastiera, percussione e fiato, che possono  diventare anche tre o due, secondo le necessita e gli spazi).
Lina Sastri presenta in musica, parole e poesia una visione del Natale sia religiosa che popolare, molto vicina alla festa della natività vista come nascita di una nuova vita, di una luce diversa che illuminerà il cammino, con la magia e il mistero della fede, fede semplice e affettuosa come quella dei pastori che arrivarono a Betlemme per vedere il nuovo re del mondo.
La musica è quella popolare, le parole e le poesie sono a volte in lingua, a volte in dialetto napoletano, ora colte ora profane.
Il significato è semplice festa di natività del figlio di Dio, fatto uomo, nato dalla vergine Maria e da Giuseppe suo sposo. Lina Sastri
sabato 13 Febbraio, Raiz e Solis String Quartetin “Chi tene 'o mare"
Raiz, voce, Solis String Quartet: Vincenzo Di Donna, violino, Luigi De Maio, violino, Gerardo Morrone, viola, Antonio Di Francia cello e arrangiamenti
Un incontro potente e inaspettato tra la voce magnetica di Raiz e l’eleganza cameristica e nel contempo ritmica del Solis String Quartet dà vita ad un omaggio vibrante e raffinato al genio poetico e musicale del cantautore partenopeo.
Non si tratta di pura celebrazione, ma di una riscrittura profonda dei capolavori del “Mascalzone Latino”, filtrata attraverso le corde della musica colta e le radici della cultura mediterranea.
Il progetto esplora l’anima più verace e cosmopolita di Pino Daniele, rileggendo brani iconici come Napule è, A me me piace ‘o blues, je so pazzo…insinuandosi e nutrendosi della loro veste pop-blues originale per rivestirli di nuove sfumature mediterranee, ritmi sefarditi ed eleganti arrangiamenti cameristici.
In questo tributo riveste particolare importanza il brano “Chi tene ‘o mare” che diventa anche un omaggio a James Senese: una rilettura in cui la voce e gli archi evocano il respiro del sax originale, restituendo l’anima blues e mediterranea del brano. Un momento di memoria e gratitudine verso due artisti che, insieme, hanno raccontato Napoli al mondo. Il dialogo tra la voce graffiante di Raiz e il calore degli archi dei Solis crea un’esperienza d’ascolto immersivi e spirituale.
Non una semplice rilettura, ma una vera e propria reinterpretazione artistica, capace di mettere in luce la straordinaria ricchezza armonica e melodica del repertorio del grande Pino!
sabato 10 Aprile, Viscardi on tour
Viscardi è un artista classe 2000 nato a Vico Equense, in provincia di Napoli. Nell’Ottobre del 2024 pubblica il suo primo EP intitolato LADY: il disco, prodotto da Giada De Prisco, si rifà ai grandi classici dell’R&B americano, fondendosi con la lingua napoletana, l’hip hop e il neo soul. Il titolo è un omaggio a “Lady” di D’Angelo, il cui ritornello viene ripreso nella focus track, e in questo EP Viscardi porta tematiche di uguaglianza, fluidità di genere, libertà e riscatto sociale. Il progetto viene segnalato da Billboard Italia, mentre Spotify gli dedica la copertina di Anima R&B. Partecipa come protagonista assoluto alla diciannovesima edizione di X Factor, arrivando al quinto Live e classificandosi dunque al settimo posto, con un incredibile riscontro da parte del pubblico e della critica, per via della sua originalità nel suono e per il modo di tenere il palco. Dopo un percorso fatto di bellissime reinterpretazioni, come quella di Purple Rain di Prince e il medley Yes I Know My Way / Chill è nu buon guaglione di Pino Daniele, ha presentato il singolo SCINNEME ‘A CUOLLO, uno dei singoli più radiofonici e meglio riusciti dell’intera edizione

Teatro Comunale Costantino Parravano, Via Mazzini, Caserta
Botteghino t/ 0823.444051

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