Otgl teatro off: Stagione teatrale 2026/27

Caserta- dal 18 ottobre 2025 al 9 Maggio 2027

 

Comunicato stampa

Direzione artistica: Claudia Buono. Orario spettacoli: sabato ore 20:30, domenica ore 19:30
Programma:
17 e 18 ottobre, OTGL presenta "Il calapranzi" di H. Pinter
Con Gianpiero Laudato e Nicola D’Angelo, regia di Claudia Buono.
Harold Pinter, drammaturgo, regista ed attore teatrale vissuto in epoca contemporanea e considerato uno dei maestri del teatro dell’assurdo
Il calapranzi di Harold Pinter è, prima di tutto, una storia di attesa.
Due uomini, Ben e Gus, sono chiusi in una stanza. Stanno aspettando un ordine. Sappiamo che sono dei sicari e che devono fare un lavoro, ma non sappiamo chi sia la persona che devono uccidere.
Ben e Gus sono molto diversi tra loro. Ben è quello che conosce le regole, che non fa troppe domande e che cerca di mantenere tutto sotto controllo. Gus, invece, è più inquieto. Fa domande, si guarda intorno, comincia a chiedersi perché siano lì e soprattutto chi sia davvero a comandare.
Poi succede qualcosa di strano.
Dalla parete arriva un calapranzi. È come se qualcuno, dall’esterno, potesse comunicare con loro. Ma invece di dare loro informazioni sul lavoro, cominciano ad arrivare richieste di cibo. Richieste sempre più assurde.E loro, incredibilmente, cercano di obbedire.
Ed è qui che il testo comincia a diventare inquietante. Perché dietro queste richieste apparentemente ridicole c’è un potere che non vediamo mai. Qualcuno dà degli ordini e loro sentono di doverli eseguire, anche senza sapere chi sia, dove si trovi e perché lo stiano facendo.
Nel frattempo, tra Ben e Gus qualcosa si rompe. Gus comincia a non accettare più le regole. Ben, invece, cerca di difenderle, quasi come se obbedire fosse l’unico modo che ha per sentirsi al sicuro.
E mentre aspettiamo insieme a loro, capiamo che il vero pericolo forse non è quello che c’è fuori dalla stanza.
Il vero pericolo è il sistema a cui hanno scelto di appartenere.
Pinter ci mette davanti a una domanda molto semplice, ma anche molto scomoda: quanto siamo disposti a obbedire prima di cominciare a farci delle domande? E quando finalmente arriva l’ordine che stavano aspettando, scopriamo che nulla è esattamente come sembrava.
8 novembre, compagnia "Contestualmente teatro" in "Come sono diventato una bestia"
scritto e diretto da Riccardo Pisani con Francesco Rafforio e Riccardo Pisani.
Come sono diventato una bestia è un viaggio nel mondo di Tito. un bambino come tanti. un ragazzo come tanti. un uomo come tanti. cresciuto in un paesino sempre uguale. dove nulla cambia. un microcosmo piccolo borghese. dove indossare una maschera è l’unico modo per sopravvivere. e dove il tuo destino è già scritto. e Tito scalpita. come una bestia in cattività. lottando tutta la vita contro quel senso di inadeguatezza. e contro lo sguardo giudicante di chi non lo capisce. e in Tito cresce un senso di malessere. che sfocia in atteggiamenti violenti e oppositivi. che crescono e mutano insieme a lui. effetto amplificato dalla ritmica stessa del testo. testo che ripercorre la vita di Tito dai tre anni (il suo primo ricordo cosciente) ai trentatré anni (la sua prima consapevolezza profonda). nell’arco narrativo incontriamo Tito in undici scene. undici quadri che immortalano un momento della sua vita. undici cartoline che registrano la temperatura. undici confessioni che ne approfondiscono la conoscenza. un crescendo ritmico, verbale e emozionale. alla fine del quale Tito opterà per un atto di coerenza. sceglierà di rimanere fedele alla sua stessa natura. quella più istintiva. quella più animale. In scena, insieme al protagonista, un secondo attore in maschera da corvo, che dal suo banco regia, guida, direziona e indirizza Tito verso un percorso di omologazione, dal quale Tito cerca costantemente di sottrarsi. il corvo sintetizza tutte quelle funzioni sociali che opprimono l’essere umano, strappandolo alla sua natura per fargli indossare una maschera sociale. Infine il testo è dedicato a due icone musicali diverse per stile, metriche e melodie. ma vicini per sensibilità e capacità di critica sociale. stiamo parlando di Jacques Brel e Sid Vicious, due personalità molto lontane i cui tratti distintivi, però, coesistono nella persona di Tito. infine il testo è volutamente privo di didascalie così da restituirne l’estrema crudezza in maniera efficace.
28 novembre, "Onesti ma non troppo" di e con Paolo Nicolella ed Eufemia Sparaco
L’eterno scontro tra il sogno di una vita e la coscienza che impone un’altra strada.
12 e 13 dicembre, Otgl teatro in "Casa di bambola" di H. Ibsen
Regia di Claudia Buono, con Maria Rita Laudato, Gianpiero Laudato, Ludovica Salernitano, Pasquale Barbato, Fabiomaria Rotoloni, Caterina Altruda .
Scritta da Henrik Ibsen nel 1879, Casa di bambola è uno dei primi testi teatrali a mettere in luce la condizione di subordinazione della donna nella società borghese dell’Ottocento. In questa originale messa in scena, la vicenda viene trasportata negli anni Settanta, un periodo attraversato dalle lotte femministe e dalla profonda messa in discussione dei ruoli tradizionali.
Nora Helmer appare come una moglie moderna, brillante e disinvolta, perfettamente inserita nel modello di felicità familiare del suo tempo. Tuttavia, dietro questa immagine si cela una libertà solo apparente. Il segreto che custodisce – un prestito contratto illegalmente per salvare il marito – rivela il suo coraggio e la sua capacità di agire in autonomia, qualità che il sistema patriarcale in cui vive tende a negarle.
Quando l’equilibrio domestico viene messo in crisi e le reazioni di Torvald mostrano tutta la fragilità di un rapporto fondato su convenzioni e ruoli prestabiliti, Nora è costretta a confrontarsi con una verità scomoda,il modo in cui è sempre stata guardata e definita dagli altri: una "bambola".
Da qui prende avvio un profondo percorso di consapevolezza, che la porta a interrogarsi su sé stessa, sul matrimonio e sul significato dell’essere donna.
Letto attraverso la sensibilità degli anni Settanta, lo spettacolo mette in risalto la forza ancora attuale del testo di Ibsen, trasformando la vicenda di Nora in una riflessione intensa sull’identità, sull’autodeterminazione e sul diritto di esistere come individuo autonomo, oltre i ruoli imposti e oltre ogni epoca.
19 e 20 dicembre, compagnia "Actory art" in "Teresa Sorrentino, la vigilia di Natale" di E. Porta
In scena Valeria De Blasio, regia di Vittoria Sinagoga.
"Teresa Sorrentino La Vigilia di Natale" è una commedia visionaria per una sola attrice, che esplora il percorso emotivo della protagonista durante il giorno della Vigilia di Natale.
La storia si concentra su una protagonista sola in scena, impegnata in un vero e proprio “virtuosismo” teatrale, alle prese con una serie di personaggi che però non appaiono fisicamente sulla scena. Questo espediente scenico crea un mondo visionario e immaginario dove la protagonista interagisce con figure elusive e confronta i propri pensieri e sentimenti più profondi
La Vigilia di Natale diventa così il catalizzatore per un viaggio emotivo, in cui il pubblico scopre le sfumature della sua vita interiore, i ricordi, i desideri e le riflessioni sull’esistenza e sui rapporti interpersonali. L’opera mette in luce la teatralità delle emozioni, combinando introspezione e immaginazione, senza necessitare della presenza reale di altri personaggi
In sintesi, la commedia non racconta episodi familiari tradizionali o una vicenda lineare, ma utilizza la Vigilia di Natale come contesto per un esplorazione psicologica e visionaria della protagonista, facendo emergere il suo percorso emotivo e la complessità dei sentimenti umani
17 gennaio 2027, Teatro dell’osso/Teatro tram in "Micia Nera e i conti pomiglianesi di Imbriani"
Diretto e interpretato da Valeria Impagliazzo e Nello Provenzano e la drammaturgia Nello Provenzano
Quando il sole tramonta, la città si addormenta e le strade si fanno buie, una coppia di burberi ratti,
marito e moglie, esce dal proprio covo fatto di rifiuti ammassati per procacciarsi del cibo. Una volta
fuori però, i due roditori vengono puntualmente minacciati dalla presenza di un gatto randagio, “Micia Nera”. Il felino fa loro credere che avranno salva la vita solo in cambio di qualche ora di divertimento. E così, per sopravvivere, ogni notte, i due scorbutici topi sono costretti a diventare dei menestrelli, dei cantastorie, dei giullari.
31 gennaio, Associazione culturale 30 allora in scena "Tale madre tale figlia" di Laura Forti
Con Rosalisa Di Micco e Nadia Marsano e la partecipazione di Veturia Zanframundo, regia di Vincenzo Russo, Adattamento di Vincenzo Russo e Valeria D'Amore
Tale madre, tale figlia è un viaggio intimo, feroce e sorprendentemente tenero dentro uno dei legami più complessi che esistano: quello tra una madre e una figlia.
In uno spazio quotidiano e apparentemente neutro — un bagno, luogo di verità e di solitudine — si consumano scontri, confessioni, silenzi e rivelazioni. Lucia, una donna che ha sacrificato anni della propria vita per la famiglia, tenta di ricostruire sé stessa. Camilla, sua figlia adolescente, attraversa il caos emotivo della crescita, in bilico tra bisogno d’amore e desiderio di indipendenza.
Due generazioni si fronteggiano, si specchiano, si respingono e si cercano. Tra incomprensioni, ironia, fragilità e rabbia, emerge un dialogo fatto di parole non dette e di urla trattenute troppo a lungo.
Ma è proprio quando tutto sembra esplodere che qualcosa cambia: madre e figlia si riconoscono, finalmente, per ciò che sono davvero. Non più ruoli, ma esseri umani.
Uno spettacolo che racconta con autenticità e intensità il conflitto e la bellezza di un amore che, nonostante tutto, resiste.
NOTA DI REGIA
Desideravo portare in scena Tale madre, tale figlia da molto tempo.
Non solo per la forza del testo di Laura Forti, che affronta con lucidità e delicatezza una tematica estremamente attuale, ma per una visione precisa che continuava a tornarmi in mente: una madre e una figlia, vere, credibili, distanti e allo stesso tempo identiche, incarnate da due età profondamente diverse.
Mettere in scena una giovanissima attrice di tredici anni accanto a un’attrice adulta è stata per me una sfida e un’urgenza artistica. Volevo che quel rapporto non fosse raccontato, ma vissuto. Che il pubblico potesse riconoscere in quelle dinamiche qualcosa di autentico, quasi scomodo, sicuramente necessario.
Prova dopo prova, quella che inizialmente era solo un’immagine mentale ha iniziato a prendere corpo. Ho visto nascere sguardi, silenzi, tensioni vere. Ho visto costruirsi un legame scenico capace di oscillare tra conflitto e amore, tra distanza e bisogno.
L’adattamento realizzato insieme a me e a Valeria D’Amore nasce proprio da questa esigenza: rendere il testo vivo, contemporaneo, vicino. Più diretto, più emotivo, più nostro.
Lo spazio scenico — un bagno — non è una scelta casuale. È il luogo dove ci si spoglia, non solo dei vestiti ma anche delle maschere. Dove si è soli, ma mai davvero. Dove tutto può esplodere, o finalmente liberarsi.
E forse è proprio questo il cuore dello spettacolo: un’esplosione emotiva che non distrugge, ma ricostruisce. Un urlo che non divide, ma unisce.
Perché, alla fine, madre e figlia non sono altro che due solitudini che cercano, disperatamente, di riconoscersi.
21 febbraio, Associazione culturale ca.na.ve in "Adda passa' a' nuttata, spettacolari imprese e ragionevoli dubbi di Sancio Pancia fido scudiero” di e con Angelo Callipo
Questo spettacolo nasce dalla prospettiva di Sancio Pancia.
Sì, certo, Don Chisciotte è tutto, Don Chisciotte è il mito. E Sancio Pancia? Sancio Pancia è il ma, quella particella destinata a porre un limite a ciò che appare immenso. Generoso, onesto, paziente. Una vita all’ombra del suo cavaliere, di quell’eroe che non si è mai avuto il coraggio di essere.
E così, nella mia fantasia, Sancio Pancia si è trasformato in una sorta di balia della memoria, di badante dei ricordi, con l’attenzione e la pedanteria di certe figure di un universo che sembra ormai scomparso… che so un portiere impiccione di condominio, un maestro scorbutico ma paziente… uno insomma che vorrebbe sognare, ma che si aggrappa alla realtà più di ogni altra cosa.
Ed è proprio la ricerca spasmodica della contaminazione tra realtà e sogno, forse la più improbabile di tutte le magie, che rende possibile immaginare un Sancio Pancia nato all’ombra del Vesuvio, l’unico luogo dove ciò che non è può sempre diventare…
Angelo Callipo
7 marzo, Compagnia di teatro indipendente "La margherita" presenta "La mano vincente" da un’idea di Maria Luisa Ventriglia
testo e regia di Alessandro Tebano
21 marzo, Associazione di promozione sociale “Le scimmie” in "Cantanti” ideato e diretto da Carlo Geltrude, scritto da Mario Gelardi
in scena Luigi Bignone e Giuseppe Brunetti. Questo spettacolo è stato selezionato nell’ ambito del festival inventaria, il festival del teatro off di cui otgl teatro è partner
Lo spettacolo si ispira alla vita dei fratelli Brusca, figure emblematiche che dagli anni '80 a oggi hanno scelto di intraprendere la via della collaborazione con la giustizia. Due attori sono i protagonisti in scena, portandoci nel loro percorso di evoluzione, nella crescita umana e professionale, scandagliando le sfumature del privato e del pubblico, del perdono e della colpa. Lo spettacolo si fa portavoce della Legge n. 82 del 15 marzo 1991, un atto legislativo che ha segnato una svolta nella lotta alla mafia. Non si limita a una lettura giuridica, ma ne esplora i termini con uno spirito creativo, interrogandosi sulle contraddizioni e sugli effetti che questa legge ha avuto nel corso degli anni. L'intento non è quello di giudicare, ma di sollevare la questione in modo critico, facendo emergere il contrasto tra la giustizia che tutti chiedono e quella che spesso viene elusa. Non c’è mai un appoggio per le mafie, né una condanna aprioristica per chi ha scelto di collaborare. Lo spettacolo naviga in acque torbide, cercando di restituire la complessità di un fenomeno che ha attraversato la storia del nostro paese, senza dare risposte definitive, ma alimentando interrogativi fondamentali.
10 e 11 aprile, OTGL in una commedia brillante "Nella mia testa c’è un gruppo wa"
Con Maria Rita Laudato, Fulvia Castellano, Caterina Altruda, Ludovica Salernitano e Pasquale Barbato
Commedia degli equivoci con protagonisti di eccezione: Es, Io e Super io.
Aveva ragione Freud e non perché , la protagonista di questa commedia, sia una sua fan ma perché ha talmente chiare le contradizioni che avvengono nella sua testa che le materializza sul palco. Il pubblico, così, vedrà interagire Nadia con due strani personaggi: ES, espressione dei desideri e dei bisogni della persona, senza freni, volgare e chiassoso e SUPER IO, espressione della educazione e delle pressioni della società e della religione, solo dovere e sensi di colpa. Ne scaturisce una commedia degli equivoci nuova, ironica e divertente che vuole far ridere con intelligenza. La protagonista Nadia è cosciente di come Es e Super io si intromettano nella sua vita e guidino le sue azioni e cerca di cavarsela, malgrado tutto, nelle relazioni con una madre troppo presente ed un fratello mai cresciuto.
Dovrà quindi combattere una vera e propria battaglia scaturita nella sua testa e nel frattempo tenere a bada le richieste della mamma e le intemperanze del fratello.
8 e il 9 maggio, Compagnia "A te...istrione" in "Tra clienti e pazzia, ci prova la zia” , scritto e diretto da Veturia Zanframundo
In uno studio legale che è anche casa di famiglia, il giovane apprendista avvocato nasconde un segreto: è fidanzato in gran segreto con la nipote della padrona di casa. Peccato che donna Sofia, ignara di tutto, abbia messo gli occhi proprio su di lui. Tra clienti improbabili ed equivoci a ripetizione, una commedia dove, in tribunale come in amore, niente è mai come sembra.

OTGL teatro-off - Centro Polifunzionale "Silvia Ruotolo" vicolo N. Abbagnano, 6, Caserta (fraz. Tuoro)
Tel :389 - 9411955.

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