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Alla scoperta di Caserta: 

Le Edicole Votive di Caserta (parte 1)

testo e foto di Lorenzo Di Donato

schede tecniche di Sara Di Donato

 

Le edicole votive a Caserta

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È un periodo poco felice per Caserta, sempre in attesa della funzionalità del Museo diocesano nonché di una normalizzazione degli altri servizi pubblici della città che, per una ragione o per un’altra, sono sempre largamente insoddisfacenti. La Reggia, poi, con la sua imponente presenza e magnificenza, ma resa estranea alla città con le nuove limitazioni al traffico, fa apparire Caserta  ancora più culturalmente ed artisticamente povera.
È mia intenzione perciò porre l’attenzione, sia dei casertani che di quanti arrivano in Caserta per turismo o commercio,  sulla preziosa ricchezza che caratterizza ancora oggi le stradine del centro storico e dei numerosi Casali, oggi dette ‘frazioni’, legata alla profonda tradizione religiosa dei nostri padri: l’edicola votiva o sacra - molto spesso denominata semplicemente “a madunnella” qualunque sia l’immagine sacra in essa contenuta, ma anche  “tabernacolo” nel centro Italia e “capitelli” e “santelle” nel nord d’Italia- che protegge l'immagine sacra oggetto di culto sia lungo le strade sia sulle facciate delle case sia nei cortili e nelle campagne.


Una cosa mi preme sottolineare: non si pensi che le edicole votive siano legate solo alla religione cattolica  ed alla tradizione popolare delle nostre regioni o che derivino da quelle etrusche, greche o romane e perciò presenti solo  in occidente. Ho trovato e fotografato edicole  in molti paesi visitati, sia europei che extra europei, anche dove la religione dominante non è la cristiana. L’uomo, da sempre, e qualsiasi religione professi, cerca sempre di affidare la propria sicurezza al soprannaturale. E lo invoca,  ne implora la protezione o lo ringrazia di particolari benefici da esso ricevuto non solo con le preghiere  ma anche onorandolo e ringraziandolo costruendogli un luogo per venerarlo. E non bastandogli il luogo pubblico di adorazione, il Tempio, gli costruisce un piccolo tempio in casa o sulle pareti della propria casa  in modo che il suo rapporto col soprannaturale sia immediato e diretto, non mediato dal sacerdote.
A testimonianza riporto le seguenti foto di edicole votive: la prima (foto 1) é in un crocicchio a Bang Kong; la seconda (foto 2) é nel Tibet  lungo la strada che dall’aeroporto di Lhasa porta alla città; la terza (foto 3) è sull'ingresso di una casa nubiana di un paesino sulla riva sinistra del Nilo e attesta che il padrone della casa é un uomo pio e perciò ha avuto la grazia di potersi recare in visita a la Mecca, in aereo!; la quarta (foto 4) é in Epiro e l'ultima (foto 5) in un ristorante lungo un fiume del Myanmar.


Non è banale il mio desiderio di risvegliare l’interesse dei casertani per le edicole votive perché   -eccettuate quelle che sono ancora oggi oggetto di venerazione, testimoniata dalla presenza di fiori e lumini sulle mensole-  sono in genere dimenticate o trascurate, più spesso ignorate, in quanto, situate per lo più dentro muri o nelle pareti esterne delle case  o nei crocicchi a qualche metro da terra o nei piani superiori, si rendono poco o per nulla visibili a chi percorre  le strade con l’auto od in moto, come sempre più frequentemente avviene, con l’attenzione rivolta necessariamente a superare le difficoltà del traffico.
Come scrive Francesco Nigro nel suo ultimo volume “ I rurece mise”: le edicole affondano le radici nelle tradizioni popolari del mondo rurale e sono una manifestazione della fede popolare. Si tratta di beni culturali che, anche se minori, meritano di essere salvaguardati e conservati, in quanto utile testimonianza della nostra storia e delle nostre tradizioni religiose.
Attualmente molte edicole si trovano in uno stato di incuria. Occorre evitare che aspetti della fede religiosa di un tempo, di usi e costumi scompaiano nel più profondo oblio.


Ritengo che la salvaguardia ed il recupero dei beni culturali non possono limitarsi soltanto alla conservazione delle grandi opere d’arte o delle grandi costruzioni indicative di movimenti artistici del passato o di fasti di grosse casate o di principi e regnanti.


Anche quanto è testimonianza dell’arte e della cultura popolare deve essere protetto e recuperato, altrimenti un ricco e vasto patrimonio della nostra “storia” rischia di scomparire per l’incuria di chi dovrebbe custodirlo o per il disinteresse di quanti potrebbero usufruirne, pur essendo quotidianamente sotto gli occhi di tutti.
Così senz’altro ricche di valenze storiche e segni di identità culturale sono le edicole votive, che sono ancora presenti nel tessuto urbano sulle strutture esterne di palazzi o di abitazioni, dove a volte fanno bella mostra di sé, altre volte sono fortemente degradate e nell’oblio.
Le ho cercate  per il centro storico di Caserta e per i vicoli e le strette strade dei Casali, lasciando l’auto e camminando con gli occhi rivolti ai muri  ed alle pareti delle case, dentro gli androni dei portoni aperti, davanti o accanto alle chiese parrocchiali, nelle piccole piazze e negli slarghi. Spesso sono ritornato più volte in un luogo, in una stradina, nei pressi della chiesa parrocchiale per rivedere un particolare che le prime foto mettevano in evidenza  ed ho notato o scoperto ancora qualche edicola che mi era sfuggita nella prima ricognizione.


È stato un lavoro non facile, ma certamente ripagato dal piacere dello scoprire o riscoprire  le edicole votive e dal constatare quanto c’è di bello anche in luoghi impensabili e quanto sia stata grande la devozione popolare anche in tempi non lontani, quando i vicini si riunivano pregando  davanti ad una di queste edicole votive ed invocavano la protezione del Santo a cui l’edicola era dedicata sia per pura devozione, sia per implorare una grazia, sia ancora per  adempiere un voto per Grazia ricevuta o per sentirsi più sicuri sotto la Sua invocata protezione.
E l’invocazione è quasi sempre confidenziale quando rivolta alla Madonna, perché è da figlio/a a Madre dolcissima, a tu per tu o, meglio, a cuore a cuore:

Oi Maronna quanto sì bella,
che ce faie ‘nta sta cappella.

Tiene l’uocchi lucente e belle,
Ca me parene ddoie stelle.
(ancora da Francesco Nigro: I rurece mise)
E dopo averla così ingraziata, disposta ad ascoltarlo/a,  seguiva la richiesta della protezione o della grazia o il ringraziamento di un dono ricevuto dalla Vergine.

 

Il convulso procedere del tempo, il sorgere di nuovi idoli più accattivanti -proposti dalla pubblicità e dai mass media- che poco lasciano allo spirito ed alla riflessione, il progressivo abbandono delle zone più vecchie del centro storico hanno fatto sì che qualche edicola mostri il passare del tempo, che molte siano ormai abbandonate, trascurate e ormai poco leggibile.

 

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foto 1: Bangkok, Thailandia: edicola buddista

 

foto 2: Tibet: edicola buddista - nel Tibet  lungo la strada che dall’aeroporto di Lhasa porta alla città

 

foto 3: Egitto: edicola dedicata al viaggio alla Mecca - posta all'ingresso di una casa nubiana

 

Foto 4: Grecia: edicola ortodossa - lungo le strade dell'Epiro

 

Foto 5: Birmania: edicola buddista - in un ristorante lungo un fiume del Myanmar

 

 

 




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