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Forestate Festival si apre con "L'uomo nuovo"

Foresta di Tora e Piccilli (CE) - 10 luglio 2026

Articolo e foto di Pia Di Donato


La rassegna di Forestate si apre con uno spettacolo intitolato “L’uomo nuovo”, selezionato dal Campania Teatro Festival di Ruggero Cappuccio, scritto ed in parte diretto dal direttore artistico della rassegna dell'alto casertano, Antonio Maiorino Marrazzo.
Gli spettacoli proposti in precedenza nell’ambito di Forestate ci hanno da sempre offerto riflessione e insieme intrattenimento ed anche questo, messo in scena con gli attori Andrea de Gayzueta e Gennaro Maresca, non ha deluso le aspettative.
Gli attori, uniche presenze in scena, hanno interpretato due figure legate al ventennio fascista, Carmine Senise e Leopoldo Zurlo, in un’azione scenica che presenta diversi piani di lettura.
I due, quasi coetanei (solo 7 anni di differenza) hanno lavorato prima nell'ambito del Regno per poi passare, senza apparenti sussulti e dubbi, a far parte dello stato fascista.
Questo primo livello di lettura lascia perplessi e nasce spontaneo un interrogativo: un funzionario non si domanda che piega sta prendendo l'istituzione per la quale lavora? …Sembra di no, anzi il più giovane, il prefetto e poi vice capo della polizia, Senise, in apparenza aderisce perfettamente all'ideologia pur cercando di preservare il ruolo autonomo della polizia rispetto al regime.
Il più anziano, Zurlo, invece, dopo una carriera nel Ministero dell'Interno, diventa il responsabile dell'Ufficio di Censura Teatrale, lavoro svolto, secondo le fonti storiche esposte direttamente nella messa in scena, senza particolare ferocia. Molti di quelli che ebbero a che fare con lui, ossequiente alle disposizioni del regime, hanno parlato di un atteggiamento quasi di "missione pedagogica" in cui la censura attuata era "suggerita" a mo’ di nota. Il criterio di base non consisteva tanto nell’idea che le opere fossero offensive della morale cattolica o del regime fascista ma perché non in linea con le sue regole estetiche e poetiche.
Notevole il pensiero che viene espresso quasi all'inizio dello spettacolo e che condenso: è inutile una censura "a posteriori" che addirittura rischia di far diventare famosa l'opera, attirando ancor più l’attenzione su di essa e sui suoi contenuti. Meglio intervenire a monte sulle condizioni che favoriscono la nascita delle opere "non omologate" attraverso il taglio delle sovvenzioni, oppure una selezione dei drammaturghi.
Un secondo piano di lettura è il sospetto rapporto omosessuale fra i due che convivevano. Tutti casa e lavoro, non avevano amicizie men che meno femminili. In un regime che mandava al confino per atteggiamenti sospetti, questa situazione lascia perplessi.
Erano così omologati dal punto di vista politico da essere immuni da indagini e persecuzioni?
Sta di fatto che nessuno dei due sarà perseguito a fine guerra…
Un terzo piano di lettura è il tipo di legame che esiste fra i due, in cui l'amicizia ha i contorni di un rapporto ben più profondo. Qui nascono i dubbi e i conflitti, specie di Senise, che teme il biasimo più che la condanna secondo le leggi morali fasciste. E' comunque un rapporto fra due persone colte che non vanno al di là dell'essere "fedeli servitori dello Stato" anche se, la storia lo conferma, non erano feroci applicatori di quella parte delle leggi di loro competenza.
Notevole il lavoro dei soli due attori in scena, che hanno dovuto combattere con un'amplificazione che ha fatto le bizze e che loro hanno ignorato tranquillamente, alzando il tono quando necessario.
In definitiva uno spettacolo che merita di essere rivisto per approfondire meglio l'analisi di queste due controverse ma intriganti figure e del periodo nel quale hanno vissuto.

consulta: Forestàte 2026 "Il paesaggio delle differenze" sesta edizione

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